Roma rivela il suo ‘400

di Cinzia Colzi // pubblicato il 10 Maggio, 2008

Da visitare al Museo del Corso “Il '400 a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a Perugino” un percorso attraverso centosettanta opere, tra plastici, arredi sacri e civili, ceramiche, sculture, disegni, medaglie papali e quadri, provenienti dai principali musei italiani e stranieri per indagare approfonditamente non solo sugli aspetti artistici, ma anche quelli urbanistici, religiosi e sociali della Roma del quindicesimo secolo.

Con il ritorno del Papato sulle rive del Tevere nel 1377, dopo settantadue anni ad Avignone, e l’instancabile lavoro di oltre quarant’anni, Roma diventa una capitale europea, capace di competere con Firenze, il meglio nel panorama artistico dell’epoca, e farà da cassa di risonanza per il movimento culturale del Rinascimento.

Basilare quindi l’importanza dei papi e, in mostra, troverete una sezione dedicata a quelli del Quattrocento perché furono loro gli artefici della politica di “rinascita” e la successiva “fioritura” cinquecentesca, anche se mortificata con il sacco del 1527.

Già da allora Roma doveva essere magnifica, il modello per la cristianità e, alla città medioevale, invecchiata, non più capace di rispondere alle esigenze, se ne fonda una nuova che, attraverso grandi progetti urbanistici, arriverà alla realtà del Cinquecento, poi barocca e successivamente neoclassica.

Da fiorentina che il 400 lo respira ogni giorno, mi viene istintivo far notare quale prezzo fu pagato per il grandioso progetto dal momento che la Roma di quel periodo fu in larga parte abbattuta nei secoli successivi e andarono perduti capolavori inestimabili. Altri si sono salvati per puro caso come Santa Maria del Popolo che possiamo vedere perché, se nella nuova sistemazione della piazza dava fastidio lo spigolo di destra, venne risparmiata per timore della maledizione in quanto edificata intorno a un albero sacro ed esorcizzato!

Prima della visita consiglio di ripercorrere quel segmento di storia della capitale per poi apprezzare pienamente il racconto attraverso le cinque sezioni di un allestimento basato su una capillare ricerca scientifica con la concreta difficoltà filologica di reperire documentazione a supporto andata anch’essa in massima parte perduta.
Di corredo il catalogo, due volumi in cofanetto, edito da Skira i cui saggi attualizzano studi e ricerche.

Accanto alle testimonianze dell’epoca, la mostra presenta due elementi di assoluta novità, gioia per i ragazzi, ma non solo.
Il primo è una grande tavola multimediale quattrocentesca che permette ai visitatori di interagire ed esplorare nel dettaglio la Roma del 400.
Il secondo è la ricostruzione tridimensionale della Cappella Carafa di Santa Maria Sopra Minerva, realizzata dall’Enea, con una tecnologia chiamata Radar Topologico ad Immagine a Colori (ITCR).
L’esperto Giorgio Fornetti spiega “Il laser ottico a colori ha consentito la scansione degli affreschi dell’intera Cappella di Filippino Lippi, fino ai 15 metri dell’apice della cupola. Poi mediante la gestione computerizzata dei dati raccolti, a mezzo di un sofisticato software, è stato possibile riprodurla in 3D per analizzare lo stato di conservazione e comprendere appieno la bellezza dell’opera. Lo speciale laser, nato per studi spaziali, è stato ideato nei laboratori di Visione Artificiale della Divisione Tecnologie Fisiche Avanzate del Centro Enea di Frascati e coperto da brevetti nazionali e internazionali”.


Ma come funziona?
“Funziona usando la luce ed emettendo un raggio laser, sommatoria di tre fasci di lunghezze d'onda corrispondenti ai tre colori primari e modulati ad altissima frequenza, che permette di analizzare la composizione dei colori. In pratica, spiega ancora il fisico Enea Giorgio Fornetti, grazie al raggio di luce, il radar “legge” l'opera e spedisce le informazioni ad un calcolatore nel quale un software ricostruisce l'immagine a tre dimensioni che può essere ingrandita e vista come attraverso un microscopio”.

Perché è importante questa tecnologia?
"Il risultato sono immagini tridimensionali a colori con risoluzioni molto superiori rispetto a quelle permesse dai dispositivi convenzionali conosciuti.
Immagini belle da vedersi, incredibilmente reali e nitide. Ma prima di tutto utili perché in grado di trasmettere agli esperti del settore una messe di informazioni importantissima. Con il radar possono per esempio, essere monitorate a distanza anomalie caratteristiche dei dipinti parietali, come rigonfiamenti sub-millimetrici dovuti ad infiltrazioni di umidità o le lente migrazioni di colore su punti particolari della superficie affrescata dovuti agli attacchi di agenti inquinanti. Anche nel caso della volta della Cappella Carafa l'accuratezza spaziale dei dettagli e l'identificazione del colore per ogni singolo pixel ( se ne possono contare ben 600.000.000) permettono di reperire tutta quella grande messe d'informazioni sullo stato della volta necessarie alla pianificazione di un eventuale intervento di restauro, inclusa la possibilità, con ulteriori sviluppi e applicazioni, di integrare in un contesto multimediale dati complementari sulla superficie in esame come termografie, analisi spettroscopiche, radiografiche e test colorimetrici. Questa nuova tecnologia sostituisce in maniera efficace molte tecniche attuali costose sia in termini di tempo che di impatto sulle opere d'arte"
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Perché Enea alla Mostra sul 400?
"La partecipazione di Enea alla mostra sul '400 romano punta a dare un impulso in più alla collaborazione tra cultura umanistica e cultura scientifica. Il lavoro comune tra scienziati, storici dell'arte, restauratori è ormai imperativo.

Le tecnologie “amiche” possono aiutare nella anticipazione dei danni e consentire interventi di restauro mirati e ridurre moltissimo i periodi di chiusura del bene al pubblico poiché non occorre fare ricorso ad ingombranti impalcature e a macchinari che possono provocare ulteriori vibrazioni. Obiettivo di Enea è quindi individuare, in un linguaggio comune, i mezzi per preservare e valorizzare il nostro Patrimonio culturale mondiale"
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