Secessione a Gorizia
di // pubblicato il 14 Maggio, 2008
Di Gian Luigi Zucchini
Quando nell’estate del 1909 si inaugurò a Vienna la seconda ‘Kunstschau’, cioè la grande mostra organizzata dagli artisti riuniti intorno a Gustav Klimt, Josef Maria Auchentaller - pittore nato a Vienna nel 1865 (e morto poi a Grado nel 1949) - espose un’opera che ebbe molto successo e fece assai discutere. 
Si trattava del bellissimo “Ritratto di Peter”, di grande abilità grafica, schiarito da una luce dorata che scorre sull’immagine e fa emergere con grazia la perfezione dolcissima e nel tempo stesso riflessiva del ragazzo, che siede su un tavolino tenendo tra le mani un veliero giocattolo, ampio di vele e pronto forse ad essere utilizzato per un gioco imminente.
Questo dipinto, è ora in mostra insieme a circa quattrocento opere dell’artista - disegni, olii, manifesti, bozzetti, gioielli, fotografie - nell’esposizione allestita a Gorizia presso il Palazzo Attems-Petzenstein (fino al 30 luglio, catalogo esaEXPOmostre), dal titolo “Un secessionista ai confini dell’Impero”
e spicca nella sezione “Ritratti”, dove peraltro si possono ammirare altre opere di suggestiva intensità figurativa: la levità aggraziata del “Ritratto di Emma” (1895), il pensoso “Ritratto della madre” (1913), il delicato “Ritratto di Monica” (1917) sfuso in una luce opaca di aerea dissolvenza, l’ “Autoritratto” infine (1931), che – tra altre opere – esprime quasi complicità con l’osservatore, strizzando l’occhio ed ammiccando con un’espressione di furbesca intesa.
Dopo una prima parte che presenta i disegni e gli schizzi eseguiti durante gli anni di formazione (bellissimo un “Ritorno dall’Alpe”, 1891, eseguito a china su carta, che richiama la calligrafica descrittività della pittura fiamminga), vediamo improvvisamente mutare il suo stile, che coincide con la fondazione della secessione viennese , attuata nel 1897 da un gruppo di artisti guidati da Gustav Klimt, a cui egli aderì.
I suoi lavori, come quelli degli altri artisti del gruppo, cercano di interpretare, mediante un’elaborazione ed un’appropriazione di mondi culturali ed espressivi diversi, l’urgenza di novità che veniva imponendosi nella società europea tra Otto e Novecento.
Si favorisce un linguaggio nuovo, arricchito di un’eleganza decorativa di grande effetto, si insiste anche su un modo originale di impostare la grafica, sia dal punto strettamente figurativo che da quello dell'impaginazione della della struttura delle lettere e delle parole, del gusto, insomma, della bella pagina, che si fa ammirare oltre che leggere.
Nasce la rivista ‘Ver sacrum’ (Primavera sacra) dove, insieme al recupero della perfezione classica antica si intende sollecitare l'attenzione ad una eleganza formale, che per alcuni aspetti richiama quella orientale, in particolare giapponese, per altri un equilibrio spaziale attentamente studiato, nella suddivisione dei bianchi e dei neri, dei pieni e dei vuoti in simmetrica perfezione e nella sempre puntuale ricerca del dettaglio decorativo.
Diverse opere di Auchentaller appaiono pubblicate nelle pagine della rivista, molte delle quali esposte in mostra: in particolare, la bellissima illustrazione del 1901 in china e oro, che rappresenta uno straordinario paesaggio con alberi neri e contorti che si stagliano contro un cielo rossastro, che da crepuscolare si sta facendo notturno.

È questo l’anno in cui, con la famiglia, si trasferisce a Grado, dove costruisce la “Pensione Fortino”, che diverrà punto di riferimento per la borghesia viennese. E qui, in questo tranquillo angolo di marina veneta, continua la sua opera rivolta soprattutto al ritratto ed al paesaggio, mantenendo fede in qualche modo ai moduli stilistici del secessionismo ma recuperando pure, specialmente nei paesaggi, una luminosità quasi postimpressionista, di calma dolcezza e serena malinconia.
Gian Luigi Zucchini