Riscoperti i settecenteschi Ligari

di Amici in Visita // pubblicato il 18 Aprile, 2008


Di Flavia Molinari

Scoprire che quasi tutta una intera famiglia, padre, figlia e figlio, è riuscita a lavorare tutta insieme o separatamente, ma eseguendo lo stesso mestiere e dando comunque prova di libertà interpretativa, mi ha fatto molto piacere. Sicuramente nel settecento i tempi, le esigenze, le esperienze e le idee correvano meno velocemente di quello che succede al giorno d’oggi, ma personalmente credo che sia abbastanza difficile per un figlio, sicuramente fedele discepolo, accettare le idee del padre, perché più vecchio e, di conseguenza, meno pronto per le novità.

Nella famiglia Ligari si sono dedicati alla pittura il padre Giovan Pietro (Ardenno 1686 - Sondrio 1752), la primogenita Vittoria (Milano 1713 – Sondrio 1783) e il figlio terzogenito Cesare (Milano 1716 – Como 1770) e mi sembra giusto sottolineare che i due figli hanno sempre aiutato il padre a finire i quadri commissionatigli, rispettando il suo stile e i suoi insegnamenti.

La celebrazione dei Ligari è stata voluta dal Credito Valtellinese il quale ha sostenuto le tre mostre
“I Ligari, pittori del ‘700 lombardo” come perfetto festeggiamento del primo centenario di attività dell’Istituto. Queste mostre hanno luogo a Milano nel Museo Diocesano,  nella Galleria Gruppo Credito Valtellinese e poi a Sondrio, oltre che nella Sala Ligari del Museo Valtellinese di Storia e Arte, verrà allestita una sezione monografica dedicata ai loro disegni e alle prove d’arte incisoria a Palazzo Sertoli, la splendida sede dell’Istituto.

Il luogo dove si trovano il maggior numero di opere è quello della Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Milano, dove le quaranta opere presenti in mostra sono state suddivise secondo i temi in esse rappresentati: ritratti di famiglia, ritratti di ecclesiastici, soggetti profani e soggetti sacri.
Come sempre è da considerare un favore quello di trovare esposti altri pittori contemporanei o quasi, per permettere di fare un confronto costruttivo: questo è quanto succede nel Museo Diocesano dove, oltre a Giovan Pietro e Cesare Ligari, sono esposte opere di Filippo Abbiati, Giacomo Pallavicino, detto Gianolo, Gianbattista Pittori e altri ancora.

La prima sala, quella d’ingresso del museo Diocesano, è molto particolare perché è diventata un Videodromo, cioè uno speciale vestibolo che separa la zona dedicata ai Ligari dalla collezione permanente, aprendo il visitatore attento, in maniera nuova ed inconsueta, allo spirito che aleggiava e dominava il settecento. Sulle pareti rese ondulate vengono proiettati in continuazione documenti artistici ed immagini accuratamente scelti dal curatore Philippe Daverio, così si percepisce, in tutto questo ondeggiamento, quanto questo secolo sia stato dominato dalla sofferenza creata da guerre, disparità sociali, pestilenze, proteste e inquisizioni.

Devo dire la verità: a me questa stanza non è piaciuta, forse anche perché soffro moltissimo il mal di mare e l’ondeggiamento delle pareti mi ha fatto venire una nausea tale da farmi uscire subito: la sofferenza mi ha preso lo stomaco, non mi ha stuzzicato il cervello! (che criticona!)

Il nome di questa agiata famiglia ha origine dalla contrada Ligari che si trova nel territorio comunale di Sondrio; Giovan Pietro viene mandato, dodicenne (che tempi! proprio come succede ai nostri giorni!) a Roma per imparare a dipingere sotto la guida di Lazzaro Baldi, un seguace di Pietro da Cortona. Dopo avere appreso le tecniche si trasferisce su commissione in varie città del centro Italia, dopo si reca a Venezia (1709) ed infine si stabilisce a Milano (1710) per ritornare, alla fine, nell’originaria Valtellina (1727). Naturalmente le sue opere e quelle dei figli sono disseminate lungo tutto questo percorso, ma non lo hanno, in pratica, superato gli stretti confini di dove hanno abitato.

