Premi Nobel: un secolo di creatività
di // pubblicato il 17 Febbraio, 2007
La segnalazione di questo mese vorrebbe essere un serio spunto di riflessione senza, ovviamente, arrogarmi alcuna morale. Molto semplicemente, ritengo inquietanti certi messaggi subliminali che arrivano dal piccolo schermo costatato che, mai come in questi momenti di oscurantismo ideologico, sia indispensabile difendere bambini e adolescenti da certe emulazioni proponendo loro esempi chiari di quelli che sono, e restano, i valori primari. Fino al prossimo 2 gennaio, potrebbe essere una mezza giornata ben impiegata, accompagnare i vostri figli a Palazzo Strozzi, per un?accurata visita a BEAUTIFUL MINDS Premi Nobel. Un secolo di creatività, la straordinaria e spettacolare esposizione (allestita nel 2001 a Stoccolma, dal Museo Nobel per celebrare il centenario dell?istituzione dei Premi) reduce da una tournée di successo a Tokyo, Seoul, Houston, e Kuala Lumpur, approdata a Firenze, per essere successivamente presentata a New York, Los Angeles, Londra e Berlino. Tema centrale della mostra è l'interpolazione tra creatività degli individui e degli ambienti. Un evento di grande prestigio e potenziale educativo, pensando proprio ai giovani per i quali sono stati predisposti speciali programmi didattici. L?allestimento fiorentino ha creato una sezione riservata ai 19 Nobel e ai due maggiori habitat creativi italiani: l?Istituto di Fisica di via Panisperna (Roma), dove operò anche Enrico Fermi, e la scuola di Giuseppe Levi a Torino, dove si formarono i futuri Nobel Salvador Luria, Renato Dulbecco e Rita Levi-Montalcini.
L?esposizione presenta, con oggetti suggestivi, un uso assai efficace della multimedialità e spettacolari filmati, tutto ciò che si può desiderare sapere dell?uomo che ha dato vita al prestigioso premio, il chimico svedese Alfred Nobel, idealista, inventore e imprenditore cosmopolita, e degli oltre 750 Laureati dalla nascita del Premio (1901), delle loro idee, dell?epoca in cui hanno operato.
Beautiful Minds ne sceglie 32 (tra gli altri, Pierre e Marie Curie, Albert Einstein, Enrico Fermi, Boris Pasternak, Thomas Mann, il Dalai Lama) per raccontare nei dettagli le eccezionali circostanze, anche casuali, che li hanno condotti alla grande impresa.
Dopo i geni, gli ambienti creativi: la Parigi degli anni ?20 che ospitò molti futuri Nobel per la letteratura (Ernest Hemingway, Samuel Beckett), l?odierna Ginevra e le caffetterie del CERN per la fisica, i college di Chicago per l?economia, Cambridge per le scienze.
La rassegna si interroga riguardo la presenza femminile e di quella dei Paesi non occidentali, come ricorda una serie di premi controversi: quelli al chimico tedesco Fritz Haber (padre della guerra chimica), all?economista Milton Friedman, all?ex segretario di Stato Usa, Henry Kissinger, a Jean-Paul Sartre, il solo ad aver spontaneamente rifiutato il Nobel, e si completa con una sezione, anche questa realizzata in occasione dell?allestimento italiano, dedicata agli anni che Nobel trascorse a Sanremo, dove morì nel 1896.
Per concludere una curiosità: durante la visita, Elettra Marconi ha ricordato una premonizione del padre: ?un giorno, disse papà alla mamma, parlare a distanza sarà facilissimo, alla portata di tutti. Chiunque avrà in tasca un piccolo apparecchio con cui mandare e ricevere messaggi. Erano gli anni Venti. Guglielmo Marconi è stato davvero il nonno del telefono cellulare?.
P.S.
Ad articolo pubblicato da settimane, ho ritenuto opportuno integrarlo con la notizia che assomiglia a una fiaba perché regalerà popolarità planetaria a un adolescente il quale non ritiene, il top della vita, aspirare a diventare calciatore o velina.
Alessandro frequenta la prima media, ha una passione per Harry Potter e immagina per sé un futuro da Premio Nobel. Quando l?insegnante cita l?articolo di Biagi su Beautiful Minds pensa dunque di cominciare a informarsi sulle procedure. Alza la mano e chiede: ?Come si fa a vincere il Nobel??. ?Non ne ho idea?, risponde l?insegnante, ?Dovresti chiederlo al Re di Svezia che i Nobel li consegna?.
Quel che segue accade una volta su miliardi di casi. Accade che Alessandro trovi su Internet l?indirizzo del Re (Konung Carl XVI Gustav, c/o Kungl Slottet, Stockholm, Sverige) al quale scrive una breve lettera che l?insegnante traduce in inglese: ?Caro Re di Svezia, il mio nome è Alessandro Pitruzzello (little stone). Da grande sogno di vincere il Nobel per la scienza?Spero di incontrarla un giorno e di poter fare con lei una partita a scacchi? Auguri?.
Accade poi che il Re risponda una prima volta: ?Caro Alessandro, grazie per gli auguri. Il Nobel non è un premio a cui ci si può candidare?Ti accludo una foto della mia famiglia?. E accade ancora che, sulle ali dell?entusiasmo, Alessandro partorisca l?idea di un Nobel assegnato dai ragazzi (Kid?s Nobel) a chi per i ragazzi abbia fatto qualcosa di benefico. Un?idea che origina una seconda lettera al Sovrano di Svezia.
Come risultato del carteggio una favola del terzo millennio. Alessandro e la sua famiglia saranno infatti ricevuti venerdì 10 a Stoccolma a Palazzo Reale, parteciperanno alla cerimonia di premiazione dei Nobel 2005 (si svolge sempre il 10 dicembre) e il giorno successivo visiteranno il Museo della Fondazione Nobel su invito del direttore Svante Lindqvist. il quale ha dato il 7 dicembre la notizia con una telefonata all?Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, mentre i genitori di Alessandro sono stati informati dall?ambasciatore italiano a Stoccolma, Giulio Cesare Vinci Gigliucci.
La nostra Italia, quest?anno senza Nobel, sarà dunque rappresentata da un ragazzino sveglio e intraprendente che, per uscire dall?anonimato, ha escogitato qualcosa di meno banale che farsi rinchiudere in una casa satura di microfoni e telecamere.
(pubblicato Terra di Toscana novembre 2004,?successivamente aggiornato con il p.s. e riportato sul blog in data odierna)