Solomeo e il Teatro Cucinelli

di Amici in Visita // pubblicato il 16 Settembre, 2008

di Flavia Molinari

Non c’è che dire: Brunello Cucinelli è riuscito a raggiungere un risultato davvero interessante nel restaurare il Borgo di Solomeo, un paesino umbro, poco distante da Perugia, dove è nata sua moglie e dove ha installato la sua fabbrica. Il paese era ormai in quasi totale stato di abbandono e, quindi, di degrado quando, nel 1985 Cucinelli acquista il Castello trecentesco di Solomeo e, dopo svariati interventi di restauro, riesce a installare tra quelle possenti mura la sua fabbrica.

Detta così sembra una rovina madornale, invece la soluzione è davvero ammirabile: ci sono le belle e grosse travi che sorreggono il soffitto, le macchine si mescolano bene con i possenti muri, quasi fossero delle sculture avveniristiche, i rotoli di fili di cashmere dei giusti e riconoscibilissimi colori Brunello Cucinelli (Castel Rigone, Perugia 1953) spiccano allineati su simpatiche scaffalature in legno contro il bianco muro che evidenzia piacevolmente tutto.

Dalle belle finestre si vedono degli scorci sul paesino che sicuramente conciliano con il mondo, visto che dappertutto lì si percepisce una tranquilla serenità. I bianchi tavoli, sui quali vengono rifiniti e controllati i vari capi in cashmere, hanno un giusto contrasto con il pavimento in cotto e si vedono con piacere delle donne impegnate nell’ormai inconsueto lavoro di rammendatrice.

Per quanto riguarda il borgo si deve riconoscere che è tornato agli antichi splendori, le case hanno i variegati muri in pietra grigia puliti e ben saldati per terra, simpaticamente mossi grazie alle differenti dimensioni di ogni loro pezzo. Gli archi che sottolineano le porte di ingresso delle abitazioni e le numerose finestre danno vita, come spesso succede, a un simpatico intreccio che sembra creato da una intelligente volontà estetica. E la pavimentazione di Piazza della Pace con quel bel disegno cadenzato costituisce una giusta cornice per le costruzioni retrostanti.

La storia di questo paesino, situato sulla strada che univa, probabilmente già in epoca romana, Perugia a Chiusi, comincia alla fine del XII secolo, quando gli uomini, che erano impegnati nella bonifica della pianura a Nord di questo territorio, decisero di creare lì la loro base operativa, base che venne ultimata nella prima metà del XIII secolo. Nel 1361 il borgo è costituito da un “casamentum”, dodici “domus”, due casalini, dalla chiesa di San Bartolomeo e da un palazzo il cui proprietario, Meo Johannis Cole, nel 1391 appoggiò sicuramente l’idea di fortificare queste abitazioni. Meo viene nominato, nel verbale del consiglio cittadino dell’epoca, quale committente del fortilizio, tanto è vero che questa costruzione si erge proprio a ridosso del suo palazzo.

Risale solo al 1430 il primo documento nel quale viene indicato Solomeo non più come “villa” ma come “castrum” ed è nel XVI secolo che, a causa dell’aumento demografico, cominciano a essere costruite delle nuove abitazioni, iniziando, così, a occupare dei terreni fuori dalle mura castrensi. Però è solo dopo il 1729 che tutto il territorio, posto a ridosso dell’intera cinta situata a sud-est del fortilizio, viene occupato dalle case.

Per quanto riguarda la chiesa di San Bartolomeo occorre ricordare che fu edificata una prima volta tra la fine del XII secolo e la metà di quello successivo assieme al primo nucleo di abitazioni. Man mano, però, cadde in degrado a tal punto da essere ridotta quasi a rudere. Nel 1740 la popolazione decide, come è successo in moltissime parti d’Italia, di costruirne una nuova sulle rovine della precedente, naturalmente seguendo i canoni estetici del momento. Devo confessare che le chiese di questo tipo, un pochino troppo elaborate, piene di ori e di fronzoli, non mi mandano in visibilio, anche se, obbiettivamente, capisco benissimo che in quell’epoca una chiesa non poteva che essere ridondante perché solo così si poteva fare finta di raccontare il mondo del momento con l’intenzione di strabiliare tutte le persone che entravano in quel luogo sacro.

