Quattromila anni di profumo. Una mostra da vedere ad occhi chiusi.

di Ellegi - pubblicato il 01 Aprile, 2008 in Mostre

Chiudere gli occhi per vedere meglio. Entrare nella storia attraverso i sensi. Dopo aver aperto la porta in legno e vetro è inevitabile avanzare lungo la galleria fidandosi solo dell’olfatto. Seguendo la traccia di aromi ed essenze si entra nel cuore dell’antica Officina Profumo Farmaceutica di S. Maria Novella, circondati da quanto di meglio la tradizione antica e la sapienza moderna possano ancora oggi produrre in fatto di essenze e profumi.
Iniziata nel 1221 con l’arrivo a Firenze dei domenicani e trasformata in Officina stabile nel 1612, l’antica arte degli speziali continua in via della Scala al numero 16. Un luogo ideale per sentire e scoprire i misteri e profumi della storia.

Il profumo di Afrodite e il mistero della dea senza volto, la mostra qui ospitata fino a metà aprile, già dal titolo ha il sapore di un’avventura. Una missione archeologica partita dall’Italia verso l’isola di Cipro. Una collina dove sorgeva un villaggio preistorico, Pyrgos. Anni di scavi, la scoperta di un complesso industriale del II millennio a.C. distrutto da un terremoto e arrivato così fino a noi. All’interno un grande frantoio con la più antica fabbrica di profumi dell’isola, che adesso rivive qui, all’interno delle sale dei vecchi laboratori dell’Officina di S. Maria Novella, grazie alla mostra che espone più di cento reperti archeologici.
I reperti esposti provengono da vari siti. I più antichi sono quelli (1900 a.c. circa) che facevano parte della fabbrica di profumi Mavrorachi, la collina dove 4000 anni fa sorgeva il villaggio preistorico di Pyrgos , mentre gli altri esposti, databili fino al IV secolo d. c., testimoniano che nella stessa zona si continuavano a produrre profumi ed essenze fino all’età romana.
Vasi, imbuti, alambicchi, brocche e bacili, anticipano di circa 2600 anni la conoscenza delle pratiche della distillazione e della produzione di profumi, permettendoci di ricostruire con esattezza i metodi utilizzati per estrarre le sostanze aromatiche.

 

Mavrorachi (“mavro” nero e “rachi” roccia) è il nome della collina dello scavo, ma il nome ricorda un’altra immagine. Una roccia nera venerata a Cipro fin dall’età del bronzo, l’antico simulacro della dea Afrodite, un unico grande blocco di basalto, senza volto. Svelato così anche il mistero del titolo, ....il mistero della dea senza volto. Questa roccia però, se la volete vedere, dovrete andare al museo di Kouklia accanto al tempio di Afrodite. La dea dell’amore che nasce dalla schiuma del mare, secondo la leggenda infatti sarebbe nata proprio su una delle spiagge dell’isola di Cipro.

Cipro isola del Mediterraneo sulle rotte fra oriente e occidente, punto di approdo di navi e traffici, conosciuta nell’antichità anche per le sue risorse. L’isola ricca di rame, che non per caso si chiamava cuprum, oltre a centri di estrazione e produzione aveva anche importanti risorse agricole. Rigogliosa e ricoperta da fitte foreste e di olivi. L’olivo e il suo olio, uno dei prodotti più importanti dell’isola, diventa così già nell’età del bronzo, un ingrediente base per moltissime funzioni. Da ammorbidente per le fibre tessili a combustibile ideale per raggiungere le alte temperature necessarie per la fusione del rame e le leghe di bronzo.
Inoltre l’olio serviva anche per proteggere e conservare moltissime sostanze fra cui quelle estratte dalle erbe aromatiche. Svelato il legame fra il frantoio dello scavo di Pyrgos- Mavrorachi e la fabbrica di profumi.

