RINALDO BIGI. I SOGNI DI GORKY

di Cinzia Colzi // pubblicato il 20 Maggio, 2007

Fino al 3 giugno, una mostra antologica di Rinaldo Bigi, intitolata ?I sogni di Gorky, opere dal 2000 al 2006? è allestita nel Palazzo Mediceo di Seravezza con 15 sculture e 50 dipinti di grande formato che segnano le tappe evolutive fra l?umorismo plastico delle figure scolpite e la drammaticità inquietante dei paesaggi su tela.

Conosciuto in tutto il mondo per le figure dal forte temperamento ludico ed emotivo, uno dei pochi artisti capaci di coinvolgere?sensi, intelligenza ed emozioni con sapiente accostamento di materiali e colori, in continuo, apparente, contrasto.
Bigi conosce bene densità e bellezza del marmo?e?rigidezza del bronzo per riuscire?a trattarli con?straordinaria familiarità, oltre a un gran?rispetto.


Consapevole della forza che si sprigiona dall?accostamento questi materiali così diversi, realizza sculture che, nonostante la loro ieratica staticità, sembrano pronte a cambiare posa e azione ad ogni girar d?occhio.
Come i personaggi dei cantastorie, le figure di Bigi (solari e astuti assemblaggi di forme disparate) trasmettono con vigoroso umorismo ed esuberante fantasia, un candore soltanto apparente dove l?inganno, e lo stratagemma fuorviante, sono spesso usati da Bigi per ricordare che nella vita niente è mai come appare e che dietro la favola più bella si può nascondere la tragedia più amara.

Per lo scultore sorge proprio da qui la necessità di calare le grandi opere nell?esperienza e le colloca in spazi urbani, con i quali quotidianamente interagiamo, ci confrontiamo, e ci orientiamo. Invece, il pittore, pur mantenendo il suo inconfondibile stile, sorprende per l?inquietante visione notturna dell?esperienza umana e le tele, cariche di angoscia, collocano le figure in paesaggi lontani dalla nostra esperienza, quasi a dar voce a incertezze e paure. I pastelli sono introspettivi, richiamano i momenti di solitudine, ed interrogano sulle misteriose ragioni della mente. Il passaggio dai pastelli alle sculture è liberatorio per lo spettatore, che si sente liberato dalle angosce e rafforzato dal vigore di un ottimismo che non è risultato di una battaglia interiore vinta, ma di una nuova e pacata visione dell?uomo nel suo mondo.

Mostra e catalogo, edito da Bandecchi, sono curati da?Nicola Micieli.
In catalogo consiglio di leggere il testo di Fred Lincht e l'antologia critica.

 

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