Suggestioni e geometrie astratte nella trilogia espositiva del Centro Pecci

di Amici in Visita // pubblicato il 25 Giugno, 2008

di Daniela Vannini

Stravaganti giochi di colori, geometrie astratte, simboli e immagini per raccontare il tempo in cui viviamo.
Sono questi in sintesi i presupposti da cui muovono le tre esposizioni inaugurate dal centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, in occasione del ventennale della sua nascita, e promosse da Regione Toscana e Comune di Prato, con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Nelle sale espositive fino al 3 agosto si può visitare la nuova collezione FATTO BENE! a cura di Marco Bazzini, che fa dialogare importanti nomi dell’arte internazionale. Unica bussola in questo navigare fatto di segni e linguaggi differenti: sono le suggestioni che queste opere sanno produrre. Percezioni e illusioni ottiche si rincorrono e si sovrappongono per gridare a gran voce che “l’arte è sempre contemporanea e una luce colorata sta negli occhi di chi la vive”.

La medesima luce la ritroviamo nel Sigillo di Salomone di Maurizio Nannucci che segna l’incipit della mostra e conversa con il nero dell’Ombra di Paolo Canevari. Allo stesso modo la corporalità dell’uomo resa in maniera irripetibile da Daniel Spoerri ed evocata dal Primo Piano di Hermann Nitsch si confronta con la pittura selvaggia di Julian Schnabel.
Tra le opere in mostra: quelle di Lucio Fontana, Marco Gastini, Isabella Gherardi, David Tremlett, Jan Fabre, Michelangelo Pistoletto, Anish Kapoor, Luca Andreoni, Panamarenko, Shao Yinong e Mu Chen, solo per citarne alcuni. Uno spazio particolare è dedicato alla documentazione video Che cos’è il fascismo ((1971) di Fabio Mauri che spiega “Questo l’antefatto di Che cos’è il fascismo…che è un sogno didattico, dove i distanti conflittuali, ebrei e fascisti ad esempio, sono accostati pacificamente con l’apparente normalità del sogno, pronti a tramutarsi in incubo, inclini intimamente a una significazione simbolica più esatta e complessa della loro mansuetudine apparente”.

Interattivo e dinamico è Observatorium. La mostra site specific di Paolo Parisi allestita per l’area Lounge/Project Room a piano terra e curata da Stefano Pezzato interagisce per assonanze geometriche con l’istallazione permanente di Sol LeWitt, Wall Drawing #736 Rectangles of Color (1993).
Qui, tutto è giocato fra il dentro e il fuori, a cominciare dall’abitacolo fatto di fogli di cartone dalle cui cavità intagliate il visitatore può sperimentare possibili punti di vista. Cambiano le prospettive, gli scorci e ogni cosa sembra ribaltarsi, come un rilievo orografico invertito dove il vuoto prende il posto del pieno. Una sorta di mappa topografica che disegna la superficie interna dell’involucro. L’osservatore sperimenta dalle panchine di LeWitt il rincorrersi di lastre rosse fluorescenti che deformano il reale. Il contesto urbano assume una dimensione surreale che varia a seconda delle condizioni atmosferiche. A questo tuffo nel rosso che investe non solo ogni oggetto presente nella sala, ma anche ciò che sta “fuori”, rispondono le sinuose onde d’argento prodotte da Parisi sulla base di tracciati cartografici che seguono l’andamento della parete. E sempre partendo dal dato geografico, Parisi mette in scena l’atto stesso della pittura nel Wall Painting compiendo un ribaltamento tra superficie e sfondo. Il retro diventa visibile e si confonde con la parte esterna riproponendo l’eterno dualismo platonico dell’essere e dell’apparire.

Ma questa mostra vuole essere qualcosa di più. Vuole portare il “segno del Maggio” nel milieu artistico di Prato, segno mirabilmente sintetizzato dalla scultura scenica e dai figurini di fili di ferro, ottone e stoffa di Fausto Melotti insieme ai bozzetti di Giulio Paolini esposti fino al 6 luglio 2008. L’intento è chiaro: mettere in evidenza il legame tra il Maggio e gli artisti e pittori del ‘900 fin dal suo debutto nel lontano 1933.

Altra sorpresa di questa trilogia espositiva è la presentazione di “Morgana”, una scultura singolare di Isabella Gherardi destinata alla città di Prato, che raffigura una rocca da tintoria in cui passato e futuro confluiscono. Il prototipo donato dalla Fondazione Targetti entra, così, a far parte della collezione del museo.

Questa collezione appena aperta al pubblico segna anche un momento di transizione per il Centro Pecci che sarà protagonista di grandi cambiamenti in vista di un importante progetto di ampliamento firmato da Maurice Nio, durante il quale la mostra migrerà all’estero per poi rientrare in patria nel 2010 quando sarà inaugurato il nuovo Centro.

E per restare in tema di ricorrenze, il Centro Pecci festeggia insieme al proprio ventennale, anche i sessant’anni dalla firma della Dichiarazione universale dei Diritti Umani e i quaranta dalla morte di Robert F. Kennedy, con lo spettacolo teatrale tratto dal libro Speak the Truth to Power di Kerry Kennedy - che si preannuncia ricco di forti emozioni – curata dal celebre drammaturgo cileno Ariel Dorfman in programma sabato 12 (prima mondiale) e domenica 13 luglio 2008 ore 21,30 presso il teatro del Centro per l’arte contemporanea Pecci.

Per informazioni: www.centropecci.it
info@centropecci.it

Daniela Vannini


Didascalie immagini

- Manifesto della mostra: "Fatto Bene"
- Maurizio Nannucci Sigillo di Salomone, 1992-2003
  Neon Collezione Centro per l'arte Contemporanea Luigi Pecci
  Deposito della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato
- Mario Merz La spirale appare, 1990 Fascine, giornali, vetro, tubi al neon, piastrine di ferro e tubi metallici
  Collezione Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci

 

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