Piero, Etruschi e Maggio: questa è la Toscana!

di Cinzia Colzi // pubblicato il 30 Aprile, 2007

Forse sarò spudoratamente di parte, ma sfido chiunque a mettere oggi sulla bilancia un?altra offerta paragonabile a quella della nostra splendida Terra?. Terra di Toscana.

Partirei dalla grandezza infinita di Piero della Francesca e gli eventi culturali collegati, ma anche la ?sola? manifestazione allestita fra Arezzo, Sansepolcro e Monterchi basterebbe per attraversare gli oceani e, come ho già segnalato nell?articolo specifico, è stupendo sentire molto più vicino a noi la grandezza di un genio (http://www.mostrapierodellafrancesca.it/ per tutte le informazioni, promozioni).

Un?altra esperienza di ?avvicinamento? all?arte lontana come se appartenesse a questo nostro secolo per le chiavi di accesso fornite dagli organizzatori, la vivrete grazie al ?ritorno a casa? di pezzi fondamentali dell?etruscologia: a Siena la mostra archeologica ?Etruschi. La collezione Bonci Casuccini? e a Chiusi una sezione di questa dedicata proprio alla scultura arcaica prodotta dalle botteghe chiusine tra il tardo VII e la fine del VI sec. a.C. (e vi rimando all?artiolo già pubblicato http://cinziacolzi.com/dblog/articolo.asp?id=84). Credo che l?amore per i nostri avi abbia reso possibile un evento che le scuole dovrebbero inserire nella programmazione didattica e, ancora una volta, sento il desiderio di ringraziare il dott. Mario Iozzo, Direttore del Museo Archeologi Nazionale di Chiusi per avermi reso facilmente comprensibile anche quello che proprio non lo è! La mostra ?Etruschi. La collezione Bonci Casuccini? riunisce, dopo 150 anni, nei luoghi della loro formazione i due nuclei fondamentali di una delle più celebri e ricche raccolte archeologiche private d?Italia proponendo una selezione di oltre duecento opere. Durante tutto il periodo espositivo (fino al prossimo 4 novembre) sempre presso lo stesso Complesso museale Santa Maria della Scala è allestita anche la mostra ?Pulcherrima Res. Preziosi ornamenti dal passato? manufatti in oro, argento, bronzo, vetro e gemme intagliate e quasi cinquecento reperti, dai primi semplicissimi monili preistorici, realizzati con conchiglie e ciottoli poi, proseguendo con gli esempi della cultura egizia, fenicio-punica, greca e romana , per arrivare ai gioielli di età bizantina, provenienti dal museo ?A.Salinas? di Palermo. (per ogni informazione: www.santamariadellascala.com e , per Chiusi, Sbatos.museochiusi@beniculturali.it).

Dopo Arezzo e Provincia e Siena e Provincia, a Palazzo Pitti ?Musica in Scena? un? emozione inattesa, un naturale riverbero di bellezza per la linea pittorica che ha rivoluzionato la scena del Novecento: lo ammetto, mi sono commossa. Non è mia abitudine polemizzare, però vorrei marcare il fatto che solo il ?Maggio?, per Settanta volte ininterrotte, ha presentato a Firenze le proprie idea senza timori e, temendo di non essere serena nell?esposizione (sul blog ha esordito brillantemente Katty e consiglio di collegarvi con http://www.cinziacolzi.com/dblog/articolo.asp?articolo=83 ) per parlarvene, gentilmente autorizzata, ho estratto alcuni concetti di Cristina Acidini, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino: ?La mostra organizzata dal Polo Museale Fiorentino e dal Teatro del Maggio Musicale ha investito come un soffio estemporaneo e geniale la Galleria d'arte moderna a Palazzo Pitti, in questa primavera 2007 che vede compiersi il 70? anno dalla prima edizione del ?Maggio?. Dove, se non qui, si sarebbe potuta organizzare con altrettanta proprietà e felicità di risultato una mostra che valorizzasse le testimonianze di quello sterminato archivio di materiali e d'immagini, inserendole in un percorso di opere d'arte che instaura con esse dialoghi emozionanti e fervidi, in un arco di tempo che va dal Ventennio fascista al terzo millennio? Fra le tante ed eccellenti manifestazioni che celebrano la ricorrenza, non ne poteva mancare una dedicata alle arti figurative al servizio della musica: e in particolare quello speciale crocevia artistico che è in effetti la combinazione di architettura effimera, scenografia, décor, costume e immagine che solo sul palcoscenico del teatro sboccia nella sua transitoria perfezione ma lascia dietro di sé - per nostra fortuna - raccolte così vaste e varie, che il problema è selezionarle fino a individuare al loro interno una scelta significativa e sostenibile di oggetti. Creare all'interno del Polo Museale Fiorentino un evento espositivo che ripercorra e presenti a un vasto pubblico la gloriosa storia del Maggio Musicale, attraverso gli oggetti e le immagini che gli appartengono, significa rendere omaggio a un elemento costitutivo dell'identità culturale fiorentina nel segno della contiguità tra arti visive e musica: un dovere da un lato, un motivo di fierezza dall'altro. E anche, una volta di più - perché più d'una sono state le occasioni analoghe in passato, ultima la duplice mostra Maggio 1933-1953 svoltasi nel 2003 negli Uffizi, tra Gabinetto Disegni e Stampe e San Pier Scheraggio - gustare quell'intreccio di espressioni artistiche diverse che pure tanto hanno in comune, a cominciare dai rispettivi lessici, fitti di imprestiti se non addirittura di amichevoli furti. Perché se commentando l'arte e in specie la pittura (e talvolta l'effetto di un restauro) ci si ritrova a parlare di timbro, tono, armonia, consonanza, dissonanza e altro ancora, non meno naturale è l'uso di concetti come cromatismo e colore nella musica. (..) preme però sottolineare che solo il sistema robusto e collaudato che si è venuto creando negli ultimi anni all'interno del Polo Museale tra la componente pubblica e quella privata, tra direttori storici dell'arte e professionisti, tra ricercatori e organizzatori, ha consentito che l'obiettivo ambizioso, forse irragionevolmente ambizioso di produrre in così breve tempo un'adeguata celebrazione del Maggio Musicale venisse raggiunto. Non molti altri musei, né molti altri sistemi museali in Italia - ma potrei dire nel mondo - avrebbero avuto spalle larghe abbastanza per farsi carico di questa sfida e portarla in fondo con risultati di qualità: e di questo credo che una volta di più la città di Firenze nelle sue componenti politiche e amministrative, dal Sindaco al Sovrintendente del Teatro, e con loro tutti i cultori dell'arte e della musica, possano trovar motivo di fierezza. E infine, senza l'entusiasmo e la dedizione dei protagonisti e di tutti quelli a vario titolo coinvolti in questa mostra, come tante altre cose belle, non ci sarebbe?.

(pubblicato aprile 2007 e riportato sul blog in data odierna)

 

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