Sironi metafisico

di Cinzia Colzi // pubblicato il 03 Aprile, 2007




Se avete perduto Goya e la tradizione italiana, non fatevi sfuggire la prima mostra italiana su Sironi Metafisico, fino al prossimo 15 luglio alla Fondazione Magnani Rocca.
Abbandonando le abitudini del fine settimana, mettetevi tranquillamente in viaggio con la certezza di vivere una nuova straordinaria esperienza.
A distinguere la programmazione della Fondazione di Mamiano di Traversetolo, presso Parma,qualità ed eleganza delle proposte espositive inserite in un contesto unico dove, le collezioni permanenti della villa (che fu di Luigi Magnani, annoverano opere da Tiziano, a Tiepolo, Dürer, Van Dick, Canova, Goya, Gentile da Fabriano, Filippo Lippi e poi: Monet, Cézanne, de Staël sino alla grande raccolta di Morandi e di artisti del Novecento italiano) sono al centro di un parco secolare che permette di passeggiare a fianco di una coppia di pavoni nei percorsi del giardino all'italiana o a quello all'inglese e sosta nell'elegante ristorante delle barchesse.

Tornando alla Mostra si evidenzia come l'opera di Mario Sironi venga raramente messa in relazione con la pittura metafisica quando invece, al periodo metafisico, dobbiamo alcuni dei suoi dipinti più straordinari e una splendida serie di disegni e, a partire da quel momento, la componente metafisica rivestì un'importanza fondamentale nello sviluppo della sua arte e del suo universo di immagini lungo tutto l'arco degli anni Venti e dei primi Trenta, fino a una breve stagione "neometafisica" negli anni della seconda guerra mondiale. A differenza di Carrà, in Sironi temi ed elementi metafisici appaiono già in diverse opere futuriste: un dipinto come L?Atelier delle Meraviglie (Milano, Pinacoteca di Brera), ad esempio, pone una congerie di elementi meccanici e "moderni" non nel febbrile dinamismo di una città industriale ma nell?atmosfera immota e sospesa di una stanza, versione attuale e industriale delle Camere incantate; mentre La Ballerina (Milano, Civiche Raccolte d'Arte), soggetto di tradizione futurista, ed eseguita nella tecnica anche futurista del collage, si trasforma in un automa meccanico, in un manichino, soggetto metafisico par excellence Al 1919 viene assegnata, allo stato attuale degli studi, la fase più propriamente metafisica di Sironi, quella in cui l'artista medita quasi esclusivamente sul tema del manichino, in alcuni dipinti quali La Lampada (Milano, Pinacoteca di Brera, collezione Jesi) e in moltissimi disegni; manichino al quale spesso si affianca il cavallo (Il Cavallo bianco, collezione Mattioli, attualmente a Venezia, Peggy Guggenheim Collection) o la natura morta, questa a volte soggetto autonomo nella produzione grafica. Ma i manichini sironiani, diversamente dagli aedi e vaticinatori atemporali del grande metafisico, de Chirico, sono immanenti all?umano e all?attuale, calati in una concretezza drammatica e in un afflato patetico che non ha riscontri in altri artisti del periodo. Allo stesso modo del tutto nuovo è, nella serie dei manichini equestri, il delinearsi della riflessione sull'idea di monumento, destinata a una grandiosa evoluzione, in Sironi, nell'arco di oltre due decenni. Né si può ignorare che anche in opere chiave della metafisica sironiana il portato del futurismo non è scomparso del tutto, come appare ad esempio in quel capolavoro che è Venere dei porti (Milano, Civiche Raccolte d?Arte, collezione Boschi), dove la grandiosa dea-manichino, ancora una volta, è un collage, in più parti velato da una spessa e bituminosa pittura a tempera. Nel corso degli anni Venti Sironi si dedicherà a quelle iconografie che ancora oggi più di tutto connotano la sua figura e la percezione della sua arte, i Paesaggi urbani e le figure "classiche". Se in ambedue queste serie famose di opere le componenti culturali sono molteplici e complesse, alla metafisica spetta un posto insostituibile ed essenziale. Specialmente nei primi Paesaggi urbani (si possono qui menzionare Sintesi di Paesaggio urbano, che appartenne a Margherita Sarfatti, e Paesaggio urbano, Milano, Pinacoteca di Brera, collezione Jesi) la rarefatta atmosfera di sospensione e di attesa, i volumi semplificati e la stesura smaltata del colore attestano eloquentemente lo strettissimo rapporto con le opere metafisiche sironiane precedenti e in generale con tutto il fenomeno artistico della metafisica. Né senza la metafisica si potrebbero intendere o correttamente interpretare le iconografie complesse delle figure "classiche", gli ambienti naturali o architettonici nei quali si stagliano, i solidi geometrici in tali ambienti disseminati. Questa mostra e il catalogo che l'accompagna costituiscono il primo intervento specifico sulla metafisica sironiana.
Per la prima volta vengono prensentati i rari dipinti della fase di transizione tra futurismo e metafisica e quelli, anche non numerosi, del periodo più strettamente metafisico, accompagnati da una vasta selezione dei molti disegni coevi, tra cui alcuni preziosi inediti e un'attenta selezione di opere degli anni successivi, scelte tra quelle che mostrano più evidentemente presenza, persistenza e importanza della componente metafisica nella produzione e nella cultura pittorica sironiana degli anni Venti e dei primi anni Trenta.
Dipinti e alcuni disegni della fase "neometafisica" concludono questo straordinario evento culturale reso possibile dalla generosa collaborazione, in qualità di prestatori, di numerosi importanti musei italiani e stranieri e di prestigiose collezioni private.

http://www.magnanirocca.it

 

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