Un Giotto inedito agli Uffizi di Firenze
di // pubblicato il 10 Giugno, 2008
Prorogata all'8 dicembre 2008
di Daniela Vannini
Lo conosciamo tutti per la “pecora”, la “O” e il Campanile, ma soprattutto per aver stabilito la pittura italiana e occidentale tra la fine del XIII secolo e i primi decenni di quello successivo.
Oggi, lo scopriamo nell’inedito frammento di un dipinto su tavola della Fondazione Cini di Venezia raffigurante Due Apostoli in mostra a L’eredità di Giotto. Arte a Firenze 1340-1375 appena inaugurata al piano nobile degli Uffizi nel capoluogo toscano e che, insieme all’altra mostra dedicata a Giovanni da Milano allestita nella Galleria dell’Accademia - della quale si parla ampiamente nell’articolo uscito ieri – offre una sorprendente carrellata della pittura fiorentina sviluppatasi intorno alla metà del Trecento.
Le due mostre, che si integrano mirabilmente, fanno parte del programma espositivo Un anno ad Arte 2008 – giunto alla sua terza edizione – promosso dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, dalla Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino con Firenze Musei e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
La rassegna - curata da Angelo Tartuferi e diretta da Antonio Natali – presenta, per la prima volta, un resoconto della produzione artistica fiorentina dopo la morte di Giotto, il grande innovatore che ha segnato un prima e un dopo nell’arte pittorica in secolo, quello del Trecento, molto fecondo dove forse troppi erano gli artisti, troppi i capolavori di cui si vorrebbe sapere tutto, ma non sempre è possibile.

Grazie agli studi filologici di relatori e curatori e all’armonia espositiva, questa mostra ci offre l’occasione unica di conoscere questi personaggi ad uno ad uno, con il supporto dispensato dal prezioso catalogo della Giunti Editore. Certamente, non può tralasciare la generosità dei prestatori, anche se non sono mancati i rifiuti, come ha sottolineato Antonio Natali.
Un Giotto inedito, ritrovato, ma anche un Giotto tramandato quello che riemerge dalle 60 opere esposte, tra pitture, sculture, miniature, reliquiari e arti applicate firmate da artisti poco conosciuti e a torto lasciati nel dimenticatoio dai manuali di storia dell’arte per troppo tempo, e che questa mostra vuole far conoscere.
Sotto il segno di Giotto. Potrebbe essere un sottotitolo calzante per questo percorso artistico di straordinaria ricchezza popolato di personaggi che dell’arte giottiana si sono nutriti. Ciascuno, a modo suo, ne esalta una peculiarità, un tratto, una tecnica, una movenza senza mai cedere alla sterile imitazione sullo scorcio di una Firenze divisa fra guelfi e ghibellini e terribilmente devastata dalla Peste Nera del 1348.
Tra gli scultori incontriamo Andrea Pisano, Alberto Arsoli e il maestro dell’Annunciazione di San Cassiano. Per la pittura, Taddeo e Agnolo Gaddi, Bernardo Daddi di cui vale la pena ammirare anche l’affresco alla Madonna della Misericordia del 1342 conservato nella Sala dei Capitani nel Museo del Bigello. E ancora, Maso di Banco, più ortodosso e letterale nella sua interpretazione del linguaggio grottesco, i fratelli Orcagna con una visione più accademica, Stefano, nipote di Giotto che insiste sull’elemento naturalistico, e Giottino, erede storico e morale del maestro che fa da ponte tra Giotto e la prima generazione dei suoi eredi.
Due i pezzi forti dell’esposizione, come ho già in parte annunciato prima: la tavola frammentaria dei Due Apostoli, la cui attribuzione a Giotto la dobbiamo a Miklòs Boskovits, docente di arte medievale all’università di Firenze.
L’altro, invece, è un grande ritorno. Il Polittico di Giotto, realizzato in origine per l’altare della Cappella Peruzzi in Santa Croce a Firenze nel 1315, poi ricomposto nel 1947 e oggi conservato nel North Carolina Museum of Art a Raleigh, negli Stati Uniti e dopo settecento anni torna per l’occasione nella patria natia.
A questo magnifico oggetto l’onore di aprire il percorso espositivo che, nella prima sala, ben fotografa la situazione della pittura prima dell’eredità di Giotto, proponendo le sue ultime opere.
Sintetico ed esemplare l’allestimento creato nelle stanze che si affacciano sul cortile vasariano che come un involucro abbraccia e traspone gli oggetti in uno spazio a se stante, esaltandone la bellezza e grandiosità, la raffinatezza e la solennità con deboli fasci di luce che illuminano ogni pezzo racchiuso in teche di cristallo. Colpisce anche la raffinatezza e la minuzia della Beata Umiltà di Andrea Di Cione, detto Orcagna. 
Rapisce lo sguardo e parla direttamente all’anima la splendida Madonna col Bambino di Grottino affiancata da otto angeli e due santi datata intorno al 1356.
Che dire poi di fronte magnificenza della scultura enorme della Madonna con Bambino di Maestro dell’Annunciazione di San Cassiano che troneggia nella seconda sala.
Suggestivo anche il linguaggio dei corpi e la sacralità dell’atmosfera evocata dal Sacramento dell’Eucarestia di Maso di Banco.
Per dirlo con le parole di Mina Gregori, questa mostra “vuole far capire che cos’è il Trecento” e io aggiungo per amarlo ancor di più.
La mostra è visitabile alla Galleria degli Uffizi fino al 2 novembre 2008.
Per maggiori informazioni consultare il sito: www.ereditadigiotto2008.it
Daniela Vannini
Didaascalie immagini:
- Giotto di Maestro Stefano, detto Giottino (doc.nel 1368-69)
Compianto sul Cristo morto 1357-59circa,Tavol 195x134cm
Firenze, Galleria degli Uffizi inv. 1890 n.454
- Giotto di Bondone (Firenze 1267 circa-1337)
Cristo benedicente fra san Giovanni Evangelista, la Vergine, san Giovanni Battista e san Francesco d’Assisi 1310-1315
Polittico: Tavole, 105,7 x 250,2 cm (misure complessive); 66,7 x 49 cm (elemento centrale); 62,3 x 42 cm (i laterali).
Raleigh (U.S.A.), North Carolina Museum of Art, Kress Collection, inv. n. 60.17.7
- Bottega di Giotto (Firenze 1265 circa-1337)
Due apostoli 1325-1337 Tavola, 42,5 x 32 cm
Venezia, Fondazione Giorgio Cini
- Giotto di Maestro Stefano, detto Giottino (doc. nel 1368-69)
Madonna col Bambino in trono fra angeli e i santi Giovanni Battista e Benedetto 1356 circa Affresco staccato; 250x141cm
Firenze, Galleria dell’Accademia
- Maestro dell’Annunciazione di San Cassiano (attivo primo-secondo quarto del Trecento)
Madonna col Bambino Secondo decennio del Trecento Legno policromato, 192 x 70 x 45 cm
Siena, Collezione Salini
- Andrea di Cione, detto Orcagna (Firenze 1315/20-1368 circa)
Beata Umiltà sesto decennio del Trecento Marmo, patinato a calce, 154 x 55 x 20 cm
Firenze, chiesa di San Michele a San Salvi