Un’altra bellezza. Francesco Furini
di - pubblicato il 24 Dicembre, 2007 in Mostre
Perché?
Perché abbiamo dovuto attentere il 21 dicembre 2007 per una mostra dedicata a Francesco Furini?
Dopo venti anni dall?esposizione di Palazzo Strozzi, dove?fu presentata l?intera civiltà figurativa del Seicento fiorentino,?Mina Gregori,?curatrice di quell’evento, offre una minuziosa?rivalutazione storica dell?opera di Francesco Furini,?del sistema figurativo e culturale in cui il pittore operò. La curatrice,?coadiuvata da Rodolfo Maffeis (responsabile di un?apposita campagna di studi condotta negli ultimi anni all?interno del Dipartimento di Storia dell?Arte dell?Università di Firenze, in collaborazione con un comitato scientifico internazionale) propone?la riunificazione e lo studio comparato di un corpus d?opere da secoli disperso, ma, soprattutto,?il?riscatto qualitativo del filone più caratterizzante?della pittura fiorentina seicentesca.?
A colui che,?in 43 anni di vita, fu pittore, letterato, accademico e uomo di chiesa,?Palazzo Pitti dedica (nelle sale del Museo degli Argenti fino al 26 aprile 2008) un?percorso spettacolare e suggestivo attraverso trentotto?dipinti e sedici disegni, secondo un nitido impianto monografico, in sette sezioni organizzate in sequenza cronologica ma anche, fin dove possibile, tematicamente omogenee per una nuova analisi degli aspetti scenici e drammaturgici, di quella particolare produzione?poetica, anche di carattere licenzioso,?del?rapporto che Furini ebbe con Leonardo (di cui possedeva un codice manoscritto del Trattato della Pittura), di quel?suo particolarissimo?gusto esportato oltre i?confini del granducato di Toscana e fuori d?Italia, in particolare alle corti dell?Europa centrale.
La scelta di allestire la mostra al pianterreno di Palazzo Pitti (furono?le sale?di rappresentanza del quartiere di residenza estivo dei Medici)?è stata operata perché,?nel salone principale, una parete é affrescata dal Furini (fra il 1639 e il 1642)?per volere del granduca Ferdinando II de? Medici, e spartita in due lunettoni raffiguranti L?Accademia platonica di Careggi e L?allegoria della morte di Lorenzo il Magnifico.
Il percorso prevede la presenza di un nucleo consistente di disegni preparatori per tale impresa parietale, atti a testimoniare non solo le concordanze e le varianti con l?affresco, ma anche lo straordinario livello raggiunto dall’artista?nella pratica del disegno, così centrale nella tradizione fiorentina.
Ancora una volta, un grande progetto,?fortunatamente?accolto, e fatto proprio, con entusiasmo dall?Ente Cassa di Risparmio di Firenze, principale promotore dell?evento (e prestatore di tre opere), insieme al?Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, il Museo degli Argenti, Firenze Musei, l’Università degli Studi di Firenze e la Fondazione di Studi di Storia dell’Arte ?Roberto Longhi?.
Certamente Furini é stato penalizzato da riserve di ordine moralistico sul suo doppio ruolo di sacerdote e pittore di nudi, soprattutto femminili e, oggi, verrebbe quasi voglia di definire “scoperta” (anzichè riscoperta) parlando della grandissima pittura fiorentina del Seicento inspiegabilmente non entrata nella consapevolezza e sensibilità degli appassionati. I curatori hanno?ben evidenziato?i vertici qualitativi raggiunti da questo straordinario protagonista, presente in tutti i musei più importanti, ma “sconosciuto” dal grande pubblico.
Come dichiara Cristina Acidini, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino ?la mostra indaga e mette in luce la complessità dell?arte del Furini e le sue relazioni con la cultura e la società contemporanee attraverso una ricostruzione rigorosamente filologica della sua vicenda umana ed artistica. Importante è anche il contributo scientifico dato dalla sistemazione della cronologia e del corpus delle opere, grazie a nuovi dati d?archivio, e dalla definizione della tipologia della committenza dell?artista?.?
Per dare il massimo risalto alla qualità del catalogo del Furini?sono state selezionate le opere di maggiore rilevanza storica, corredate di riscontri documentari e di?critica consolidata, e,?nel caso della coesistenza di repliche autografe,?quelle nelle migliori condizioni di conservazione.
Il?criterio di selettività ha portato?alla quasi totale esclusione di prestiti da collezioni private, privilegiando musei?italiani e stranieri di primo piano (il Prado di Madrid, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, l?Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, l?Hermitage State Museum di San Pietroburgo, lo Szépm?vészeti Muzeum di Budapest, il Museo de Arte di Ponce di Portorico),?che, con i prestigiosi prestatori?italiani, hanno tutti aderito con eccezionale consenso, permettendo di avere in mostra tutte le opere richieste.
