Rembrandt incisore e la donazione Chimei Hamada
di - pubblicato il 19 Dicembre, 2007 in Mostre
Il Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi presenta, fino al 27 gennaio 2008, due imperdibili?allestimenti.
Il primo, ?”Rembrandt incisore”,?ideato da?Marzia Faietti e?Giorgio Marini é il?risultato?di una campagna di restauro e?riordino, sotto il profilo conservativo, di?quasi duecento incisioni effettuata nel laboratorio dell’Istituto. Sorprende come lo straordinario fondo del Gabinetto disegni e stampe sia?rimasto?ai margini delle ricerche sull?opera di Harmenszoon Van Rijn Rembrandt, uno dei maggiori talenti grafici di tutti i tempi capace di indagare, tramite la padronanza di un segno piegato, a ogni necessità espressiva dei moti più intimi dell?animo umano, così come le?suggestive visioni del paesaggio olandese, attraverso una singolare economia di mezzi, hanno sempre tradotto?sul foglio qualla sua particolarissima poetica della luce.
Il maestro?era particolarmente ammirato dai contemporanei?proprio?per la?tecnica nel disegno libero, il “chiaro-scuro drammatico” e gli audacissimi esperimenti, divenendo poi?fonte di?ispirazione per?artisti come?Goya?o Picasso.?
Rembrandt eseguì circa 290 incisioni e la mostra offre una?selezione di alcuni di questi capolavori assoluti dell?arte grafica come omaggio?all’artista, oltre a valorizzare le collezioni del Gabinetto.?
Una scelta ristretta tra i capolavori, più o meno celebri:?dall?adolescenza fino alla morte (nel 1669 ad Amsterdam), a sessantatre anni,?a pochi mesi dalla visita al?suo studio resa dal?futuro Cosimo III dei Medici.?A Firenze l’interesse per il maestro era già altissimo,?in particolare con Filippo Baldinucci, fornendo precoce testimonianza della ricezione della grafica di Rembrandt in Italia, quasi a?presupporne la?conoscenza diretta delle sue stampe, forse proprio quelle presenti nella collezione medicea e oggi,?in parte, confluite nelle raccolte degli Uffizi.
Il secondo allestimento presenta le diciannove stampe relative alle?incisioni contemporanee
di Chimei Hamada donate al Gabinetto dall’artista,?certamente?uno dei massimi esponenti giapponesi in materia il cui legame con Firenze ha avuto inizio nel?1965 all?Accademia delle Arti del Disegno come Accademico Onorario nella Classe di Incisione e, di grande interesse il suo?percorso perchè?iviebe come?ribaltato il normale ?curriculum? dell?incisore, secondo la tradizione europea fissata già dai tempi di Maso Finiguerra. Infatto,?Hamada, non approdò alla pittura, ma prese avvio da questa dopo il diploma?alla Fine Arts School di Tokyo nel 1939 con la specializzazione in pittura a olio, mentre le prime incisioni?su rame datano?1950 e solo?negli anni novanta?iniziò a occuparsi di bronzi di piccolo formato.
La donazione è costituita in gran parte da opere realizzate negli anni Cinquanta e Sessanta in cui vi approdano anche le personali?esperienze di guerra ( la serie della ?Elegia per un nuovo coscritto?, realizzata tra il 1950 e il 1954, è considerata uno dei raggiungimenti più alti) con le?precedenti esperienze maturate nella descrizione di temi legati alla morte.
Lavoro realizzato sempre con grande passione e in tutte le sue stampe appare nitido?l’impegno nella tecnica dell?incisione anche in quei soggetti?pervasi sottilmente?da ironia ed elementi fiabeschi
Ingresso gratuito con orari della?Galleria
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?Le foto pubblicate ci sono state gentilmente concesse dal Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi a esclusiva integrazione del presente articolo.