Silvestro Lega, i Macchiaioli e il Quattrocento
di // pubblicato il 03 Marzo, 2007
Avete tempo, molto tempo, fino al prossimo 24 giugno, per un viaggetto a Forlì, dove, nel restaurato complesso conventuale San Domenico, potrete immergervi nell’ampia retrospettiva dedicata a Silvestro Lega, pittore di Modigliana, nel cuore di quella che viene chiamata la "Romagna Toscana" e, ac canto ai capolavori più celebrati, una attentissima selezione di opere meno note o inedite, riunite grazie al lavoro di preparazione coordinato da Antonio Paolucci, Fernando Mazzocca e Giuliano Matteucci, affiancati da Carlo Sisi, Maria Vittoria Marini Clarelli e Luisa Arrigoni, un comitato scientifico tale da far comprendere immediatamente che sto parlando di un evento da non perdere in un percorso espositivo di qualità e non la mostra confezionata ad uso esclusivo dei grandi numeri. Proprio per questo, scrivo lo stretto indispensabile e lascio ampio spazio alla personale lettura di ognuno.
E’ noto come Silvestro Lega sia stato, con Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, protagonista di quella fondamentale esperienza della pittura italiana dell'Ottocento, detta Macchiaioli, dove artisti di varia provenienza trovarono, a Firenze e nella campagna toscana, gli ambienti per sperimentare un modo rivoluzionario di rappresentazione della realtà e riflettere gli aspetti distintivi e caratterizzanti della grande tradizione
dell’arte italiana, ovverosia il culto del disegno e il rispetto della forma. Personalmente non ho mai considerato i Macchiaoli degli Impressionisti di serie “b” come vorrebbero affermare i francesi e, dopo questa esperienza visiva, quella che poteva essere una posizione un po’ campanilista, è divenuta certezza incrollabile.. fidatevi!
In mostra, in dialogo con Silvestro Lega, troverete importanti opere di Fattori, Signorini, Ciseri, Banti, Borrani, Abbati, Cecioni, Cabianca, Induno e Zandomeneghi e, del tutto originale, il taglio che il Comitato Scientifico ha voluto dare all'esposizione, proponendo un raffronto tra Lega, i Macchiaioli e la pittura del Quattrocento fiorentino e, tali confronti, riguardano in particolare Beato Angelico, Domenico Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Filippo Lippi e Paolo Uccello. Resterete sorpresi di quanto apparirà chiaro e, al tempo stesso, impensabile prima di quel momento. Utilissimo elemento, al riguardo, è il catalogo che, con bookshop, è a cura di Silvana editoriale.
Giuliano Matteucci ci fa notare: “Un dialogo che, oltre ad apparire nelle sue infinite sfaccettature e implicazioni psicologiche più diretto e meno frammentario rispetto a quello di Fattori e Signorini, si rivela tanto incisivo e penetrante da costituire una sorta di trasposizione pittorica di quel grande ritratto della condizione umana lasciatoci da Cechov. Se non che i personaggi leghiani si muovono in un’atmosfera tutt’altro che ostile e conflittuale con la vita, non dovendo così mai giungere ad un confronto diretto con la propria coscienza.
Specchio di questa grande serenità interiore sono opere quali L’elemosina, Il canto di uno stornello, Una visita, Un dopo pranzo, I fidanzati, per meglio dire l’intero ciclo scaturito dall’intimo rapporto di Lega con Virginia Batelli, nonché dalla cordiale frequentazione dell’entourage della villetta lungo l’Affrico dove la donna, come la protagonista di un “romanzo della vita domestica”, calata però in una dimensione tutta toscana resa vaporosa dalle nebbie del primo mattino della campagna intorno a Firenze, vive appagata di un affetto che non è solamente quello familiare.
Una serenità che per Lega equivale a trasferire sulla tela il motivo nel più totale equilibrio e che neppure il profondo dolore causato dalla morte della compagna, avvenuta nel 1870, riuscirà a turbare. Se è pur vero, infatti, che a quel punto con il mutare dello stato d’animo cambiano anche i registri espressivi e che egli, vagando come un “eterno viatore”, rincorre invano un approdo reso sempre più lontano da un destino costantemente avverso, è altrettanto vero che proprio da una simile situazione la sua vena creativa trae la forza per rinnovarsi .A rendere meno drammatico il suo viatico “Chi scrive - dichiara Diego Martelli - lo trovò un giorno così abbattuto di spirito, così stremato di forze, da tirargli fuori la confessione malinconica che stava pensando seriamente al suicidio” sarà di nuovo la generosa benevolenza di due nuclei familiari, quello fiorentino dei Cecchini e l’altro livornese dei Bandini. Attraverso una stretta consuetudine con il loro universo femminile egli offrirà della donna una nuova immagine di toccante e inquieta espressività che per vigore e carattere, insieme con il tardo naturalismo di Fattori e il personale impressionismo signoriniano, si porrà al vertice della grande epopea macchiaiola”.
Per tutto il periodo di apertura della mostra, a Modigliana troverete una speciale sezione collegata (per informazioni tel. 0546 – 941019 / 949525).