Nello specifico,?la sezione introduttiva, all’ingresso, presenta?una sola grande opera: l’Aurora e Cefalo, capolavoro del pittore ventunenne.
La prima sezione è?intitolata ?La Giovinezza: anni ?20” e ?mostra?la prima opera firmata: l?ottagono raffigurante il Ritorno dalla fuga in Egitto(ritrovato nei depositi delle gallerie fiorentine, restaurato e visibile?per la prima volta) e il?giovanile Autoritratto?che presenta fisicamente il pittore al pubblico (anche quest?opera è stata restaurata in occasione della mostra). A seguire la Santa Caterina d?Alessandria (attribuita per lungo tempo ad Artemisia Gentileschi) e un dittico di Annunciazione (anche quest’opera esposta al pubblico per la prima volta).?Troverete poi?le opere più formate, come Pittura e Poesia, l’idillio pastorale Aci e Galatea, il tumultuoso Venere piange la morte di Adone che mescola studi dai marmi antichi e suggestioni artemisiesche e?l?Allegoria nuziale Salviati-Medici (esposto?anche il?disegno preparatorio?e il?bozzetto). Il dipinto venne eseguito in occasione delle nozze fra il duca Jacopo Salviati e Veronica Cybo nel 1628 (a cui seguì?il delitto ordito dalla Cybo ai danni dell?amante del duca, la ventenne Caterina Canacci, a cui la nobildonna fece tagliare la testa la notte di capodanno del 1633 mandandola in dono al marito in un cesto di biancheria la mattina successiva).
La seconda sezione,?cuore della mostra,?è intitolata: ?I grandi quadri da stanza: 1630-1633? con i?dipinti di grandi dimensioni a soggetto biblico e mitologico (eseguiti per il ricco banchiere Agnolo Galli, per don Lorenzo de? Medici e Giovan Carlo de? Medici, cui il Furini dovette la celebrità... ai suoi tempi!!!).
La terza sezione:??Gli Affreschi?? si riferisce alle pitture murali del Furini sulla parete orientale del salone principale.
La quarta sezione:??Disegni e Bozzetti???fra cui troverete?i fogli fra i più belli e seducenti di tutto il Seicento italiano.
“Prete Pittore? é la quinta sezione relativa?alla ?vocazione? che portò?Furini a prendere i?voti nel 1633.
Qui vi attendono?opere meno note, ma estremamente?significative per definire?completamente il?personaggio storico, mentre, la sesta sezione, comprende opere raffiguranti mezzibusti e allegorie femminili, quadri a soggetto biblico e profano, tutti cronologicamente riferibili alla seconda metà degli anni trenta e, per?la delicata e introversa modulazione degli ?affetti? in questi dipinti,?é stata?intitolata ?Intimità: anni ?30?.
La settima e ultima sezione è dedicata alle opere comprese?dall’iniizio degli anni quaranta e il 1646, anno della sua morte e,?per l?accentazione barocca più spettacolare di queste tele rispetto alle precedenti, é stata intitolata:??Esibizione: anni ?40?.
Esposte: Maddalena penitente a figura intera, Maddalena?penitente a figura intera,?San Sebastiano, Agar e l?Angelo,?La moglie di Lot,? Semiramide, Sansone e Dalila.
Le accelerazioni emotive e dinamiche delle tele turbate di questo periodo sono portate al limite estremo nel caso della coppia di dipinti raffiguranti La cacciata di Adamo ed Eva e Lot e le figlie? lasciati incompiuti dal pittore che morì improvvisamente?mentre li stava dipingendo. Destinati al duca Salviati,?chiudono l’evento espositivo?con le contraddizioni e il fascino del loro ?non-finito?.?
L’incompiutezza,?quasi brutale, pone l’attenzione sulla fine dell’esistenza di un così straordinario interprete?del?nostro Seicento figurativo e oggi é possibile leggerlo in tutta la?sua ?diversa bellezza?.
Un pubblico grazie alla Professoressa Mina Gregori per questo straordinario regalo di Natale e per la lezione privata,?a conferenza stampa finita, microfoni e telecamere spente, gentilmente concessa.
Le ho chiesto se potevo riportare la sua affermazione “questa é la mostra più bella che abbia mai fatto” e aggiungo, se leggerete il catalogo (edito da Mandragora) ?prima della visita, scoprirete qualcosa di incredibile.. impensabile..?sì, proprio un’altra bellezza!