Un granduca e il suo ritrattista

di Cinzia Colzi // pubblicato il 17 Febbraio, 2007

Quando uno storico dell?arte si accinge a progettare una mostra monografica, di norma il suo primo compito è la scelta attenta delle opere più adatte a presentare l?artista nella luce migliore. Se poi chi cura la mostra ha dedicato molti anni allo studio dell?artista, la volontà di farne apprezzare le qualità diventa un punto d?onore. In questo senso la mostra attuale è un caso anomalo e del tutto eccezionale. Infatti, si tratta di ricostruire l?esposizione organizzata nel 1678 per volontà del granduca Cosimo III in onore del ritrattista della corte medicea Giusto Suttermans. Il curatore odierno, dovendo accettare quelle fatte trecentoventotto anni fa, si trova quindi sgravato dalle responsabilità della scelta. Il suo compito è un altro: quello di illuminare non solo il profilo del pittore poco noto al grande pubblico, ma di farlo attraverso la lente della personalità e del gusto dell?illustre storiografo Filippo Baldinucci, responsabile per la scelta originale. La ricostruzione è rilevante visto che ventidue dei trentaquattro dipinti selezionati nel 1678 sono stati rintracciati e s?impone all?interesse per la rarità di allestimenti simili nel Seicento. L?iniziativa assume un valore particolare perché la mostra secentesca viene ricostruita nel palazzo che la ospitò tre secoli fa, anche se non proprio nell?ambiente ?originale? che si trovava al secondo piano, nell?appartamento del cardinal Leopoldo de? Medici, oggi impossibile da riutilizzare a causa delle modifiche apportate nel tempo alla distribuzione logistica. La Sala Bianca consente comunque di riproporre la mostra in un contesto analogo (?).
Sono parole di Lisa Goldenberg Stoppato a cui va il particolarissimo ringraziamento per averci regalato qualcosa di unico ed irripetibile perché solo il suo straordinario lavoro e gli archivi fiorentini hanno permesso di vivere l?esperienza di ammirare a Palazzo Pitti proprio le stesse opere oggetto della prima mostra realizzata a tale scopo? come se una? macchina del tempo ci catapultasse indietro di 328 anni.

Ed è proprio Filippo Baldinucci, nella sua biografia di Giusto Suttermans, la primaria fonte di notizie certe: (?) Volendo la clemenza del serenissimo granduca Cosimo III mostrare a Giusto alcun nuovo segno di stima? del suo valore e di gradimento di sua lunga e lodevole servitù, comandò, che nel real palazzo dé Pitti, il salone, che servì per l?udienza del serenissimo cardinale Leopoldo, si dedicasse tutto all?opere di Giusto: ed avendo fatto far raccolta d?una gran quantità di esse, fra altre che si trovavano in diverse stanze, volle in esso salone fossero collocate, per farne un?intera e grande galleria: concetto veramente mobilissimo, toltone il tanto rinomato ritratto di Galileo Galilei, del quale facemmo latra volta menzione, a cui fece dar luogo nella stanza della real galleria, chiamata la Tribuna; (?) e quivi si conservano i preziosi tesori di pittura e scultura, di che è ricca questa serenissima casa: e ciò, credo io, per far vedere agli occhi degli eruditi in un tempo stesso due stupendi miracoli della natura, nella persona? di colui che quivi si rappresenta al vivo, e anche dell?arte della pittura di Giusto. Dacchè tal cosa ebbe suo effetto, visse monsù Giusto tre anni, (?) godendo il frutto delle sue fatiche nel possedimento d?un ben radicato amore verso di sé di tutta la serenissima casa(?).

La notizia della realizzazione di una sala tutta allestita con quadri del Suttermans, trova conferma in un quaderno della Guardaroba generale, l?ente che amministrava i beni mobili del granduca, che ricorda sei ritratti di mano del pittore fiammingo inviati il 28 febbraio 1678 al guardarobiere di Palazzo Pitti, Diacinto Maria Marmi, per la ?stanza de? quadri di Giusto Sutterman? nell?appartamento del defunto cardinale. Esiste un?ulteriore traccia dei preparativi per la mostra in onore di Giusto Suttermans. Si tratta di una nota manoscritta che censisce le opere disponibili per l?allestimento, compilata probabilmente da Baldinucci e conservata alla Biblioteca Nazionale di Firenze nella raccolta di Notizie di vite e opere di diversi pittori, donata da Anton Francesco Marmi nel 1731. La nota, illustrata da due schizzi con quadri disposti su una parete, elenca trentanove dipinti, raggruppandoli per luogo di collocazione, tra cui cinque dei quadri rammentati nel documento del 1678. ?
Ancora più utile per la ricostruzione della mostra allestita nel 1678 è l?inventario di Palazzo Pitti stilato dieci anni più tardi, all?inizio del 1688, e conservato all?Archivio di Stato di Firenze. L?inventario ricorda in un appartamento al secondo piano, ?nella terza stanza che segue con finestra e porta sul ballatoio?, quattro dei sei ritratti inviati nel 1678 dalla Guardaroba generale alla reggia, altri ventiquattro dipinti esplicitamente attribuiti a ?Giusto Suttermanni? fra cui il ritratto di Charles I Stuart con la moglie Henriette Marie de Bourbon, eseguito da un seguace di Antonie Van Dyck e, secondo un inedito documento, ritoccato da Suttermans nel 1675.
Ben ventidue di questi dipinti sono stati identificati. Esposti ne troverete venti perché assenti, ma presenti in catalogo, il ritratto di Valdemar Kristian di Danimarcadella Galleria Palatina, in prestito alla mostra Specchio del Tempo a Rouen, e quello di Mattias de? Medici, già nella collezione Crespi, di cui mancano notizie sull?ubicazione attuale. Per i rimanenti dodici dipinti, dispersi forse nei rivolgimenti dell?arredo del palazzo che seguirono l?arrivo a Firenze di Pietro Leopoldo di Lorena nel 1765, vengono presentate brevi schede, nella speranza che possano essere utili per un ritrovamento futuro.?
Il Granduca, come scrive Baldinucci, oltre ad aver creato la prima ?intera e grande galleria?, sentì sicuramente il desiderio di celebrare la riunione della famiglia, lui, il bambino solitario durante tutta l?infanzia (il fratello Francesco Maria nato dopo diciotto anni, non crebbe con Cosimo, ma con i suoi figli) e altrettanto solo doveva sentirsi nel maggio del 1670 quando a 28 anni succedette sul trono al padre soprattutto dopo la morte dell?ultimo zio, il cardinale Leopoldo.
Fino al 22 ottobre, dunque, una buonissima occasione per tornare a Firenze con questa mostra che potrebbe sembrare ?di nicchia? e che invece radicherà il vostro presente proprio affondando le radici in un passato lontano ma che, l?arte, ancora una volta, ci rende così fruibile ponendoci come di fronte ad uno specchio.
Ricordo la chiusura del lunedì, la prenotazione a Firenze Musei per i gruppi scolastici è gratuita ed obbligatoria ed è previsto un servizio didattico sempre su prenotazione.

(pubblicato Terra di Toscana luglio 2006 e riportato sul blog in data odierna)

 

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