Tra utopia e realtà: va in scena Eurasia al Mart di Rovereto

di Amici in Visita - pubblicato il 29 Giugno, 2008 in Mostre

di Daniela Vannini

E’ una città utopica, ma non è l’Eldorado. E’ una realtà dove l’artista è nomade e la sua lingua è quella del multiculturalismo. Un luogo dove le culture s’incontrano e si sovrappongono. Anzi, un ipotetico lembo di terra che unisce Asia ed Europa. Ecco il mondo di “Eurasia. Dissolvenze geografiche dell’arte” in mostra dal 28 giugno fino al 16 novembre 2008 e raccontato da oltre cinquanta artisti nelle sale asettiche del Mart. Un evento che apre una copiosa stagione di ricerca artistica che vede il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto protagonista di altre quattro mostre: la “Raccolta Telamoni”,Il Trittico del ‘900”, “Germania contemporanea” e “Qualcosa di giallo” sulle quali tornerò a parlarvi nei prossimi articoli.

In concomitanza con la settima edizione di MANIFESTA, la biennale itinerante dell’arte contemporanea, che quest’anno ha scelto come sede proprio il Trentino, il Mart sfodera tra l’ampio ventaglio espositivo, un percorso davvero originale – curato da Achille Bonito Oliva - che parte da una rilettura dell’opera di Joseph Beuys “Eurasia Siberian Symphony 1963” (1966), oggi parte della collezione permanente del MoMa di New York. L’artista tedesco che ha realizzato un’utopia geografica, ma anche artistica in cui occidente e oriente confluiscono, i confini si dissolvono e ogni differenza tra uomo e uomo si supera per abbracciare un’arte totale, inclusiva che insieme a un nuovo umanesimo e alla responsabilità etica costituiscono i pilastri della sua opera. Dove misticismo orientale e razionalismo occidentale convivono. Inaugurando, quindi, un’arte che recupera un’attenzione alla realtà e un forte senso etico. Le sue opere diventano, così, ‘sculture sociali’ capaci di parlare alla coscienza del pubblico.

A questa prerogativa tendono, pure, le istallazioni di molti giovani artisti qui esposte che con la sua opera si confrontano in un dialogo costante e fecondo che lascia alla fantasia dell’osservatore il compito di interpretarne il messaggio.

L’Eurasia proposta da Achille Bonito Oliva, curatore della mostra, attraversa il mondo in lungo e in largo passando dal Sud Africa con l’opera di Mandla Reuter, al Giappone (Chiharu Shiota), all’Albania con la videoproiezione Temporary Shelter Centre (Centro di Permanenza Temporanea) 2007 di Adrian Paci e approdando in Trentino con Flu Game di Stefano Cagol, un’enorme groviglio fatto di polimeri e spurghi industriali, materiali inquinanti che risveglia in chi l’osserva una consapevolezza ecologica profetizzando le drammatiche conseguenze dell’inquinamento atmosferico.

Al centro dell'esposizione c’è Eurasienstab, il video di Beuys proiettato come cuore pulsante che lega gli oggetti presenti degli altri artisti in una temporalità attiva che cerca intese e scambi. Ed è proprio la mappa di Alighiero Boetti a disegnare una geografia fantastica che intreccia nel colore la dissolvenza geografica dei confini nelle forme dell'arte.

“Il termine dissolvenza - spiega Oliva - fa riferimento alla tecnica cinematografica con cui un'immagine si dissolve nell'altra. La dissolvenza è il momento in cui due immagini diverse si incrociano e sovrappongono, creando un universo in cui la figura diventa indecifrabile. Un momento che può essere disorientante, ma che è anche un passaggio fondamentale”. L’arte scopre, quindi, con Beuys e suoi eredi la sua vocazione sociale e diventa strumento per scuotere le coscienze, si fa portatrice di temi del nostro tempo come le guerre di religione, il terrorismo, l’inquinamento. Per farlo, questi artisti usano i materiali più disparati: cemento, legno, ottone, rame, vetro, rottami e così via. Oppure semplicemente vecchie finestre impilate una sull’altra in una improbabile torre di Babele. In mezzo una sedia con dei vetri rotti. E’ la His Chair di Chiharu Shiota. Qui, gli elementi ci sono tutti per creare una dissolvenza: la struttura circolare che rimanda alla continuità, allo scorrimento, l’assenza di muri o pareti alla coesistenza, la finestra allo sconfinamento e il vetro rotto alla lacerazione che il recupero dell’identità comporta.

Questa mostra vuole evocare, nel segno della coesistenza delle differenze, un nuovo mondo in cui non è il soggetto che prevale ma l’umanità. Non più una visione distaccata dell’arte, ma vicina alla realtà attraverso la stratificazione di linguaggi diversi.

Molti ci avevano provato prima. Kandinskij con il suo viaggio lungo 800 chilometri che da Mosca lo ha portato nella regione dei Komi, punto di convergenza tra il cristianesimo e sciamanismo asiatico. Poi, Chagall che ha tratto ispirazione dalle culture tribali della steppa asiatica per cercare nuovi linguaggi pittorici. Dopo, nella seconda metà del ‘900, Gutai, Fluxus, Living Theatre, e singoli artisti, Cage, Klein, Sugimoto, Kusama, Nagasawa, Boetti.

Nell’arte contemporanea, è, però, Beuys a dar vita a un vero e proprio Manifesto dell’arte totale d nella città utopica di Eurasia da cui questa singolare esposizione trae ispirazione.

Per maggiori informazioni:
MartRovereto 
www.mart.trento.it
Catalogo Skira
Daniela Vannini

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