Rovigo ci fa rivivere la Belle Epoque

di Cinzia Colzi // pubblicato il 12 Febbraio, 2008

Un sogno di bambina si è materializzato sabato scorso a Rovigo.
Per tanti anni mi sono chiesta come fossero veramente le ricche borghesi, desiderose di apparire uguali alle aristocratiche, protagoniste senza volto dei racconti di nonna Nella adolescente (era una "ragazza dell'88").

La Belle Epoque è l'espressione felice e suggestiva di benessere e socialità, anche attraverso l'utilizzo del tempo libero dei ceti più agiati e maggiori protagoniste sono le donne, proprio quelle signore che avevo provato a immaginare, poi individuate attraverso le poliedriche testimonianze di quella complessa stagione artistica europea.

Dubbi e cusiosità aumentavano nel corso dei decenni, man mano approfondivo i condizionamenti seguiti all'affermarsi dell'impressionismo, il gusto pompier, la moda della ritrattistica mondana, da Boldini a Sargent ove, le mutazioni nel paesaggio urbano, per l’evoluzione dei mezzi di trasporto, o nell’abbigliamento per il diffondersi della "moda", furono elementi di forte incidenza nelle espressioni artistiche.

Se è indiscutibile la data del tramonto della Bella Epoque (quel 1915 che vedrà l'inizio della Grande Guerra), non è possibile datarne l'avvio con certezza numerica, ma si tende a farlo coincidere al 1884 con lo scandalo suscitato al Salon parigino dal quadro "Madame X"  di Sargent (approfondite tutta la storia dello spallino abbassato della moglie americana del banchiere Pierre Gautreau perché autentico gossip!).

L'episodio portò alla partenza dell'artista per Londra e il conseguente "insediamento" di Boldini nei circuiti aristocratici parigini, successivamente celebrato dal conte Robert de Montesquiou quale protagonista del ritratto moderno (inteso nei termini di una commistione tra l’identità del pittore e quella dell’effigiato perche le sue immmagini femminili sono specchio di un tempo con tutti i suoi costumi).

Tra il 1880 e il 1915 molti ritrattisti seguirono criteri di consapevolezza sociale e culturale, unendo raffinate eleganze, sostituendo l’ovattata fisonomia delle aristocratiche coquettes, per addentrarsi nei meandri di una femminilità più complessa e con eleganza meno ufficiale (come nel caso di due noti ritratti di Oscar Ghiglia, entrambi del 1908, quello della Marchesa de’ Fornari e della Signora Papini, quest’ultima, colta nella spigliata consapevolezza dell'elite culturale dominante nella Toscana di inizio Novecento).

Passando attraverso le sezioni di "La Belle Epoque Arte in Italia 1880 1915" a Palazzo Roverella di Rovigo, fino al 13 luglio 2008, vi troverete in mezzo a una moltitudine femminile, in un percorso studiato in ogni dettaglio per palesare l'evoluzione delle tecniche pittoriche e i mutamenti di quegli anni dove, le star della Belle Epoque, in tutta la loro fuggevolezza, sottolineano l'effimero che traspare in ogni eccesso.

Contemporaneamente trionfa il cartellonismo con manifesti in cui la vocazione sintetica e di forte impatto, modificherà, sensibilizzandoli, i bisogni. Un altro merito alla mostra che documenta in un'ampia sezione e che ritrovate nel Catalogo edito da Silvana Editoriale.


Per ogni informazione  www.palazzoroverella.com

 

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