Siena e il sesto centenario del ‘Papa umanista’
di // pubblicato il 17 Febbraio, 2007
La città di Siena, che accolse Enea Silvio Piccolomini negli anni giovanili nel suo studium e poi dal 1450 al1457 come vescovo, rende omaggio a Pio II, a palazzo Squarcialupi nel complesso museale di Santa Maria della Scala, con un?esposizione di carattere storico artistico divisa in due sezioni: la prima è ?La rinascita della Scultura: ricerca e restauri? e la seconda ?Cronaca di una strage dipinta? creando un collegamento diretto con la mostra di Pienza (già segnalata in occasione dell?inaugurazione).
?La rinascita della Scultura: ricerca e restauri?, spiegano i Curatori, nasce dalla riflessione che il fenomeno più appariscente, nell?ambito delle attività artistiche a Siena, al tempo di Pio II, fu l?affermarsi della statuaria all?antica, che coincise con il lungo soggiorno in città di Donatello (già presente in città negli anni venti e che inviò successivamente i suoi lavori a Siena soggiornandovi dal 1457 al 1461) e fece perno tanto sull?attività precedente dell?artista, quanto sul suo San Giovanni Battista bronzeo divenuto? esempio imprescindibile per tutti.
Un inciso. La mostra si inquadra in un progetto ambizioso, che va al di là dell?evento espositivo stesso perché volto a privilegiare l?aspetto conservativo delle opere d?arte dopo un accurato restauro per renderle poi fruibili a senesi e turisti. In questo orientamento, costruttivo ed educativo, collocherei anche l?attenzione riservata ai ragazzi sottolineando i numeri di presenze scolastiche ottenute dal museo e, dopo l?estate, con l?inizio del nuovo anno, anche questo allestimento sarà accessibile alle particolari condizioni riservate ai gruppi di studenti.
Un altro protagonista è Lorenzo di Pietro detto Il Vecchietta: grande pittore, orafo e scultore che ebbe un ruolo determinante nel diffondere e consolidare le novità rinascimentali e donatelliane nell?ambiente artistico cittadino. Fra le sculture esposte spicca la statua marmorea di San Pietro eseguita per la Loggia della Mercanzia (1458-1459) e il gigantesco Ciborio eucaristico dell?altare maggiore del Duomo (1467-1472), realizzato in una fase più matura e considerato un capolavoro di architettura, scultura ed oreficeria. Il Ciborio, smontato e restaurato in occasione della mostra, può essere ammirato da vicino, per la prima volta dal grande pubblico.
Nel corso della sua vita Pio II apprezzò particolarmente l?opera di Antonio Federighi, cui commissionò alcuni lavori architettonici e scultorei importanti come le Logge del Papa e il monumento funebre dei genitori. Il marmoreo San Vittore della Loggia della Mercanzia e i clipei a conchiglia con le effigi di Silvio Piccolomini e Vittoria Forteguerri, provenienti dalla chiesa di San Francesco, sono alcuni dei lavori di Federighi che rivelano la forte impronta anticheggiante e di ?classicismo?.
??La rinascita della scultura: ricerca e restauri? è stata anche l?occasione per eseguire alcuni restauri di importanti opere d?arte collocate a Siena e a Pienza. Tra queste spiccano le due acquasantieresempre del Federighi del Duomo di Siena; la colonna commemorativa dell?incontro all?antiporto di Camollia tra l?imperatore Federico III di Asburgo e la futura moglie Eleonora di Portogallo d?Aragona, che avvenne il 24 febbraio 1452 sotto l?egida di Enea Silvio Piccolomini, appunto vescovo di Siena; le pale d?altare con cornice rinascimentale ?all?antica? di Matteo di Giovanni e di Sano di Pietro per la nuova Cattedrale di Pienza; il coro ligneo ed i libri di coro, ordinati da Pio II per la stessa chiesa.
Al piano superiore è invece allestita la seconda sezione della mostra con?Cronaca di una strage dipinta? di Matteo Di Giovanni che nasce dal recente restauro di due delle tre pale con lo stesso tema realizzate per le chiese senesi di Sant?Agostino e dei Servi. Ogni restauro è motivo di conoscenza e di riflessione critica e anche questa volta l?intervento ha riproposto tutti quegli interrogativi critici di un soggetto che, per quattro volte, nel lasso di tempo di un decennio, compare nell?arte senese ad opera dello stesso artista (oltre le due citate quelle per la chiesa napoletana di Santa Maria a Formello e l?intarsio marmoreo del pavimento del Duomo di Siena) ponendo, in anni recenti, il problema dell?attribuzione tra Matteo e Francesco di Giorgio. La mostra è quindi l?occasione per chiarire il ruolo del di Giovanni e riesaminare, alla luce di nuove informazioni documentarie e di costanti paralleli con la tecnica pittorica e con la preziosità dei pigmenti usati, le committenze delle tre Stragi su tavola.
Le parole di Anna Carli, Rettore del Santa Maria della Scala ci spiegano i perché di tali scelte: ?(?)Circa due anni fa si concretizzò la possibilità di collocare, nei percorsi museali del Santa Maria della Scala, una delle opere di Matteo di Giovanni dedicata alla ?Strage degli Innocenti?, proveniente dalla chiesa di Sant?Agostino di Siena. Era un concreto segno verso il progetto di trasferimento di una consistente parte del patrimonio di arte figurativa senese, presente in città, nell?antico Spedale, in un?ambientazione che ne consente una adeguata lettura e una piena percezione estetica (?). La mostra si colloca nel momento in cui Siena celebra i seicento anni dalla nascita del grande umanista senese Enea Silvio Piccolomini, pontefice con il nome di Pio II. Egli favorì l?affermazione della nuova cultura umanistica con progetti architettonici innovativi, unitamente alla ?riscoperta? della scultura nelle sue ?nuove forme? antiche e la sperimentazione, anche attraverso artisti come Matteo di Giovanni, di nuove forme espressive. Un numero limitato? ma significativo di opere, documenta il percorso del pittore quattrocentesco e, in particolare, testimonia l?importanza della datazione di alcune delle sue opere, in rapporto al tema della Strage degli Innocenti, rispetto alle quali il catalogo delinea riflessioni storico-artistiche , e richiama al significato, nel tempo, del ?culto degli Innocenti?.
Matteo di Giovanni interpreta il racconto evangelico con una drammaticità, una crudezza di immagini che, sia pure nella bellezza della composizione dell?opera, fanno trasparire la sofferenza rinnovata e la reazione emotiva anche ad eventi come la strage di Otranto che nel? 1480 aveva di nuovo segnato lo scontro tra l?Oriente musulmano e l?occidente cristiano (?)(pubblicato Terra di Toscana luglio 2006 e riportato sul blog in data odierna)