Piccio. L’ultimo romantico

di Cinzia Colzi - pubblicato il 05 Marzo, 2007 in Mostre

A Cremona, Sala Rodi del Centro Culturale Santa Maria della Pietà, in piazza Giovanni XXIII, fino al 10 giugno (poi prorogata fino all’otto luglio), l?occasione di ?scoprire? un artista che vi ruberà il cuore. Come appassionata di arte, non ho difficoltà ad ammettere che ben poco conoscevo di Giovanni Carnovali e, il viaggio, è stato una felice sorpresa oltre ad aver colmato una vera lacuna. Sono entusiasta: accade tutte le volte che Terra di Toscana mi offre la possibilità di partire per approfondire artisti che, a Firenze, non hanno lasciato tracce significative(un?altra esperienza estremamente significativa come l?educational tour marchigiano su Lorenzo Lotto alla pagina http://cinziacolzi.com/dblog/articolo.asp?id=69).

?Piccio. L?ultimo romantico??(promossa e organizzata dall?Apic di Cremona in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Lombardia, la Galleria d?Arte Moderna di Milano, il Comune e la Provincia di Bergamo, l?Accademia Carrara di Bergamo, il Comune e la Provincia di Varese, i Musei Civici di Pavia e il Museo civico Ala Ponzone di Cremona) é la prima iniziativa monografica a lui dedicata da oltre trent?anni perché, l?ultima esposizione importante, resta quella realizzata a Bergamo nel 1974.
Oggi l?attività del Maestro viene presentata rispettando il percorso cronologico e stilistico della sua evoluzione e scandita da alcuni temi portanti che ne caratterizzano le scelte iconografiche permettendo l?individuazione di significativi confronti con artisti amici o affini e il Comitato Scientifico si è soffermato sulle opere più significative della produzione del Piccio, oltre a Diotti, Trécourt, Coghetti, per concentrare la scelta su dipinti e disegni dei musei di Milano, Bergamo, Cremona e Pavia, oltre che di prestigiose collezioni pubbliche e private sia italiane ed europee, oltre all?eccezionale evento di ricostruzione della ?Sala ovale? della famiglia Berizzi, con il confronto tra quattro diverse interpretazioni del tema paesistico ad opera di quattro diversi artisti, tra cui Piccio.
Ideata e sviluppata partendo dal bicentenario della nascita, a Montegrino Valtravaglia nel 1804, per valorizzare un artista particolarmente significativo nell?innovazione di un linguaggio specificamente lombardo e in grado di confrontarsi con le sperimentazioni più moderne in ambito europeo, la scelta della sede espositiva é stata dettata proprio dal percorso biografico (dopo pochi anni trascorsi nel paese natale, il periodo di formazione avvenuto a Bergamo presso l?Accademia Carrara e il successivo periodo milanese, vive a Cremona tutta l?ultima fase di attività, fino alla scomparsa nel Po avvenuta nel 1873) in un allestimento di oltre 150 dipinti, disegni e bozzetti, articolandosi su nove sezioni cronologiche fondamentali:

