Se qualcuno ‘adottasse’ un arazzo…

di Katty Colzi // pubblicato il 08 Aprile, 2008

Mi piace raccontarvi questa piccola, grandissima mostra, come un garbato, ma ben vibrato, grido di allarme per la tutela di un patrimonio staordinario bisognoso di interventi di restauro.
Infatti, La nascita dell’arazzeria medicea Dalle botteghe dei maestri fiamminghi alla manifattura ducale dei “Creati fiorentini” allestita da ieri a Palazzo Pitti nelle sale della Palazzina della Meridiana, illustra la nascita dell’arazzeria medicea e palesa come un patrimonio tanto prezioso, perché unico e irripetibile, abbia urgente bisogno di fondi per preservarlo al meglio e salvarlo dalla catastrofe.
 
Curato da Caterina Chiarelli e Lucia Meoni il percorso, attraverso una capillare selezione di arazzi, documenta gli esordi della Manifattura le cui opere erano simbolo di ricchezza e potere e destinate a Palazzo Vecchio o alle residenze Medici.
Vi potrete ben immaginare pezzi imponenti, creati per ambienti regali e per glorificare, attraverso allegorie e storie narrate nelle serie, virtù e imprese dei regnanti.

La mostra è un segmento della ricerca che Lucia Meoni, con criteri scrupolosamente scientifici, sta conducendo da anni sulla collezione e quella dell'arazzeria è una storia bellissima (Cinzia la racconta spesso a mia figlia come una favola), voluta e iniziata da Cosimo I  con l'arrivo nel 1545 dei primi maestri fiamminghi, Giovanni Rost e Nicola Karcher, proseguita dai loro allievi, i ”Creati fiorentini”, 1555-56, eredi di tanta abilità e maestri a loro volta in una catena che per due secoli portò nuove opportunità di lavoro alla città (in Francia il presidente Sarkozy sta promuovendo intensamente la ripresa di questa mervavigliosa forma d'arte).

Prima del lavoro di tessitura vi era quello dei cartonisti,che ideavano e disegnavano i soggetti, mi riferisco ai pittori: Francesco Salviati, Agnolo Bronzino, Federigo Sustris, Girolamo Macchietti e Giovanni Stradano il quale, ben conoscendo le metodologie delle Fiandre, fu elemento essenziale per l’Arazzeria dal 1557 al 1576.

Adesso le dolenti note.

Da sempre l’esposizione degli arazzi viene limitata nel tempo con la loro perioidca messa a riposo, normalissima pratica già dei temmpi di tessitura, indispensabile alla loro conservazione.
Purtroppo, l'enorme patrimonio fiorentino ha novantacinque gioielli appesi da decenni in istituti pubblici di rappresentanza quotidianamente aggrediti dalla luce e spesso anche dagli agenti inquinanti.
La maggior parte di queste opere non è stata fatta rientrare per il dispendio che comporterebbe procedere a un immediato intervento di restauro anche se, perdurando le condizioni di pessima conservazione, i danni possono solo aggravarsi e divenire irreparabili.

Per questo troverete in mostra, accanto ai panni già restaurati, o comunque ben conservati, altri in condizioni precarie.

Già nella primavera del 2006 furono esposti arazzi in problematico stato di conservazione (Gli arazzi dei granduchi. Un patrimonio da non dimenticare nella chiesa di San Pier Scheraggio agli Uffizi) e questa nuova amplificazione del problema vorrebbe sollecitare l’intervento di eventuali sponsor.

Dopo la mostra di San Pier Scheraggio l’appello fu accolto da due associazioni fiorentine: Amici degli Uffizi con il  finanziamento del restauro di una Portiera con lo stemma dei Medici di manifattura medicea su cartone di Alessandro Allori, e gli Amici di Palazzo Pitti che ha contribuito al complesso intervento sulla Deposizione di Cristo nel sepolcro, tessuto proprio da Giovanni Rost su cartone del Salviati ora inserita nella nuova mostra e presentata al pubblico dopo il restauro.


 
Suggerisco una visita all'esposizione con il piccolo volume edito da Sillabe, per entrare in un mondo che tutti dovremmo impegnarci a conoscere per poi difendere.
Mi chiedo se c'è chi potesse "adottare" un arazzo anche perché non occorrono cifre iperboliche per restituire la vita a un frammento della nostra storia.
Il pensiero corre... a note griffes tessili...

 

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