Un mistero svelato dopo 500 anni
di - pubblicato il 29 Luglio, 2008 in Approfondiamo su...
E' stato affidato a Martina, la collaboratrice più giovane ed entusiasta, il compito di varare oggi la rubrica di approfondimento pensata per il 2009, ma i risultati ottenuti stanno rivoluzionando l'intera programmazione di questa realtà editoriale nata in gennaio e che nel solo mese corrente arriverà a pubblicare ben 60 articoli.
Ascolate quindi la nostra "Piccola" ... piccola solo di età!
Vorrei approfittare del prolungamento della mostra in corso alla Galleria Nazionale dell'Umbria sul Pintoricchio per raccontare una storia molto affascinante che riguarda proprio uno dei dipinti esposti e di cui sono venuta a conoscenza al recente Salone del Restauro di Ferrara ad una conferenza organizzata dalla Fondazione Guglielmo Giordano.
L'opera è un frammento di affresco denominato “Bambin Gesù delle mani”.
Da dove deriva questo nome bizzarro?
Il dipinto è stato evidentemente tagliato da un insieme più vasto e questo si evince proprio dalla presenza di varie mani appartenenti a personaggi ormai tagliati fuori scena: un Bambin Gesù benedicente è seduto su di un cuscino, il suo piede destro è accarezzato dolcemente da una mano sicuramente maschile ed è sostenuto da due mani femminili che portano a pensare che il Bambino sia seduto in grembo alla Madonna.
L'opera è ormai di accertata provenienza dagli appartamenti Borgia in Vaticano, affrescati dal Pintoricchio tra il 1492 e il 1494 su commissione di Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia.
Prova di questo ne è la particolare esecuzione tecnica, da pittura su tavola, presente sia all'interno degli Appartamenti che nel frammento, la quale ha permesso al pittore una maggiore rapidità di esecuzione e maggiore disponibilità cromatica. Ma non è stato semplice arrivare a questa certezza. Il mistero nasce da una frase contenuta nelle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani di Gorgio Vasari, all'interno della biografia del Pintoricchio, sia nell'edizione del 1550 che in quella del 1568.

Nella seconda edizione, in particolare, si legge in riferimento agli Appartamenti Borgia: “ Ritrasse sopra la porta d'una camera la Signora Giulia Farnese nel volto d'una nostra Donna, e, nel medesimo quadro la testa d'esso papa Alessandro che l'adora.” L' affermazione in se stessa non risulterebbe di interesse se non fosse noto che la bella Giulia era l'amante prediletta di Alessandro VI, tanto da essere chiamata ironicamente alla corte pontificia “sponsa Christi”.
Noto è anche come, grazie a questa relazione, Giulia sia riuscita a far ottenere al fratello Alessandro Farnese il cappello cardinalizio, permettendogli così di diventare poi Papa Paolo III.
Certo il nome dei Borgia viene sempre associato a delitti, veleni, smodatezza, nepotismo, enorme sete di potere e Alessandro VI additato come esempio massimo di corruzione morale: noti sono i suoi numerosi figli, i più famosi dei quali sono Lucrezia e Cesare. Forse questo può risultare intollerabile a noi contemporanei ma non ci sarebbe da stupirsi così tanto.
Pontefici prima e dopo il Borgia hanno riconosciuto figli illegittimi così come molti cardinali ed era un fatto ormai accettato all'epoca. La vicenda dei Borgia rientra perfettamente in quella delle altre famiglie europee che tra '400 e '500 miravano al soglio pontificio per aumentare la propria influenza.
La condizione della Chiesa all'epoca non era delle più esemplari e il livello di mondanizzazione era scandaloso. Il Papato era considerato un principato come tutti gli altri, con la pessima caratteristica, inoltre, di non essere ereditario. La tensione, i complotti e gli intrighi erano perciò perenni tra le casate più illustri, soprattutto tra le potenti famiglie romane e la lotta era serrata e attuata con qualsiasi mezzo (anche una sorella molto affascinante).

