Un viaggio alla scoperta di Sorano

di Eleonora Giorni // pubblicato il 06 Agosto, 2008

Come promesso eccomi qui per cercare di descrivere a parole la particolare bellezza di un piccolo comune nella provincia di Grosseto, quello di Sorano, che racchiude un eccezionale patrimonio storico, artistico ed ambientale tale da poter essere definito un vero e proprio museo all’aperto. Sorano non solo è un luogo di una bellezza naturale unica, ma è anche un Comune vitale che presenta un’agenda estiva ricca di eventi tra i quali, senza dubbio, estremamente suggestive saranno le rappresentazioni teatrali che si terranno nelle notti del 10 Agosto (“Poesie d'amore e di vita”, con letture di Pablo Neruda) e del 23 Agosto (spettacolo dal poema su “Il ritorno di Rutilio Namanziano”) presso la tomba di Ildebranda (gli spettacoli saranno gratuiti, ma è necessaria al n. 0564/614074 la prenotazione in quanto i posti disponibili potranno essere al massimo 100).

Altrettanto meraviglioso sarà poter visitare la Fortezza degli Orsini in notturna (nei giorni 13 e 18 Agosto) con degustazione di prodotti tipici. Infine, un altro appuntamento nel centro storico del paese sarà la 26° edizione della Mostra Mercato (dal 9 al 17 Agosto).

Fatte queste premesse vorrei, però, procedere per gradi e … quindi “Benvenuti a Sorano”.

Le origini di questo antico borgo sembrano addirittura risalire all’epoca villanoviana. Le prime documentazioni storiche attinenti al centro di Sorano risalgono, però, al III sec. a.C., periodo in cui comincia la conquista romana dell’Etruria. L’età Etrusca ha avuto una ricca vita nella vicina Sovana, terra delle necropoli, mentre l’età romana, a cui risale l’antica Sodertum e dalla quale deriva lo stesso nome di “Sorano”, è rappresentata dalla presenza di spettacolari “colombari” detti anche “colombaie”. Si tratta di enormi buche scavate nel tufo nel primo secolo avanti Cristo che si trovano all’inizio del paese e che si affacciano sul fiume Lente. La loro origine è stata oggetto di più interpretazioni. Secondo la teoria più accreditata, sembra che un tempo servissero come abitazioni per i primitivi ed erano indubbiamente un sicuro rifugio. Sicuramente la loro posizione vicino ad un fiume, boschi e campi pascolati, dà sostanza a questa ipotesi.

Si presuppone poi che questi rifugi siano stati utilizzati dagli etruschi come dimore per morti e poi con l’arrivo dei romani, amanti di colombi viaggiatori, furono adattate per ospitare migliaia di questi pennuti affinché i romani stessi potessero soddisfare il loro divertimento.

All’interno del paese oltre al Masso Leopoldino, una terrazza grandissima da cui si può godere di una vista stupenda , è da visitare anche il vecchio granaio, conosciuto come il “Cortilone”, all’interno del quale per tutto il mese di Agosto sarà allestita l’VIII mostra internazionale di arte contemporanea, diretta dalla Dott.ssa Beatrice Bendarin.

Nel borgo di Sorano sorge la Fortezza degli Orsini, famiglia che giunse al dominio in seguito al matrimonio del 1293 tra Anastasia, data alla luce da Margherita ultima presenza del dominio feudale Aldobrandesco, e Romano Gentile Orsini. Gli Orsini decisero di costruire a Sorano la Fortezza ed essa è stata un luogo di rifugio per loro e mai nessuno è riuscito a conquistarla. Una particolarità di questa struttura, che ha avuto come architetto Antonio Maria Lari, è rappresenta dalla porta di ingresso: estremamente piccola rispetto a tutto il complesso monumentale e questo perché, così, sarebbe potuta passare solo una persona alla volta. Nel caso del nemico, quindi, se fosse riuscito a passare sarebbe stato attaccato subito e coperto da pece. Le mura però non appaiono affatto annerite e questo fa pensare che mai nessuno sia riuscito ad oltrepassare quella porta. Una vera e propria roccaforte, rifugio diligentemente organizzato con due magazzini alle estremità: uno per le scorte per la polvere da sparo, l’altro per il grano. Tutto ciò che serviva alla sopravvivenza era presente, compreso un pozzo all’interno del cortile. Sembra che qui Niccolò IV Orsini venisse sempre solo e si circondasse di concubine.

Ma veniamo ora alle bellezze naturali di Sorano, al suo parco archeologico che copre quasi 70 ettari. La parte più imponente è quella delle necropoli, situata sulle colline a nord del torrente Calesine dove si possono raggiungere, attraverso percorsi di fitta vegetazione, le tombe monumentali: quella di Ildebranda, la tomba ad edicola del Tifone ed l’ultima scoperta, quella dei “Demoni alati”. 

Come tutti sappiamo, nei tempi più antichi gli etruschi credevano ad una qualche forma di sopravvivenza terrena del defunto. Da ciò nasceva l'esigenza, come forma rispettosa di omaggio, di garantirne la sepoltura e di dotarla di richiami al mondo dei viventi. La tomba era quindi realizzata in modo da sembrare la casa del defunto, sia nell'architettura che negli arredi. Assieme al corpo venivano inumati anche i suoi beni più personali e preziosi, vestiti, gioielli, armi, oggetti di uso quotidiano. Il passaggio tra i due mondi era visto come un viaggio che il defunto compiva scortato da spiriti infernali. Tra i più importanti di questi spiriti vi era, per esempio, la dea Vanth dalle grandi ali che regge una torcia.

L’ultima tomba ritrovata a Sovana è, come abbiamo accennato, quella dei “Demoni alati”. Questa tomba, che ancora non può essere visitata perché oggetto di studio da parte della Sovrintendenza, è stata denominata “Tomba dei Demoni alati” perché ci sono più figure “alate”, come, ad esempio, la Dea Vanth che con la sua fiaccola illuminava il percorso del defunto. 

 

Anche se non ci è stato possibile entrare, vi posso anticipare che l’interno di questa tomba è un ritrovamento unico, infatti, la sagoma del corpo del defunto è intatta e la toga realizzata nel tufo presenta ancora i colori rosso e bianco….. Insomma un luogo da vedere appena sarà possibile.

Concludo con un breve cenno al villaggio di Vitozza, denominata la “città di pietra”. Essa è uno dei Principali insediamenti rupestri d’Italia (circa 200 grotte) e conserva i resti delle fortificazioni medievali con il castello Aldobrandesco, la “Chiesaccia” e la Chiesa di S.Angelo. Gli ambienti in grotta di Vitozza sono una testimonianza molto rara su come venissero utilizzati i locali rupestri per viverci, lavorare e svolgere attività di vario genere.

Sperando di aver creato in voi curiosità a sufficienza per andare a visitare questi luoghi, termino il mio intervento ringraziando, in primo luogo il Sindaco di Sorano, Pierandrea Vanni, per la straordinaria accoglienza che ci ha riservato e poi vorrei dire un grazie particolare al Sig. Arturo Comastri, persona di un gentilezza estrema che ha reso la giornata a Sorano una giornata veramente speciale.

 

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