La pittura di Giovan Pietro è tipicamente quella di del settecento, con vesti svolazzanti, visi spesso rappresentati di profilo e nuvole ondeggianti, ma le sue linee sono spesso rigide e dure, tanto da dare un’idea di immobilità squadrata che lascia sorpresi per quel pullulare di movimento. Sono particolari i suoi slanci coloristici, che rendono sicuramente personale la sua interpretazione del mondo classico.

Il figlio Cesare è stato allievo oltre che del padre anche, dopo essersi trasferito a Venezia tra il 1736 ed il ’40, di Gianbattista Piazzetta (Venezia 1682 – 1754) che ha influenzato molto la sua tecnica e la sua maniera di esprimersi. Egli rimase, malgrado tutto, un pittore mediocre. Tornato a casa, divenne il braccio destro del padre, per il quale girò parecchio anche alla ricerca di nuove commissioni. Purtroppo il suo agire in pittura non venne mai molto apprezzato ed il confronto continuo con le opere del padre forse lo costrinse a moderare se stesso, a non elevarsi, tanto che morì in miseria.

Ho lasciato per ultima la figlia Vittoria perché è, a giudizio di tutti, la migliore; anche lei impara a dipingere dal padre e, essendo donna, rimase sempre una sua semplice collaboratrice, non lasciò mai la famiglia e, alla fine, prese i veli monacali. Dopo avere aiutato il padre divenne la factotum del fratello Cesare e si adoperò sempre per sostenere, anche finanziariamente, la sua famiglia.
Di lei il contemporaneo Quadrio scrive: “Vittoria, che applicata da suo Padre alla Pittura e alla Musica, si fa oggi e nell’una e nell’altra Arte ammirare, come raro e non ordinario Talento”.
In mostra ci sono solo quattro creazioni firmate da lei ma in esse, ad esempio nel “Mosè sprezzatore del Faraone”, si può ammirare la sua morbida pittura e la gioia del creare spazi e personalità vibranti di forza interiore. Di quadri ne ha dipinti molti, come risulta dalle registrazioni del padre e del fratello, ma non sono stati individuati

Per completare la conoscenza di tutta la famiglia è meglio fare anche gli itinerari suggeriti e preparati nel territorio valtellinese: entrando nelle varie chiese si potranno ammirare le produzioni a fresco eseguite dai due Lifgari con l’aiuto dell’eclettica Vittoria.

Gli studi di approfondimento storico e critico, che hanno preceduto queste tre mostre, sono raccolti in due volumi, uno dedicato a un atlante ragionato della loro intera produzione pittorica, l’altro è, invece, il catalogo delle opere esposte.

Flavia Molinari

sedi: 
Milano, Museo Diocesano ingresso a pagamento 
Galleria gruppo Credito Valtellinese ingresso gratuito
Sondrio, Palazzo Sertoli ingresso gratuito
Museo Valtellinese di Storia e Arti ingresso a pagamento
durata:  Milano dal 12/4 al 19/7 2008
Sondrio dal 14/5 al 19/7 2008
orari: dalle 10,00 alle 18,00, chiuso lunedì
visite guidate: per Milano contattare Civita 
Catalogo: Skira

Didascalie immagini in ordine di pubblicazione:

- Pietro Ligari: Autoritratto giovanile, disegno. Collezione Credito Valtellinese
- Pietro Ligari: Il satiro e la ninfa, Sondrio, Collezione Credito Valtellinese
- Cesare Ligari: Cristo consegna le chiavi a S. Pietro Collezione Credito Valtellinese
- Vittoria Ligari: Mosè sprezzatore del faraone, Sondrio, Banca Popolare di Sondrio

 

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