Un inedito Fellini a Adro
di // pubblicato il 24 Luglio, 2008
Quando si sente parlare di Federico Fellini (Rimini 1920 – Roma 1993) credo che quasi tutti pensino al regista capace di insinuare nei suoi film una squillante tenerezza, una stupita, amara e dolce insieme, malinconia e solo pochi ricordino che era anche un sensibile disegnatore, dal tratto fermo ed incisivo e con l’inconfondibile spirito caustico che lo ha accompagnato sempre.

In effetti, visto che i suoi studi al Liceo Classico non andavano molto bene, comincia anche a guadagnare qualcosa seguendo il suo istinto artistico, così si mette a fare le caricature di alcuni attori per la bacheca del cinematografo del paese. Nel 1937, insieme al pittore Demos Borini, apre la bottega Febos, dove i villeggianti vanno a farsi immortalare in azzeccate caricature.
Con il passare del tempo inizia a collaborare con alcune riviste inviando vignette sino a diventare un collaboratore fisso del settimanale fiorentino “420” e poi del “Marc’Aurelio”: siamo nel 1939 anno nel quale Fellini si trasferisce a Roma con la scusa di iscriversi a giurisprudenza. Comincia a frequentare l’ambiente dell’avanspettacolo e della radio, a scrivere copioni, gag e battute per spettacoli e film vari.
Alla radio conosce Giulietta Masina che interpreta Pallina, un personaggio inventato da lui e che sposa nel 1943. Nel dopoguerra fa l’aiuto regista di Lattuada, dopo essere stato sceneggiatore e ideatore di molte trame cinematografiche e nel 1953 la regia de “I vitelloni” lo rende famoso non solo in Italia.

La mostra “Fellini e la sua musa. Disegni inediti della collezione Liliana Betti” è allestita nelle sale settecentesche del Comune di Adro (Brescia),
le
uniche completamente restaurate (quelle usate come uffici hanno gli affreschi delle pareti ricoperti di bianco!), e in dicembre passerà a Milano, nel Teatro Filodrammatici, la cui direzione promuove, ormai da parecchio tempo, l’arte in genere, per stimolare un dialogo interdisciplinare.
Enrico Ghezzi e Domenico Montalto hanno scelto dai bauli della Betti circa 140 disegni, che Fellini le aveva consegnato, quale promemoria o incitamento al lavoro, durante i venti anni (dal 1960 al 1980) che lei gli ha fatto da segretaria, aiuto, scrittrice, segretaria di produzione e anche autista istituendo con lui una speciale forma di sodalizio professionale e umano. La maggior parte di tutti questi disegni è completamente sconosciuta ed ora, dopo dieci anni dalla morte di Liliana Betti (Nigoline di Cortefranca, Brescia, 1937 – Adro, Brescia, 1998), come omaggio alla sorella, Giuseppe Betti permette la loro esposizione.
Naturalmente la maggioranza dei disegni è in bianco e nero, ma ci sono anche quelli colorati ed il colore che compare di più è una bella sfumatura di un giallo limone vivace e talmente luminoso da rendere il disegno allegro e spontaneamente accogliente.
Domenico Montalto annota che “Federico raffigurò e ritrasse Liliana molte volte nelle scene, nelle sembianze e nelle fogge più divertenti. La Betti raccolse questi fogli durante i venti anni del suo sodalizio professionale con il grande regista, e costituiscono oggi un materiale inedito e straordinariamente significativo. .. Dopo due decenni di avventura comune, le strade di Liliana e di Federico si separarono. … Ma di quell’amicizia e di quella collaborazione restano straordinari documenti. Molti sono già passati agli annali della cinematografia e della cultura. Ma tanti, certamente, rimangono ancora da scoprire. Infatti, se Fellini fu il genio alla luce del sole, o dei riflettori, la Betti fu il genio che restava nell’ombra, la vestale di quella magia, colei che teneva il diario di ciò che avveniva intorno e davanti alla cinepresa, e che - grazie anche a lei – si rivestiva di mistero, di magico, di poesia”. 
Fellini aveva un tratto davvero essenziale e sapeva con poche righe cogliere le caratteristiche della persona che ritraeva e la Betti compare con la faccia tonda, corti capelli ritti in testa e la sigaretta da fumatrice accanita sempre accesa (Fellini odiava il fumo!) in mano o in bocca. La matita non ha esitazioni e corre veloce sul foglio tanto da farmi pensare che ci sia stata una forma di influenza con la famosa Linea di Osvaldo Cavandoli.
La mostra è pervasa da una deliberata spensieratezza e penso sia indispensabile puntualizzare che le frequenti visioni sessuali sono talmente esagerate, e iperboliche da diventare curiosamente paradossali trasformandosi, così, in un atteggiamento onirico, completamente privo di volgarità. Si tratta di una documentazione grafica della graffiante e paradossale ironia che serpeggiava sempre nelle profonde pieghe felliniane.
Il manifesto dell’esposizione mette in evidenza una Liliana-boss che con aria imperiosa prende annotazioni appollaiata sulla testa di un ingrugnato Federico intento a manovrare la cinepresa. Si tratta di un autentico omaggio alle capacità che rendevano la Betti indispensabilmente utile.
“I quasi centocinquanta disegni e disegnini, (così afferma il curatore Enrico Ghezzi nel suo saggio) omaggi o messaggi o fil di fumo spediti o dati a una sua collaboratrice (Liliana Betti, anche se verrebbe voglia qui di deformarla fellininianamente in “Ligliana”), o lasciati immagino su un tavolino e da essa ricuperati, o salvati, non sono meno affascinanti e illuminanti di una trama della trama fantastica dei disegni di quell’autoenciclopedia onirica di Fellini che è il Libro dei sogni”.
Come chicca finale in una saletta laterale viene proiettato in continuazione il breve film (20 minuti) “Diario segreto di Amarcord” ideato e girato dalla stessa Betti, ritrovato per caso dentro i suoi bauli e restaurato apposta per questa mostra. Si tratta di una sottile “presa in giro” dell’atmosfera leggermente sconclusionata che si respirava durante le riprese di quel film, girato da Fellini, tra provini, richieste, imposizioni e fulminee decisioni, magari da rivedere.
Questa esposizione, dedicata ad una personalità importante di Adro, intende anche promuovere un’immagine nuova della Franciacorta e in altre parole una realtà sicuramente legata non solo alla tradizione e all’eccellenza eno-gastrnomica, ma anche alle moderne attività culturali in modo da fare convergere lì un turismo capace di apprezzare tutto questo notevole bagaglio di eccellenze.
Come corollario alla visita della mostra sono state organizzate visite alle cantine del territorio, proiezioni dei film di Federico Fellini, interessanti itinerari culturali e, naturalmente, eno-gastronomici: vale quindi la pena andare lì, visitare la mostra, meglio se dopo essersi preparati guardando il catalogo di Edizioni Skira, e girare per gustare i bei paesini dei dintorni.