Trilogia tragica
di // pubblicato il 31 Luglio, 2008
“Molte sono le cose misteriose. Nessuna misteriosa più dell'uomo. (...) Ha insegnato a se stesso la parola e il pensiero veloce come il vento ed i sensi del vivere civile, ha insegnato a fuggire i cieli aperti e il rigore dei climi inospitali e i colpi trafiggenti delle piogge, l'uomo armato di tutte le risorse. Disarmato non va contro il futuro. Solo alla morte egli scampo non troverà, eppure contro mali immedicabili ha trovato rimedio. Ma quest'essere grande che possiede genio inventivo, oltre ogni speranza ora si rivolge al male ed ora al bene. Chi rispetta le leggi della patria e il giurato diritto degli dei quest'uomo è il cittadino di uno Stato che egli stesso è servito ad innalzare; ma l'uomo che si fa compagno il male per gusto temerario, è un senza patria. L'uomo che vuole agire in questo modo, mi stia sempre lontano dalla casa e dal cuore.”
Coro da Antigone di Sofocle
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Tutte le volte che leggo un testo teatrale della Grecia antica, mi trovo sempre a stupirmi. Forse la mia mente ancora non riesce ad abituarsi a considerare parole del V secolo a.C. come parole proprie. In ogni epoca, in ogni momento storico, esse risultano, infatti, terribilmente attuali. Dico terribilmente perché personalmente questo provoca nel mio animo anche un certo sconcerto. I testi dei grandi tragediografi greci possono raccontarci molto della loro epoca, ma molto di più hanno la capacità di descrivere e analizzare finemente attraverso il mito, non solo sentimenti e azioni dell'animo umano, ma anche l'essenza stessa dell'esistenza.
La forza espressiva di Eschilo e Sofocle ha dato voce al progetto teatrale Linea Gotica-Una trilogia tragica: I Persiani, Sette contro Tebe, Antigone, ideato e diretto da Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni e prodotto dall'associazione culturale Archivio Zeta.
Le tragedie sono state rappresentate all'interno del Cimitero Militare Germanico del Passo della Futa, sull'Appennino tosco-emiliano, lungo il quale si snodava la tristemente famosa Linea Gotica, costruita nel 1944 per bloccare l'avanzata degli alleati verso Nord. 
Il Cimitero, il più grande sacrario di vittime tedesche in Italia, oltre ad essere luogo di memoria è diventato così teatro della tragedia universale della guerra e del dopoguerra attraverso tre spettacoli differenti ma uniti in una linea di pensiero unitaria.
I Persiani di Eschilo, ambientato sulla tomba di Dario il grande, dopo la sconfitta a Salamina (480 a.C.) dell'Impero Persiano, riguarda per la prima volta un fatto della storia reale, non del mito, e per la prima volta la vittoria greca viene vista dalla parte del vinto: una riflessione sulla sofferenza universale dell'uomo, sullo scontro tra civiltà differenti...non stiamo forse vivendo questo stesso scontro ora, nel nostro 2008 d.C.?
Nelle note di regia si legge: “Il cimitero ci è sembrato subito il palcoscenico naturale per rappresentare questo testo: davanti alle infinite lapidi e allo spazio vuoto che si dilata a perdita d’occhio si avvertono immediatamente i segni della guerra, il prezzo altissimo della barbarie e l’infinito dolore che ogni vita interrotta porta con sé. Fare di questa spirale di terra il luogo in cui si pronunciano questi versi antichi ma ancora presenti ci riporta alle parole lucide e scarne di Cesare Pavese: ‘…ogni guerra è guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede ragione.’.”

Guerra civile è quella di Sette contro Tebe, incentrato sul contrasto fratricida tra Eteocle e Polinice per il dominio sulla città di Tebe, terminato con l'inevitabile fine di tutti e due. Infine Antigone di Sofocle, prosecuzione del dramma precedente. Solo la forza dell'amore di Antigone per il fratello Polinice si oppone all'insensato decreto del tiranno Creonte che ne vieta la sepoltura poichè è morto combattendo contro Tebe. Ma le leggi non scritte degli dei, tra le quali quella di onorare i defunti, non possono essere superate dalle leggi degli uomini. Anche se Antigone viene condannata a morte per il fratello che tenta di seppellire, peggiore sorte avrà Creonte.
E' questa tragedia di incredibile drammaticità rappresentata in un luogo come questo dove è sepolto l'amico diventato poi nemico. Per la sua grande valenza culturale il progetto ha ricevuto l'Alto Patronato dei Presidenti della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano.

Per quanto mi riguarda assistere ad uno di questi spettacoli è stato come perdersi nel tempo. Recitato al tramonto, in un luogo così significativo, circondato dalle colline, attraverso la fisicità degli attori e le linee dure delle pietre e degli angoli ricercati per “inquadrare” le diverse scene, faceva quasi pensare che la tragicità dell'azione unita alla tragedia ricordata nelle lapidi dei defunti si fondessero con la natura circostante, creando come una spirale estranea al tempo, quasi una ripresa della spirale concretamente costruita nel Cimitero, creando la percezione che quello veniva rappresentato fosse effettivamente un dramma universale, moderno per l'ambientazione ma antico nella sua essenza.
Consiglio, perciò, di non perdere il prossimo lavoro della compagnia, Prometeo Incatenato di Eschilo, proposto dal 2 al 17 agosto al Sasso di San Zanobi.
La colpa di Prometeo agli occhi degli altri dei è quella di aver rubato il fuoco per donarlo agli uomini e di averli quindi fatti diventare autonomi. Per questo viene incatenato ad una rupe e condannato a soffrire in eterno. Il centro dell'analisi è il contrasto tra natura e scienza, tra primitività ed evoluzione attraverso le tecniche e la ricerca.

Un progetto che tocca i punti quantomai scottanti del nostro rapporto con la scienza e la tecnologia e con i problemi etici e morali che a questo rapporto sono collegati. I posti sono a disponibilità limitata e su prenotazione.
Per informazioni e prenotazioni:
www.archiviozeta.eu