Robbiane intimistiche
di - pubblicato il 17 Febbraio, 2007 in Itinerari... d'autore!
Se da tempo progettate di tornare a Firenze, l?occasione potrebbe essere venire a controllare com?è stato ?ripulito quel gran bel giovanotto di cinquecento anni? di cui vi hanno raccontato i media, ma non tutti si sono soffermati sulla qualità del lavoro e come sia stato volutamente evitato l?effetto bianco, lasciandogli il calore del tempo.
Approfittando della proroga al 26 settembre, potreste inoltre visitare la particolarissima mostra, allestita alla Galleria dell? Accademia (chiusa il lunedì), intitolata: L?arte a Firenze nell?età di Dante 1250-1300.
Anche il pubblico più attento ed esigente, con uno sguardo artistico d?insieme, dal 1252 (anno della coniazione del fiorino d?oro) alla rivoluzione figurativa giottesca, constaterà, come autentica rivelazione, la supremazia artistica di Firenze di quel mezzo secolo che ci ha lasciato testimonianze tangibili e inimitabili in tutte le tecniche creative: dalla pittura su tavola alla decorazione musiva e architettonica, dalla scultura all?intaglio ligneo, e ancora: tessuti preziosi, oreficeria e miniatura.
E tale, e tanta, bellezza espressiva di quel periodo storico sarà stimolo formativo del genio letterario di Dante Alighieri, nato nel 1265.
Questa rubrica ha lo scopo di suggerire percorsi fuori dai consolidati schemi culturali, ma prima dell?arrivo di piogge e freddo, periodi deputati a luoghi chiusi, approfittando del sole e della possibilità di sane giornate all?aria aperta, il cromatismo di fine estate e la suggestiva tavolozza di colori che ci regalano le passeggiate in mezzo ai boschi, mi spinge a segnalare un particolarissimo itinerario delle foreste casentinesi (rinviando alla specifica sezione per tutti gli altri dettagli).
I continui attentati terroristici, hanno esasperato il desiderio di scappare via, alla ricerca della perduta pace interiore, espressione di ottimismo, che fa iniziare la giornata con un sorriso.
In Italia, esiste solo un luogo capace di rimettermi in sintonia con la parte migliore: ?Nel crudo sasso intra Tevero e Arno??.
Sono le coordinate storico-geografiche della Verna: siamo tra la valle del Tevere che nasce dal Fumaiolo e quella dell?Arno che sgorga dal Falterona.
Scendendo dal piazzale, verso est, si arriva alla zona dell?antico ingresso e, guardando il portone, a sinistra, sopra un lungo sedile di legno, primo riposo dei viandanti, una lapide che ricorda le vecchie distanze in miglia dai centri più vicini e sulla cornice del portone la scritta: Non est in toto sanctior orbe mons (altro monte non ha più santo il mondo). Un messaggio che giustifica e gratifica la fatica della salita a piedi e suggerisce atteggiamenti di rispetto e attenzione per il santuario che, senza dubbio, é il luogo più sacro alla consumazione spirituale più alta di Francesco, ove si sublimò, concludendosi, la sua testimonianza umana ed evangelica, con la manifestazione delle stigmate nel 1224, due anni prima della morte ?da Cristo prese l?ultimo sigillo, che le sue membra du?anni portarno? (Paradiso. X/,106-108).
Il percorso intimistico di una visita al santuario, la sua storia, la realtà attuale, sono scoperte soggettive, ma al di là di tutto questo, e vi garantisco è davvero tanto, visitando con attenzione le cappelle ci si trova esterrefatti di fronte alle robbiane.
Sono proprio queste straordinarie terrecotte invetriate di Andrea della Robbia (e della sua scuola) di cui vorrei incoraggiare la scoperta e inizierei da quella dell?Assunzione di Maria al cielo perché ottimo punto di avvio per entrare nell?itinerario di fede e di bellezza offerto dalla storia e dalla vita della Verna.
Questi capolavori, databili, presumibilmente, a partire dal 1490, portano alla spontanea domanda del perché i francescani amassero tanto le robbiane, in particolare la robbiana bicroma bianca e celeste.
Resterete immobili, anche per ore, e più osserverete i particolari, più apparirà chiaro che niente è francescano come quei soggetti in contemplazione, in riflessione degli eventi più importanti della storia religiosa.
Dopo aver ammirato le robbiane, una a una, affacciati al belvedere, guardandovi intorno, sarà impossibile non pensare al Cantico delle Creature e di quale straordinaria pace interiore si nutriva Francesco per scrivere:?Laudato sie, mi? Signore, cum tucte le Tue creature?.
(pubblicato Terra di Toscana settembre 2004 e riportato sul blog in data odierna)