Vicenza e Palladio, un’architettura a colori
di - pubblicato il 14 Ottobre, 2008 in Mostre
di Elisa Mazzagardi
Impressione tutt’altro che attesa è quella di esser quasi sopraffatti da un forte senso di inferiorità proprio ad una mostra d’arte, eppure è una delle prime sensazioni che ti assalgono al cospetto della grande mostra che ci offre Vicenza nella straordinaria retrospettiva dedicata alla carriera di Palladio.
Una carriera non tutta conclusa nelle splendide architetture che da cinque secoli costituiscono emblema di un gusto senza tempo e tutt’ora attuale, ma che si scopre in questa mostra nei progetti mai realizzati perché incompresi e troppo avanzati per il suo tempo.
Quei progetti che fanno impallidire una persona comune abituata a vivere in città adornata da luoghi pubblici in cartongesso e abusi edilizi e che quindi sanno affascinare e stupire per la straordinaria sintesi tra gusto e finalità pratica.
Una mostra che indaga la nascita di un genio, l’evoluzione di uno stile al servizio della cultura e comunque vivo grazie ad essa stessa. Una riflessione su quanto nel Cinquecento il partecipare della vita culturale potesse rappresentare via di elezione intellettuale ma anche di possibilità sociale.

Figlio di un mugnaio Andrea Palladio nasce a Padova nel 1508 e compare nei documenti all’età di sedici anni come tagliapietra. La grande svolta della sua vita giunge intorno alla seconda metà del 1530 quando l’amicizia con l’umanista GianGiorgio Trissino lo trasforma nel grande architetto del nord Italia promuovendolo presso la grande schiera delle amicizie patrizie e fornendogli spunti intellettuali colti su cui muovere la sua produzione artistica.
In compagnia dell’intellettuale, Andrea di Pietro(questo era il suo nome di battesimo specificato dal patronimico) compie viaggi a Roma alla scoperta delle grandi rovine; ed è lo stesso Trissino che ne conia il sofisticato nome romano Palladio, da Pallade Atena dea della conoscenza.
Insomma una carriera e una vita privata legata indissolubilmente alla cultura di cui Andrea fa sfoggio anche nella scelta dei nomi dei sei figli tutti tratti dalla storia romana.
Questa carriera si dispiega tra i primi progetti per le ville di campagna dell’elitè vicentina: villa Pisani a Bagnolo, villa Saraceno a Finale, villa Poiana a Poiana Maggiore, e il ruolo di attuatore di idee dello stimatissimo esempio,Giulio Romano presente a Vicenza nel 1542, fino a raggiungere autonomia completa alla morte proprio di questi.
Palazzo Chiericati rappresenta lo scalino da compiere per ascendere alle vette della fama e per raggiungere la raffinata committenza veneziana, affascinata dalla summa tra magnificenza monumentale e leggerezza, solida pietra e spazio della luce. Tutti gli anni 60 lo vedono protagonista indiscusso dell’architettura della Serenissima, dal monastero dell’isola di San Giorgio, al Convento della Carità alla facciata di San Francesco della Vigna.
Ma la mostra non si esaurisce nell’esibizione di opere uniche e sconosciute tracciate nei progetti di lavoro sparsi in oltre ottanta musei e biblioteche d’Europa, né nella creazione di trenta modelli tridimensionali che rendono comprensibile anche ai non esperti la portata innovativa della sua architettura, ma nell’esposizione di un pezzo di storia dell’arte e di fruizione.

A corredare la mostra sono quaranta dipinti da Tintoretto a Canaletto a decretare la storia contemporanea e successiva e a metterci negli occhi il modo di guardarlo dei secoli passati.
Una visione di Palladio seppur antica a noi del tutto nuova, una versione a colori di dettagli e particolari. Da affrontare con la stima con cui si guarda non solo un grande artista, ma un esempio di dedizione e umiltà.
"Palladio 500 anni. La grande mostra”,
Vicenza, Palazzo Barbaran da Porto (Contrà Porti 11)
Fino al 6 gennaio 2009
Didascalie immegini in ordine di pubblicazione:
- La Rotonda Modello del Redentore a Venezia
Vicenza, CISA Andrea Palladio
- Canaletto, Capriccio palladiano
Parma, Galleria Nazionale