SienaJazzEyes
di // pubblicato il 21 Giugno, 2008
Il disco ha prodotto fenomenologie complesse, ma le tecnologie attuali, con la progressiva sparizione di supporti fisici per file elettronici, di fatto hanno spazzato via il vinile e, conseguentemente, anche le copertine quale sensore parallelo all’opera musicale.

Il disco nero (fortuna dell’industria musicale nel secolo scorso) creerà, rispetto al bisogno di una lusinga per il consumatore, dovuta al possesso e all’archiviazione, la fioritura di quel fattore C (la copertina) meritoria dell’affermazione di artisti, generi e linguaggi grazie anche a una nuova categoria di specialisti della comunicazione.
E’ mia abitudine collocare storicamente gli eventi e potrei scrivere molte cartelle, ma vi rimando al prezioso catalogo (edito da Mazzotta) dove troverete saggi propriamente commissionati per inquadrare e comprendere la grandezza di questa mostra unica in Italia e mai, neppure oltre i confini, è stato realizzato qualcosa di simile in sedi altrettanto prestigiose con lavori corali di preparazione.

Da oggi, fino al 14 settembre, a Siena presso il Complesso museale Santa Maria della Scala, la prima grande mostra italiana dedicata alle copertine del jazz con oltre 500 pezzi provenienti dall'Archivio "Arrigo Polillo" della Fondazione Siena Jazz incentrata sulla trasformazione dell'immagine che influenzò le arti visive attraverso il passaggio, in pochi anni, dalla semplice copertina in carta neutra ai variegati contenuti in simbiosi con la ricerca musicale per un’autentica rivoluzione in campo iconografico.
"SienaJazzEye", curata da Enzo Gentile e Francesco Martinelli (promossa dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena attraverso Vernice Progetti Culturali) è il segno tangibile dei mutamenti del gusto e della società ove le copertine diventano lo specchio dei tempi che cambiano, mezzo di espressione e di contestazione: un esempio su tutti quella di "We insist!" di Max Roach nella quale sono rintracciabili temi sociali forti come l'apartheid.

Sulla stessa dimensione la grafica del doppio album "Bitches' Brew" di Miles Davis, realizzata da Mati Klarwein, artista di rottura cresciuto in Israele, dove ha aggiunto Abdul al suo nome in segno di tolleranza verso il popolo mussulmano. L'illustrazione di Klarwein che aveva già suscitato scandalo nella metà degli anni Sessanta con la sua controversa "Crocifissione", è un potente aiuto alla visualizzazione della musica di quello che viene considerato il disco della "svolta rock" del grande jazzista. Sarà, invece, la grafica di "Live/Evil", l'album successivo di Davis, a sfruttare pienamente le possibilità del mezzo espressivo. Le due immagini corrispondenti, che si possono vedere una accanto all'altra aprendo l'album, presentano figure bianche e nere contrapposte: di fronte una donna africana incinta viene bagnata dolcemente dalle acque del mare, sul retro un essere mostruoso e minaccioso dalla pelle rosata è accoccolato su un' apertura. Le due figure si stagliano su uno sfondo di motivi geometrici che sono in realtà ispirati ad un particolare stile di scrittura islamica, il cufico geometrico, diffuso particolarmente in Afghanistan e Uzbekistan dove iscrizioni di questo tipo sono state usate per consacrare e decorare le moschee nel XII e XIII secolo: l'effetto è di rinforzare l'allusione già contenuta nel nome di Miles rovesciato.

Con le immagini di copertina più rappresentative dell’ultimo mezzo secolo, la mostra racconta tutte le tappe fondamentali del jazz, ma anche quelle degli ambiti minori.
Non mancano le copertine che hanno come soggetto personaggi riproposti in chiave nuova come nel caso di Humpty Dumpty protagonista della filastrocca di Mamma Oca, rappresentato come un grosso uovo antropomorfizzato, che nell'album "Back Together Again" di Coryell Mouzon è seduto su un portauovo con un grosso cucchiaio accanto.
Fortissima l’influenza esercitata dai grandi movimenti artistici del Novecento con atmosfere surrealiste ricreate in alcune copertine o l'irrompere della pop art anche sulla scena grafica dei dischi. In mostra troverete tributi in copertina alle opere di Pollock, Matisse e De Chirico vicino a quella di "The Congregation" di Johnny Griffin firmata da Andy Warhol.

L’architetto Giovanni Mezzedemi ha curato l’allestimento riproducendo al centro della sala un grande contrabbasso di 30 metri il cui cuore sono le quattro corde dello strumento, rappresentate da fibre ottiche molto lunghe, che illuminano le bacheche trasparenti dove trovano esaltazione le copertine, visibili anche tramite una proiezione su schermo gigante. Il contrabbasso ha la fisionomia del corpo di una donna felliniana a cui è stato disegnato anche il volto, mentre le due calotte sospese dal soffitto rinviano all’idea dei seni e all’interno di queste calotte è posizionata una ulteriore sezione audio-video e, attraverso il touch screen, filmati dei maggiori jazzisti della storia, sono modificabili dai visitatori che decideranno cosa e per quanto vedere sullo schermo con il semplice utilizzo del menu.

Non solo per appassionati, ma per tutti i curiosi un percorso di assoluto interesse e sorprese che prevede programmazioni ed esibizioni con il seguente programma:

- sabato, 21 giugno
ore 17.30 - 18.30 Giulio Stracciati, chitarra; Silvia Bolognesi, contrabbasso
ore 18.30 - 19.30 Andrea Scognamillo, chitarra; Giacomo Rossi, contrabbasso
- lunedì, 23 giugno
ore 18.00 - 19.00 Roberto Nannetti, chitarra; Mirco Mariottini, clarinetti
- mercoledì 25 giugno
ore 18.00 Mariano Di Nunzio, tromba; Franco Fabbrini, contrabbasso
(programmazione sosspesa per il Palio da venerdì 27 giugno fino a domenica 6 luglio)
- lunedì 07 luglio
ore 18.00 Alessandro Giachero, pianoforte; Mirco Mariottini, clarinetto
- mercoledì 09 luglio
ore 18.00 Sergio Corbini, pianoforte; Stefano Franceschini, sax tenore
- venerdì 11 luglio
ore 18.00 Matteo Addabbo, pianoforte; Andrea Scognamillo, chitarra
per la programmazione successiva e tutte le uletriori informazioni:
www.sienajazz.it