Come per il resto del paese, anche qui l’intervento di Cucinelli è servito a fare tornare la chiesa, di nuovo in stato di abbandono, completamente a posto, nel pieno del suo fulgore e penso che questo sia stato per lui un segnale tangibile di quanto i suoi desideri di aiutare a creare una maggiore spiritualità negli uomini contemporanei si stiano man mano realizzando.

E ora è arrivata la costruzione del Foro delle Arti che “è il luogo dove Arte e Spiritualità vorrei, dice testualmente Cucinelli, s’incontrassero senza barriere né limiti ideologici. Fondamento del sogno che ha nutrito questo mio progetto, oggi divenuto realtà, è l’apprezzamento della Qualità Umana, come momento centrale di un ideale vissuto”.

Anche qui è necessario ricordare che Brunello, figlio di contadini, ricorda ancora quando era piccolino e il padre, dopo avere abbandonato la vita contadina per andare a fare l’operaio, tornava a casa la sera spesso imbronciato e triste chiedendosi cosa aveva mai fatto a Dio per venire offeso sul lavoro. Da qui la promessa a se stesso di creare qualcosa di spiritualmente costruttivo e importante per aiutare l’umanità degli individui.

Decide di comprare il Castello di Solomeo anche perché scopre che al suo posto era stato deciso di costruire 40 appartamenti e, a questo punto, decide di impegnare il 25% degli utili dell’azienda da lui creata lì dentro per realizzare la promessa fattasi da bambino. E il Foro delle Arti, costituito dal Teatro, dall’Ippodromo (di circa 500 posti), da un Ginnasio e dall’Accademia, è il risultato finale. Con l’obiettivo di “proteggere tutti quei valori umanistici, oggi spesso obliati se non minacciati, senza i quali perderemmo noi stessi”.

Cosi il Teatro Cucinelli è stato costruito inseguendo l’idea che l’Umanesimo è stato lo spartiacque tra l’antico e il moderno, quindi nel costruirlo sono state interamente imitate le rinascimentali forme palladiane invece di fare qualcosa di diverso, di nuovo esteticamente intrigante e unico, magari urlante all’inadeguatezza del mondo culturale che spesso si trova attorno a noi.

Lo spettacolo inaugurale “Il Bosco degli Spiriti” è stato pensato e diretto, come sempre in maniera magistrale, da Luca Ronconi su testi di Cesare Mazzonis e musiche (Interessanti per alcuni interventi davvero africani) di Ludovico Einaudi. Lo spettacolo nasce, apposta per soddisfare i progetti fatti per questo teatro, dalla fusione di due romanzi brevi dello scrittore nigeriano Amos Tutuola dove la favola quasi mitologica convive con la cronaca che diventa un racconto addirittura picaresco.

Gli evidenti riferimenti all’antico, dati delle strane maschere attonite e inespressive, l’uso di attori esclusivamente uomini anche per le parti femminili vogliono essere un evidente ammonimento alla civiltà dei nostri giorni ormai incapace di essere specchio di una bella e pulita creatività.

Naturalmente questo spettacolo di ricerca vuole stimolare e rendere più percettibile, in ogni persona che lo vede, la spiritualità che è, spesso, profondamente affossata dentro di lui. Questo teatro da ottobre entra nel circuito umbro e tutte le rappresentazioni che vi verranno fatte saranno degli spettacoli che diventeranno un vero e proprio laboratorio di idee.

Insomma tutto il Foro delle Arti deve diventare un luogo per creare novità culturali che stimolino i sentimenti, un luogo di concentrazione individuale che alla fine però conduca a incoraggiare gli importanti e necessari scambi tra le persone.

  Flavia Molinari 

 

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