I. L?immagine dell?artista: una selezione di autoritratti del Piccio ritratti dipinti da Piccio per i colleghi pittori e ritratti realizzati da artisti coevi.
II. La formazione e il rapporto con la prima committenza a Cremona e Bergamo: la frequentazione dell?Accademia Carrara e la conoscenza di alcune grandi personalità della cultura bergamasca e cremonese.
III. Opere a soggetto sacro, di mitologia e di storia: le prime opere a soggetto narrativo, inizialmente improntate ai modelli lombardi dei secoli precedenti, le grandi commissioni per opere sacre, i soggetti mitologici e di storia che ricercano naturalezza e immediatezza pittorica.
IV. Ritrattistica del reale: ritratti, per lo più di personaggi bergamaschi, caratterizzati da una verosimiglianza accanita e impietosa, nel solco della fondamentale tradizione lombarda con la quale Piccio si confronta reinterpretando il gusto del vero.
V. Bozzetti e disegni: testimoniano la continua attività di studio; a volte sono preparatori per opere più grandi, ma spesso sono destinati più semplicemente alla elaborazione di nuovi spunti figurativi o cromatici.
VI. Agar: il lunghissimo iter preparatorio della pala di Alzano evidenzia che il vero riferimento neoclassico per il Piccio era più Appiani che Diotti: Piccio giunge a una rivoluzionaria impostazione iconografica e a un?interpretazione pittorica e naturalistica assolutamente inattesa di questo tema sacro.
VII. Il nudo nel paesaggio: uno dei temi profani più ricorrenti nell?opera del Piccio, viene reinterpretato in una forma naturalistica che diviene panteismo e immersione nella natura incontaminata, per certi versi in grado di ricordare analoghe esperienze degli stessi anni in particolare nella pittura francese.
VIII. Paesaggio: questo tema, inizialmente sfondo per i temi sacri e di storia, più tardi assume validità autonoma e diventa occasione per descrizioni di straordinaria efficacia cromatica e atmosferica. A testimoniare la piena consapevolezza della pittura en plein air, In mostra sarà ricostruito ? fatto del tutto eccezionale ? l?ambiente della cosiddetta ?Sala ovale? di casa Berizzi, nella quale sono raccolti dipinti di paesaggio che costituiscono una sorta di gara tra Piccio stesso, Ronzoni, Trécourt e Canella.
IX. Ritrattistica ?romantica? e figure femminili di genere: nell?ultimo periodo della ritrattistica del Piccio (anni ?60 e primi anni ?70), quando le novità di stesura pittorica e di immediatezza espressiva, in qualche modo già sperimentate nei bozzetti e in particolare nei dipinti di paesaggio, rendono ancora più vitale il sentimento del vero già adottato dal pittore fin dalla ritrattistica giovanile. Si spiegano così quelle immagini di personaggi che talvolta si presentano quasi in un apparente non-finito e che comunque fanno di una materia accesa e crepitante il loro segno distintivo. Soprattutto in quest?ultimo periodo l?artista indulge inoltre alla ripetizione di soggetti tra loro molto simili, in particolare per quanto riguarda immagini di personaggi femminili, che non sono necessariamente dei ritratti (come ad esempio le Flore) e che godono però di notevole fortuna proprio per l?inusitata e raffinata vibrazione dei colori.

Da non perdere il catalogo della Silvana Editoriale dove troverete supporto, ad esempio, all?eccezionale e appassionata battaglia combattuta nel 1863 dall?amico Giacomo Trécourt in difesa dell?Agar, il dipinto rifiutato - caso unico nell?Ottocento italiano - dai suoi committenti e bisognerà attendere il secolo successivo perché sia istruito il caso di un artista, la cui rivalutazione postuma lo rivendicava come protagonista di un romanticismo italiano mancato (romantica, nel senso idealista e europeo del termine, non era considerata la cosiddetta ?rivoluzione del trovarobe? di Hayez e dell?Accademia). Un altro episodio da scoprire è il leggendario viaggio a Parigi insieme al fido Trécourt, avvenuto addirittura a piedi perché non vi è certezza di come e quando, la singolare sperimentazione del Piccio, anticipatrice dei percorsi eccentrici di Federico Faruffini e della scapigliatura se non del divisionismo, veniva proiettata sulla ribalta della pittura francese in un possibile ventaglio di confronti, in realtà tutti generici, tra Delacroix e Courbet, tra Corot e Barbizon, dove tutto apparentemente si tiene, ma nulla alla fine riesce ad andare veramente a posto.
Come sostiene Fernando Mazzocca nel saggio ?Piccio e la pittura lombarda tra romanticismo e naturalismo: l?eredità di Appiani?: ?.. forse è meglio, senza negare il respiro europeo di questo artista assolutamente geniale, abbandonare le sponde della Senna e ritornare, per trovare spiegazioni più plausibili, tra le rive più domestiche del Serio, dell?Adda e del Po, su cui, sino a quella consequenziale morte per annegamento, Carnovali riuscì a sperimentare e realizzare le sue straordinarie intuizioni visive, tanto innovative quanto ricollegate alla più genuina tradizione lombarda, tra Correggio, Luini e Appiani. Così come avveniva, tra le rive dell?Arno e dell?Affrico, ai macchiaioli che si confrontavano insieme con la natura e con i primitivi toscani, con Giotto e il Quattrocento?.

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