Ravenna festival 2008
di - pubblicato il 01 Luglio, 2008 in Festival
Il Ravenna Festival si è imposto dal 1990 come una delle più affermate e prestigiose manifestazioni europee per un cartellone sempre ricco di rappresentazioni e concerti di grande rilievo con il contributo delle più alte espressioni artistiche del nostro tempo, tra le quali, in particolare, la presenza del Maestro Riccardo Muti.
All'interno della programmazione di quest'anno è stato particolarmente emozionante, non solo per chi scrive, '"Hommage à Maurice” (24 giugno, Palazzo Mauro de Andrè), spettacolo omaggio al grande coreografo Maurice Béjart, scomparso nel novembre 2007 e uno dei protagonisti indiscussi della danza del Novecento.
Serata toccante, ma non per questo meno energica e potente.
Interprete delle sue immortali coreografie il Tokyo Ballet con la presenza di una stella d'eccezione, Sylvie Guillem, danzatrice di fama internazionale, che ha saputo interpretare in questa occasione una coreografia eterea come “La luna” (su musica di Johann Sebastian Bach) con una eleganza e una perfezione quasi ultraterrena.
La ricerca di Béjart non mirava a particolari innovazioni coreografiche, ma a mettere in scena “opere d'arte” che raccontassero ed esprimessero le sue meditazioni sul mondo e sulla vita. Ha infatti dichiarato :“Non sono un coreografo ma un uomo di spettacolo “totale”: amo scegliere i gesti e le parole, curare le scene, le musiche, gli effetti speciali e ogni dettaglio attingendo a qualsiasi forma d'arte.”

Di grande impatto è stata la rivoluzionaria coreografia “Le sacre du printemps” su musiche di Igor Stravinskij, rappresentazione dell'immensa forza primitiva della primavera come risveglio dopo la freddezza dell'inverno, con un significato però più profondo e filosofico che si può riassumere con parole dello stesso Béjart: “L'aspetto fisico dell'amore tra esseri umani simboleggia l'atto stesso con il quale il creatore ha dato vita al Cosmo e la gioia che ne è derivata. (...) Questo balletto è un inno all'unione tra Uomo e Donna a livello più istintivo ed essenziale, un balletto dell'unione tra cielo e terra, un balletto della vita e della morte, eterna come la primavera.”
Nel finale dello spettacolo, “Bolero”, creato per Luciana Savignano sulla celebre e trascinante melodia di Ravel.
Su di un grande tavolo rosso una donna danza, sinuosa e conturbante, circondata da un gruppo sempre più numeroso di uomini che nel crescendo della musica e dell'energia quasi ipnotica si buttano sul tavolo per raggiungerla.
Tutto il pubblico in piedi per un lunghissimo applauso che scioglie l'enorme tensione emotiva , nonostante l'interpretazione della Guillem sia stata più elegante che appassionata.
Altro grande appuntamento da sottolineare, rimanendo sulla linea guida degli omaggi, è con l'Orchestre National de France, direttore Kurt Masur, e l'esecuzione della Quinta e della Sesta sinfonia di Beethoven, in ricordo del celeberrimo direttore d'orchestra Herbert Von Karajan, in occasione del centenario della nascita (16 luglio, Palazzo Mauro de Andrè).
E' stato detto che esiste un Beethoven di Karajan e una Quinta di Karajan, definita “La madre di tutte le Quinte”, per l' interpretazione e la resa sonora dell'orchestra raggiunta alla guida della Berliner Philharmoniker, ancora ritenuta punto massimo irraggiungibile, in particolare nelle registrazioni del 1962 che lui diresse, come spesso faceva, ad occhi chiusi per avere la massima concentrazione.
Per concludere, grande rilevanza ha acquisito l'iniziativa “Le vie dell'amicizia” nata nel 1997, con l'esecuzione dell' Eroica di Beethoven a Sarajevo, messaggio di speranza e di vitalità ad un popolo afflitto dalla guerra.
Ormai diventato tratto distintivo del Festival, il progetto vuole lanciare un messaggio di pace che possa sottolineare l'unione tra popoli e culture nel segno comune della musica.
Nel 2007 è stata fatta un'eccezione con l'esecuzione a Roma, al Quirinale, di un grande concerto di solidarietà dedicato al Libano, ma quest'anno si riprende la via del Mediterraneo con due tappe: Mazara del Vallo (7 luglio) e Atene (8 luglio).

Ambasciatore, come sempre, è il Maestro Muti alla guida dell'Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino, con l'esecuzione di Stabat Mater e Te duem di Verdi e dello Stabat Mater di Rossini: la musica come gesto di amicizia all'insegna di una antica identità culturale comune e come linguaggio superiore che può essere percepito, vissuto e apprezzato sopra tutti i conflitti e le diversità.
Un bel messaggio per il futuro.