Alla luce di questo, la frase scritta dal Vasari risulta essere comunque molto compromettente e nel corso dei secoli ha suscitato enorme interesse. A ben guardare, però, all'interno degli Appartamenti questa scena NON c'è, non così com'è descritta, e diversi tentativi sono stati fatti di riferire la frase a raffigurazioni presenti. Ma la ricerca non ha portato esiti soddisfacenti perchè nessuna di quelle considerate aveva le caratteristiche necessarie.
Facile dedurne come ne sia risultato che il Vasari si fosse sbagliato.
Da una ricerca più approfondita delle fonti è risultato però che Vasari non è l'unico ad averne parlato.
Una traccia si può trovare nel Diario di Stefano Infessura, funzionario della corte pontificia, in una frase anonima di difficile datazione che ripropone la scena aggiungendo il particolare di un bambino in braccio alla Madonna, ignorato da Vasari e descrive Alessandro VI come inginocchiato.
La testimonianza più interessante risulta però quella di Monsignor Aurelio Recordati inviato del duca di Mantova Francesco IV a Roma. Egli in una lettera al duca del 1612 parla di una Madonna affrescata in quello che era il cubicolo di Alessandro VI ritratta nelle sembianze di Giulia Farnese con Alessandro VI in adorazione.
Il dipinto viene nascosto da una stoffa proprio per il suo contenuto. Al pittore e copista Pietro Facchetti viene ordinato di farne una copia su tela e di inviarla a Mantova.

Dopo questo più nulla e la leggenda diventa quasi una prova della poca attendibilità del Vasari. Finchè nel novembre del 1940 il marchese Giovanni Incisa della Rocchetta, storico dell'arte, non si trova a visitare la casa di una nobildonna mantovana, trovandovi il quadro di Pietro Facchetti.
La raffigurazione risulta a lui subito famigliare e vi riconosce due frammenti d'affresco presenti nella collezione di famiglia, la Collezione Chigi, un Gesù Bambino e una Madonna, chiaramente parte della stessa composizione.
E' una rivelazione!
Da ricerche d'archivio scopre che i due frammenti appartengono alla sua famiglia almeno dal 1693 e che probabilmente sono stati staccati a massello proprio da Alessandro VII, Fabio Chigi, per togliere di mezzo l'odiato Papa Borgia.
Pur esponendo l'intera vicenda in “Ricostruzione d'un Pinturicchio Borgiano”, continua a venir ignorata dagli studiosi la sua indicazione a considerare i due affreschi come parte della scena descritta dalle fonti.
La parola fine a questa vicenda viene scritta dallo studioso Franco Ivan Nucciarelli, professore di iconologia all'Università di Perugia, che nel 2004 rintraccia il Bambin Gesù delle Mani sul mercato antiquario e ne propone l'acquisto al Gruppo Margaritelli.

Affidato alla Fondazione Guglielmo Giordano per lo studio e la divulgazione, il dipinto è stato presentato a Roma nel 2007 a Palazzo Venezia.
La storia di come si è giunti a questa identificazione è esposta interamente nel libro “Pinturicchio. Il Bambin Gesù delle Mani”, Franco Ivan Nucciarelli, Quattroemme editore.
Ma la caccia non è ancora del tutto finita.
Resta ancora da rintracciare la Madonna mancante. Questo frammento rimane per ora l'unico testimone di questa intricata vicenda rinascimentale, per secoli ritenuta una menzogna e forse colui che più ne è uscito riabilitato è proprio Giorgio Vasari: adesso non si può più dire che si era sbagliato!
Bibliografia:
- Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani,
Giorgio Vasari, 1568
- Antonio Spinosa, La saga dei Borgia, 1999
- Catalogo Salone del Restauro, Franco Ivan Nucciarelli,
“Bambin Gesù delle mani. Il Pintoricchio ritrovato”, Marzo 2007
- Pintoricchio-cat.mostra (Perugia-Spello), 2008
- Pintoricchio. Itinerario Romano, Claudia la Malfa, 2008
Didascalie immagini pubblicate:
- logo Pinturicchio
- Pinturicchio, Bambin Gesù delle Mani, 1492,93, Fondazione Guglielmo Giordano
- Città del Vaticano, Appartamenti Borgia, Sala dei Misteri, Pinturicchio,Resurrezione particolare di Alessandro VI
- Dipinto a olio eseguito da Facchetti
- Disegno-ricostruzione di Incisa della Rocchetta