Quando la piazza diventa salotto: L’Arno. Un percorso visivo

di Cinzia Colzi - pubblicato il 17 Febbraio, 2007 in Mostre

Un?esposizione unica per Firenze, a cielo aperto come quelle di Parigi lungo la cancellata dei Jardin du Luxembourg, ma, con in più, ?l?atmosfera del salotto in uno degli angoli amati da Ottone Rosai e Vasco Pratolini, dove ancora vivono e lavorano gli artigiani storici della città.
Grazie allo straordinario impegno di Stefano Di Puccio, la piazza già da sette anni è teatro della rassegna musicale ?Esperanto Mediterraneo? (appuntamento settembrino dedicato ogni anno a un personaggio nato o vissuto a Firenze, come Silvano Campeggi alias Nano, Mario Mariotti e Luca Flores) e ora, fino al trenta maggio, trasformata anche in galleria d?arte aperta a tutti coloro che passano a qualsiasi ora del giorno e della notte. 16 foto, stampate su PVC (120x150), sorrette da una struttura essenziale, distribuite lungo due lati della piazza, e un video, composto da tre proiezioni che interagiscono tra loro, presentato su uno schermo montato lungo la parete di un edificio che chiude il terzo lato.
Fotografia in Piazza della Passera, L?Arno. Un percorso visivo, una mostra di Gianluca Maver, organizzata e promossa da Stefano Di Puccio, con il patrocinio del Comune di Firenze e la collaborazione del Consiglio di Quartiere 1. In occasione dell?inaugurazione, la mostra è stata accompagnata da alcune composizioni musicali di Giuseppe Mangione realizzate appositamente e, in concomitanza, da un evento, per noi fiorentini, con un valore molto più che puramente toponomastico.
Chi, in questi anni, legge abitualmente questa rubrica, sa bene quanto fugga il gossip, ma, questa volta, consiglio di approfondire la favola a lieto fine della piazza in San Frediano. E? stato proprio l?Assessore Eugenio Giani, che si è battuto instancabilmente, ?a ufficializzare: ?Ora, e finalmente, piazza della Passera c?è, esiste?. In verità, la piazza esisteva dagli anni trenta e, sempre dalle dichiarazioni di Giani, si è trattato della vittoria popolare sul senso di ?ritrosia? riguardo il nome: la proposta, sul suo cammino, ha dovuto incassare due voti contrari, e un astenuto!

Per tornare alla mostra che la Piazza ospita, nel quarantesimo anniversario dell?alluvione, una selezione d?immagini recenti di Gianluca Maver che non rinviano al ricordo di quella tragedia, ma alla contemplazione al silenzio, all?introspezione.
Fotografo lombardo di 34 anni, Maver, vive a Firenze dal 1996 quando, dopo un viaggio itinerante, decise di trasferirsi e qui ha compiuto la sua formazione, presso la ?scuola di fotografia Fondazione Studio Marangoni, dove adesso insegna e conduce anche un laboratorio professionale dove realizza esposizioni di altri autori accomunati nella ricerca artistica.
?La fotografia di Gianluca Maver racconta emozioni, riflessioni; è immediata, una sorta di documento. Lo sguardo di Maver riesce a trarre dalla casualità la presenza indefinibile della bellezza?.
L?Arno. Un percorso visivo un omaggio alla Toscana, un gesto d?amore, ?come il fotografo tiene a precisare, in occasione dei suoi dieci anni di vita fiorentina, con immagini nette, precise, un percorso realizzato attraverso scatti ravvicinati ? così da cogliere la grazia di una ragnatela nella sua transitoria stabilità, leggera e solitaria in mezzo agli arbusti ? sia con riprese a tutto campo - per trattenere la coralità della visione, come una collina sfumata dalla neve che si staglia contro il bianco di un cielo assente - o una boscaglia, osservata dall?interno, durante il cammino, dove gli alberi immersi nella nebbia sembrano tremule rigature d?inchiostro colate sulla carta.
?Quella di Maver per la fotografia è una passione intensa, sorta quando egli era giovanissimo e? fermava i momenti di svago con gli amici. Una passione che si rigenera ogni volta giacché gli consente di dar forma al suo sentire espresso attraverso sguardi lunghi e meditati sulle cose, quasi che nell?intensità della visione colga di esse una sostanza atemporale, nella quale riconoscere il proprio senso interiore, teso alla pienezza della calma e della quiete. I suoi soggetti appartengono all?ordinario della vita, sono privi di un qualche significato, non svelano alcun contenuto riposto. La forza evocativa della fotografia di Maver sta proprio nella capacità del suo sguardo di trarre dalla casualità la presenza indefinibile della bellezza, la cui legge è la contemplazione, che fluisce in un tempo esteso ampliamente e placidamente, dando respiro e libertà, libertà sempre?.

I virgolettati sono della curatrice della mostra, Anna Maria Amonaci, che infine sottolinea: ?Queste fotografie, tuttavia, non consentono alcun indugio nostalgico, spingono anzi oltre i luoghi della memoria, per via di una certa immediatezza, di una presa d?atto piena e ferma del presente. Conducono piuttosto a pensieri sull?essenza dell?acqua, in quanto elemento originario della vita, nutrimento delle cose fin dall?inizio dei tempi. Un?entità ispiratrice per animi sopiti che si rivolgono a lei perché paradigma di potenza generatrice di energia. Ma al contempo forza distruttrice, nella terribilità del suo addensarsi diventando massa implacabile, come quella che si abbatté su Firenze quarant?anni or sono, il cui quarto decennale, fissato nel corrente 2006, è stato per Maver motivo di riflessioni commosse e stimolo ulteriore per l?avvio della ricerca. Una foto di un attimo di scroscio schiumoso pare sia l?immagine di una porzione di minerale, frastagliata da taglienti coagoli di cristalli.



(pubblicato Terra di Toscana maggio 2006 e riportato sul blog in data odierna)

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