La storia di profumi ed unguenti è antichissima. La prime testimonianze dell’uso sul corpo umano risalgono intorno al 2450 a.C. e sono legate a aspetti rituali religiosi. Vere e proprie ricette per l’olio profumato per sacre unzioni si trovano nei libri dell’Antico Testamento.
Catturare e conservare gli aromi di fiori, erbe, piante e frutti di cui l’isola era ricca. Molti dei preziosi profumi che circolavano nel ricco mercato mediterraneo del II millennio a.C. erano ottenuti dalla macerazione delle essenze in olio di oliva, conservati e trasportati in vasi di alabastro.
Oltre alla macerazione un altro modo per tirare fuori le essenze delle piante aromatiche è quello della distillazione. Un sistema avanzato di bollitura. Il vapore carico di essenze aromatiche viene convogliato .in un recipiente freddo dove si condensa producendo un liquido. Risultato un liquido che è un condensato di profumi.
Di particolare importanza e punto centrale della mostra è infatti, ricostruito all’interno della sala, un apparato distillatorio, 4 vasi in ceramica tipo metallico adatta a sopportare temperature elevate che che sostituiscono il primo esempio di alambicco della storia .

E ancora in mostra tutto ciò che è legato al profumo e alla sua lavorazione. Dallo scavo di Pyrgos due bellissime brocche. Forma slanciata ed elegante per un lunghissimo becco che ritrae una figura umana stilizzata. Un prezioso manico intrecciato, una decorazione con serpenti su una base rotonda. E sempre dal II millennio un’anfora dal largo collo cilindrico con due statuette verticali con finissime decorazioni.
Fra i pezzi più importanti un rarissimo mortaio in pietra a tazze multiple. Quanto è stato ritrovato conteneva ancora tracce delle sostanze pestate dal piccolo pestello a forma di pera.
Piccoli vasi, gli aryballos, a forma tonda con collo corto e bocca concava con una piccola ansa diritta dall’orlo alla spalla. Un tipo di imboccatura che permetteva di cospargersi di olio profumato applicandolo direttamente sulla pelle. Cattura l’attenzione quello egiziano dall’intenso colore turchese. 

La tradizione della produzione della produzione dei profumi di Cipro arriva fino ai giorni nostri. Nel 1917, quando Francois Coty , oltre a creare famosi profumi, li divise in dieci famiglie a seconda della loro base aromatica, decise di chiamarne una Chypre. E ancora non si chiama forse cipria la polvere profumata per la pelle usata in tutto il mondo fino a pochi anni fa?
Qualsiasi curiosità o dubbio possono essere risolti non solo dai chiari pannelli che accompagnano l’esposizione, ma sopratutto dalla gentilezza di Desiré, che accompagna l’esposizione e che saprà rispondere a qualsiasi domanda.
La mostra curata da Maria Rosaria Belgiorno, direttore della missione archeologia del CNR con il patrocinio del Dipartimento delle Antichità di Cipro, del Ministero degli Esteri Italiano, del CNR e del Comune di Firenze, è stata organizzata in collaborazione con il Consiglio della Regione Toscana. Ricco di foto il catalogo di Gangemi editore, con belle schede delle specie officinali del sito preistorico.
Per l’occasione dell’Officina di S. Maria Novella è stato creato un profumo speciale in edizione limitata, “Mavrorachi”, catturando le fragranze e gli aromi dell’isola e i segreti celati nei resti archeologici. Bergamotto e pino per le note di testa, rosmarino, lavanda e artemisia per quelle del cuore. Nel fondo persistenti note di legno di cedro, muschio di quercia, galbano e tuia. Se chiedete potete provarlo e intanto approfittare dell’occasione per esplorare meglio le sale. 

Lo spazio del complesso dell’Officina è magnifico e da solo merita la vista.
Solenne, ricco di storia, di ricordi dei personaggi che vi hanno lavorato e di riconoscimenti che l’Officina ha ricevuto da più parti nel corso del tempo. Ovunque il profumo che ci ha guidato, luci soffuse e musica di sottofondo. Banconi e armadi originali con in mostra elisir di rose, alkermes, acqua di rose e polveri per bianchire le carni. Creme e melagrane in coccio profumatissime, pot-pourri e pastiglie. Un’elegante mostra di veri odori, carte, scatole, etichette e contenitori, che rendono impossibile resistere alla tentazione di portarsi a casa, insieme ai preziosi profumi, un pezzetto di storia.

Il profumo di Afrodite e il mistero della dea senza volto
Dal 2000 a.C. ad oggi quattromila anni di profumo.
 
Apertura: tutti i giorni 11-18 Ingresso libero

Feed & Rss

sottoscrivi i feed Sottoscrivi i feed atom/rss per essere sempre aggiornato sulla pubblicazione di nuovi articoli!