Un inedito Reni a Cortona

di Amici in Visita - pubblicato il 11 Settembre, 2008 in News

di Gian Luigi Zucchini


Nell’ambito della Mostra Mercato Nazionale dell’antiquariato, che si tiene nel Palazzo Vagnotti di Cortona fino al 14 settembre, vengono esposte due opere di Guido Reni, mentre si indicano, in una breve rassegna, le opere di pittori bolognesi del Seicento presenti nel territorio cortonese.
L’interesse per gli artisti emiliani, in particolare bolognesi, di questo periodo non è certo soltanto di questa zona, e quindi non soltanto i collezionisti toscani e la corte granducale di Firenze erano attenti alle opere di questi pittori, ma anche altre ben più importanti corti europee, come quella francese, dove Guido Reni, per esempio, era conosciuto semplicemente come ‘le Guide’ (il Guido), e dove numerosi erano i dipinti che i regnanti di Francia, in particolare Luigi XIV, acquistavano facendoli arrivare da Bologna.

Le due opere esposte a Cortona, appartenenti a collezioni private, rappresentano soggetti frequentemente elaborati dal Reni e dalla sua bottega.

La prima, inedita e riconosciuta opera autentica del maestro, rappresenta “Le lacrime di San Pietro” e fu realizzata tra il 1628 e il 1630, con un’incidenza luministica di grande rilievo, nella quale si muovono con leggerezza i panneggi del manto, mentre la luce sfiora intensamente il volto, il collo e le mani del santo, in un effetto chiaroscurale di memoria caravaggesca, pur tuttavia addolcito e ammorbidito dalla delicatezza formale della figura e dall’atteggiamento fortemente emotivo del volto.

L’altro dipinto rappresenta Maria Maddalena, riconosciuta opera della bottega del Reni dall’esperto sir Denis Mahon e datato all’incirca al 1630. Esso rappresenta una versione più volte ripetuta, identica a quella che si trova ora presso la Galleria d’Arte Antica di Roma a Palazzo Barberini. Di quest’opera si conserva un piccolo bozzetto, presso la chiesa di Santa Maria Maddalena di Bologna, che con molta probabilità fu quello realizzato per la versione collocata ora nel Palazzo Barberini. Sia il presunto bozzetto che l’opera è di un colore teneramente addolcito, e la luce del paesaggio è leggermente più blanda di quella, incisivamente splendente, che si osserva nel dipinto della bottega (dove si intuisce peraltro anche la mano del maestro) ora esposto a Cortona. La santa, così come suggerito dalle disposizioni emanate dal Concilio di Trento, ha un atteggiamento estatico di grande dolcezza. Il suo stato di penitente non è sofferente, ma delineato come un sereno abbandono, a cui arride una speranza soprannaturale.

Le tracce, nel territorio cortonese, dei pittori bolognesi non si fermano tuttavia qui. Nel Museo Diocesano, che sorge proprio di fronte alla Cattedrale, è conservato un grande dipinto di Giuseppe Maria Crespi, detto lo Spagnolo, artista bolognese vissuto tra Sei e Settecento, che ebbe rapporti notevoli anche con la corte di Firenze. Esso rappresenta l’ “Estasi di Santa Margherita da Cortona”, lavoro intenso in cui dall’ombra oscura del fondale (aggravata ulteriormente dalla probabile rintelatura del colore) emergono figure agitate nei vortici di un luminosità chiaroscurale. Del bolognese Gian Gioseffo dal Sole, seguace della tradizione classicista del Reni e soprattutto del Pasinelli, e vissuto anch’egli tra Sei e Settecento, troviamo poi un “Angelo Annunciante” e una “Vergine Annunciata” nella pieve di Sant’Eusebio a Cegliolo, presso Cortona, mentre altri dipinti di bolognesi si possono trovare in città e nel territorio circostante: di Giovan Battista Grati, allievo di Gian Gioseffo dal Sole, si possono vedere una “Madonna con Santa Chiara e Santa Margherita da Cortona” nell’Istituto di Santa Caterina a Cortona, e un “Angelo custode” nella Cattedrale di Cortona; di Giampietro Zanotti un “Cristo al Calvario” nella chiesa di Sant’Antonio Abate e una “Strage degli innocenti” nella chiesa di Santa Margherita, entrambe a Cortona. Di quest’ultima si segnala la citazione ben evidente della famosa ‘Strage degli Innocenti’ del Reni (Pinacoteca di Bologna), di cui molti artisti emiliani subirono l’influsso anche dopo molti decenni dalla scomparsa del maestro, come attesta appunto anche questo quadro, terminato a Bologna nel 1700 ed accompagnato poi dallo stesso artista a Cortona, dove fu ricevuto con “tanti onori e cortesie”.

Gian Luigi Zucchini

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