Scoprire Guido Cagnacci a Forlì
di // pubblicato il 21 Gennaio, 2008
E' stata un'autentica rivelazione la visita di "Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni" allestita nel complesso di San Domenico di Forlì, un luogo che sembra creato appositamente per le mostre proprio per l'assoluta perfezione con cui avvolge i visitatori.
Qualche volta accade ai fiorentini di essere un pochino zavorrati alla realtà storica del nostro passato e non ho difficoltà nell'ammettere che ritenevo come la pittura del Seicento si coniugasse tra i due pilastri Francesco Furini (di cui il mese scorso non sono riuscita a nascondere il grande "amore", ma l'articolo è nella classifica dei più cliccati) e Guido Reni.
Il viaggio a Forlì mi ha insegnato a guardare con occhio libero da retaggi culturali la reale grandezza di Guido Cagnacci e un plauso ai curatori, i professori Daniele Benati e Antonio Paolucci, che hanno realizzato questo evento di così alto valore. Il breve virgolettato del Direttore dei Musei Vaticani, sintetizza perfettamente ogni concetto: "Venerata religione, estasi mistica, concitata eloquenza, malinconico e compulsivo erotismo, percezione della storia, violenza e dramma nelle umane passioni. Ecco ciò che occupa i quadri di Cagnacci. Questo universo magmatico, tumultuoso e già moderno, nessuno come lui, nel suo secolo, è riuscito a metterlo in figura".
Prima di sabato scorso, quando pensavo a Cagnacci, il pensiero correva a "La Maddalena portata in cielo" citandola più di una volta quando, parlando di certe signore dei nostri tempi (tutte tristemente simili dopo il ricorso a quella chirurgia estetica che le fa appariere come di gomma) chievevo se non si sia perso irrimediabilmente il senso di bellezza e sensualità.
Guido Cagnacci le donne le ha conosciute e amate e, credo, che il suo commiato alla vita venga sublimato con "La morte di Cleopatra" che appare quasi serena come se la morte l'avesse in qualche modo sottratta all'amore che tanto dà (e non si può pensare di vivere rinunciandoci), ma altrettanto toglie in termini di equilibrio e serenità.
Volutamente non vi pubblico i due capolavori appena citati proprio perché mi piace pensare che andrete a vederli e, trovandovi lì di fronte, capirete quale sia stata la grandezza di un artista in anticpo dei tempi se, a meta del Seicento, è stato capace di incarnare donne la cui sensualità fa impallidire certe povere ragazzette, costantemente in costume da bagno, che oggi zampettano di fronte alle telecamere.
Un uomo a cui le donne non facevano paura (beate loro) e, anzi, gli hanno condizionato l'esistenza obbligandolo a continui viaggi per evitare guai peggiori.
In ritardo ho visto e compreso e ora dico grazie a Cagnacci per aver provato a capirle e per essere riuscito così perfettamente a raffigurarle nella loro interezza non solo esteriore.
Prima di Forlì conoscevo poco l'opera di Cagnacci forse a causa dei "quadroni" che avevo velocemente catalogato come "tirati via" per certe figure non completamente definite come invece, la perfezione del disegno del Furini mi avveva portato a cercare, ma sbagliavo.
Infatti è l'esposizione dell'intera opera di Cagnacci, insieme agli artisti del suo tempo, che porta a comprendere ed esaltare proprio la particolarità di quel tratto a volte "veloce" a rendere l'artista un precursore, oserei dire di almeno un secolo.
Avendo inaugurato la mostra il Presidente del Consiglio Romano Prodi, l'evento è stato, e sarà riportato, da tutti gli organi di informazione per questo mi sono concessa una divagazione personalissima e ho scelto di riferirvi il mio pensiero come se stessimo chiaccherando in salotto, ma, prima di partire per Forlì, collegatevi al sito ufficiale e leggete i saggi dei Curatori. Inoltre quando sarete al San Domenico, prima di salire la scala, nella saletta a destra, godetevi il video di Tina Lepri e Edek Osser (Videouno), impeccabile come Tina e il marito Edek ci hanno abituato ormai da tempo, perché chiave di accesso straordinaria per i sapienti inserimenti dei contributi dei Curatori.
Il video si conclude con la citazione di Pascal che vi riporto in calce.
Un'ultima raccomandazione: i pannelli. Leggeteli attentamente (come il catalogo edito da Silvana).
"La fede abbraccia numerose veità che sembrano cantraddirsi"
www.guidocagnacci.com
Aggiornamento del 5 aprile 2008
Con i "I bari" di Caravaggio, da oggi inserito nella rosa dei capolavori in mostra, salgono a cinque le opere di Merisi presenti: "Amore Dormiente", la "Maddalena penitente", "Fanciullo morso da un ramarro" e "San Francesco in preghiera".
Storia e immagine dell'ultima attribuzione di Sir Denis Mahon la trovate nell'articolo di Katty, inossidabile alla testa della classifica dei più cliccati dal 27 febbraio scorso e nonostante la mostra trapanese sia terminata da tre settimane!