Spigolature dal Fondo Ojetti
di // pubblicato il 05 Novembre, 2008
Spigolature dal Fondo Ojetti, la manifestazione espositiva presente fino al 22 novembre al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, è dedicata all’illustrazione delle fotografie eseguite per la rivista d’arte Dedalo, un altro sorprendente patrimonio appartenente al Gabinetto Fotografico della Soprintendenza, conservato e gestito dalla direttrice Marilena Tamassia e dal suo staff. 
La mostra è rivolta alla illustrazione delle foto pubblicate in differenti anni nella rivista Dedalo:creata nel 1920 da Ugo Ojetti - scrittore, conoscitore e appassionate d’arte - il periodico, rappresentava un avvenimento di grande importanza nel panorama culturale e artistico italiano del tempo; lo scopo è quello di rivolgere la rivista ad un ampio pubblico per divulgare il più possibile la conoscenza sul mondo dell’arte.
L’ideatore della rivista da subito si mostra come un precursore, un critico che esprime una sensibilità assoluta e particolare per la comunicazione oltre che un profondo interesse per l’arte contemporanea.
Gli anni di uscita della rivista si collocano dal 1920 al 1933 ed in questi anni la rivista è diventata occasione di incontro e dibattito tra critici, intellettuali, artisti e letterati del calibro di Berenson, Marangoni, Jahier, Maraini, Bianchi Bandinelli e molti altri, che si impegnarono nella promozione dell’arte contemporanea senza dimenticare la conservazione di quella antica.
Ojetti scrive: “pur conoscendo le cause sociali e politiche di questo esilio e decadenza dell’arte, noi sosteniamo che per farla risorgere e per ricollocarla in onore, bisogna intanto cominciare a mettere sotto gli occhi del pubblico, con riproduzioni nitide e abbondanti, seguite da commenti chiari e sicuri, gli esempi antichi e nostri, non per un chiuso esercizio di erudizione, come finora si è fatto in Italia, ma per un pratico scopo di trarne ammaestramento ad altre opere e fiducia di noi stessi”.
Le illustrazioni costituiscono parte integrante del linguaggio espressivo di Dedalo, che si fondava essenzialmente sulle fotografie, molto belle, di semplice lettura, nitide e curate; quello che si può notare è l’attenzione alla comunicazione, si voleva arrivare a conquistare e coinvolgere il pubblico attraverso la semplicità e la chiarezza delle immagini: in questo anticipando di almeno un secolo valori che si sono poi definitivamente affermati.
La rivista si presentava in fascicoli di grande formato, sottili e maneggevoli, che si caratterizzavano per la ricchezza e la bellezza delle illustrazioni, molte delle quali a piena pagina, in bianco e nero e alcune anche a colori; praticamente tutte accompagnate da testi brevi scritti con linguaggio chiaro e conciso e stampati a due colonne a caratteri grandi e ben in neretto sul fondo giallo della carta patinata: la veste ben curata riflette le esigenze di razionalità e chiarezza del critico.
Nell’agosto del 1943 il Soprintendente Giovanni Poggi scrive ad Ugo Ojetti: “ Accludo al presente elenco degli 848 negativi fotografici che gentilmente avete, a suo tempo, offerto in omaggio a questa Soprintendenza. Rinnovo frattanto i miei sentiti ringraziamenti e aggiungo cordiali saluti.” 
Una citazione riportata dalla lettera di Giovanni Poggi al suo amico Ugo Ojetti per ringraziarlo della generosa donazione di oltre ottocento negativi, frutto del lavoro svolto dalla rivista da lui creata.
Sono più di 400 le fotografie provenienti da Dedalo, che ovviamente non sono l’intera fototeca ma una nutrita serie di negativi, le restanti immagini donate provengo da altri libri scritti sempre dal critico negli stessi anni, il quale fu aiutato nella realizzazione da Luigi Dami e Nello Tarchiani: l’Atlante di storia dell’arte Italiana, in due volumi, Il Giardino Italiano, e il terzo libro La pittura Italiana del sei e settecento.
Queste immagini ci permettono un percorso che evidenzi le principali caratteristiche della filosofia di Ugo Ojetti,e con questo percorso si può offrire una valida campionatura dei temi trattati nella rivista.
La mostra si apre con le fotografie appartenenti al secondo fascicolo di Dedalo, che sono le illustrazioni di un articolo di Pietro Jahier sull’arte alpina; le arti minori rappresentano uno dei temi fondamentali di Dedalo. 
Per ogni epoca, dall’antico al Rinascimento fino al Sei e Settecento, chi sfoglia la rivista incontra articoli dedicati a tessuti, ricami, stoffe, maioliche, porcellane, terrecotte, libri, mobili, arte del giardino, poi, oggetti maggiormente legati alle necessità quotidiane come scaldini, bussole, giocattoli, arredi e arte navale.
Uno degli scopi della rivista è di presentare al pubblico le più importanti collezioni d’arte private e in mostra abbiamo fotografie di collezioni fiorentine quali la collezione Cecconi e quella Corsini.
Altro filo conduttore degli articoli di Dedalo è l’interesse per l’arte contemporanea e per quei pittori e quegli scultori che propugnavano un ritorno all’ordine classico: tra questi Victor Hammer, amico di Berenson e di Placci e le opere dei pittori René Piot e Giuseppe Ricci.
Ad accompagnare la mostra, anche un catalogo, ideato dalla direttrice della mostra e pubblicato da Sillabe, nel quale possiamo ritrovare una selezione di immagini intesa a semplificare la fototeca attinente a Dedalo, e nel quale possiamo ritrovare ulteriori chiarimenti sulla vita di Ojetti e della sua rivista, ed inoltre possiamo leggere per colmare la nostra curiosità riguardo gli argomenti trattati dalla stessa rivista nel corso degli anni in cui veniva pubblicata e gli altri libri di cui sopra abbiamo accennato scritti dallo stesso Ojetti.