Trento Longaretti a Follonica
di // pubblicato il 18 Gennaio, 2008
La Civica Pinacoteca Amedeo Modigliani di Follonica, fino al 27 gennaio 2008 presenta una mostra antologica dedica a Trento Longaretti in un viaggio lungo settanta anni, attraverso quaranta opere di un Pittore di grande spessore: la pennellata è corposa, densa, carica di colore.
La stesura dell’olio è piena, con ampie campiture che riprendono i colori terrosi, ma anche i rossi e i blu dove i colori della sofferenza che lasciano spazio alla speranza.
Tutto il percorso di un maestro della pittura del Novecento capace di alimentare il suo tratto distanziandosi dalla tradizione classica aulica e con personaggi che mostrano taciturne fatiche e sofferenze esistenziali, le sorti di un’umanità vagabonda, errante, alla ricerca di un destino più decoroso.
Viandanti, musicisti, bambini e zingari custodi di arti arcaiche in quella costante riflessione della condizione umana.
L’indefinito appare dalla camminata stanca, espressa da pennellate che definiscono tratti somatici, vesti povere e fondali mistici, avvolgono i personaggi, attori inconsapevoli del teatro della vita.
Nel suo saggio in catalogo, Paola Artoni fa notare come la Longaretti trovi "... sorprendenti parallelismi con alcuni esiti di Schiele e persino di Van Gogh, come pure avvertiamo altre vicinanze alle esperienze della Secessione, sul filo delle influenze ispirate a Klimt, se è vero che in alcune opere recenti, raccolte sotto il titolo di Humana Pictura, si vedono fondali sfaccettati, declinati su una scelta monocroma, quasi emblemi di mosaici dipinti”.

La Parigi di Cézanne, Modigliani e dei pittori russi è alle origini della sua opera, mentre con Chagall ha condiviso la stessa percezione del magico e del fantastico, scardinando i parametri di spazio e di tempo in nome dell’immaginazione.
Più volte è stato definito ‘ebraismo immaginario’ perché, quello di Longaretti, non è un patrimonio culturale non di nascita o di appartenenza, ma di vicinanza ideale e l’ebreo è figura dipinta con allusioni letterarie (con riferimenti ai protagonisti dei romanzi di Joseph Roth) che diviene simbolo dell’esistenza umana inteso come l'errante per eccellenza, costretto a lasciare casa e terra a causa delle persecuzioni.
I suoi personaggi vagano alla ricerca del sublime che potrebbe "non essere qui" e vengono rappresentati con semplicità attenta proprio per quei destini di umanità mesta e dolente.
Le opere più recenti ci rivelano, nelle cromie, zona d'ombra in esse contenute.
Davvero un'ottima occasione per venire in zona anche in inverno.
L'immagine pubblicata è stata scattata alla cerimonia di inaugurazione: da sinistra, il Direttore Sabatelli, il Maestro Longaretti, l’Assessore alla Cultura Sabrina Gaglianone e la curatrice della mostra Maria Chiara Valacchi