Peggy Guggenheim e la nuova pittura americana

di Marica Guccini // pubblicato il 12 Dicembre, 2008

Contemporary arts Torino Piemonte, manifestazione che mostra l’edificante attenzione che il capoluogo piemontese dedica all’arte contemporanea, si dirama, in tutto il torinese, attraverso un eterogeneo programma di eventi. Amministrazioni pubbliche e private hanno collaborato, proponendo e sostenendo diverse iniziative, alla valorizzazione e promozione della nostra contemporaneità artistica.

Tra i varie eventi del cartellone compare l’esposizione di Vercelli “Peggy Guggenheim e la nuova pittura americana”, seconda tappa di una triade espositiva inaugurato nello spazio Arca, ex Chiesa di San Marco.
Il progetto, avviato nel novembre dello scorso anno con l’esposizione “Peggy Guggenheim e l'immaginario surreale”, ha come ambizione quella di ospitare la più vasta rassegna italiana dedicata alle avanguardie della prima metà del Novecento e, contemporaneamente, raccontare attraverso una sorta di diario per immagini, il mecenatismo, la vita artistica e il collezionismo di Peggy Guggenheim. Proprio attraverso le opere di Peggy, collezionista universalmente conosciuta per aver posto alla ribalta artisti futuri padri di movimenti nascenti, si potranno scorrere opere e maestri che hanno recitato sul palcoscenico dell’arte delle avanguardie.

Quella di Vercelli, come esplicita il titolo, si concentra sugli anni americani di Peggy e sull’America natia nella quale torna a causa del conflitto mondiale che tinge di sangue l’Europa. Nel suo espatrio la Guggenheim porta con se alcuni artisti europei, primo tra tutti il futuro marito Marx Ernst.

A New York nel 1942, Peggy inaugurerà la galleria Art of this Century, innovativo spazio espositivo appendice del cenacolo culturale che frequentava la sua casa, costruito dall’architetto austro-romeno Frederick Kiesler. Luogo magico ed accattivante e anche, agli occhi dei meno favorevoli all’innovazione portata dalla lettura di Peggy, scandaloso per l’irregolarità degli spazi, scanditi da muri curvi e stand girevoli ai quali verranno appese le opere, il tutto avvolto da un sottofondo musicale che interagisce con le opere stesse. Il suo occhio è puntato sugli artisti emergenti americani, con straordinaria intuizione e coraggio la collezionista saprà sponsorizzare e far crescere le figure di coloro che, poco tempo dopo, saranno riconosciuti come i maestri americani.

La mostra, realizzata con la collaborazione della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e con i prestiti della collezione newyorchese e di altre collezioni private, presenta le opere di ventuno artisti protagonisti dell’Espressionismo Astratto, primo fenomeno artistico tipicamente americano ad influenzare il resto del mondo.

Centrale nel percorso espositivo, così come era centrale nell’interesse di Peggy Guggenheim, è la figura Jackson Pollock (1912-1956), portato dalla collezionista ai vertici che conosciamo. Quattordici sue tele, solitamente difficilmente visibili in mostra per la loro fragilità, scandiscono il cuore dell’esposizione.

La donna luna del 1942 è la prima tela ad aprire il percorso e a mostrare come la tensione cromatica esploda in opere che, a queste date, registrano ancora influssi picassiani. È di qualche anno successivo, nel 1947, l’innovativa invenzione della tecnica pittorica del dripping con la quale Pollock sappiamo aver rivoluzionato l’arte mondiale, spunto diretto dalla “scrittura automatica” surrealista. Vari gli esempi in mostra.

Incroci e contaminazioni da e con l’opera di Pollock si possono scorgere in numerosi artisti ma, in particolar modo, in due europei espatriati in America quali Hans Hofmann (1880 – 1966) e Arshile Gorky (1904 –1948) artista, quest’ultimo, armeno che specchia, nella sua pittura, il suo doloroso viaggio nella tormentata terra d’origine.

La seconda parte, parallelamente alla progressione dell’arte di Pollock, presenta ulteriori artisti a lui accomunabili, esponenti di tre noti momenti della nuova cultura americana quali la Scuola di New York, gli Irascibili, l’Espressionismo Astratto.

In antitesi alla gestualità di Pollock sono poi esposte le tele di Mark Rothko (1903 – 1970) degli anni ’40. In queste il dato surreale è ancora presente, ma comincia già a stemperarsi nelle grandi campiture cromatiche bruno e arancio che saranno la sua futura marca espressiva.

Seguono alcuni maestri dell’Espressionismo Astratto quali Franz Kline, Conrad Marca-Relli, Jack Tworkov e, come singolare sorpresa dell’esposizione Charles Pollock, fratello di Jackson.

In conclusione tre capolavori, palle di vetro sulle quali si specchierà e sboccerà l’arte americana: Irlanda (1958) di Grace Hartigan, Elegia della Repubblica Spagnola n. 110 (1971) di Robert Motherwell, e Sarabanda (1959) di Morris Louis, grande tela evanescente che chiude, con la sua luminosità, l’intero percorso.

Fino al 1 marzo 2009
Vercelli, Arca – Chiesa di San Marco, Piazza San Marco

 

Dettagli

Didascalie immagini

  • Victor Brauner, Senza titolo, 1941
    © Victor Brauner, BY SIAE 2007.
  • Salvador Dalí, La nascita dei desideri liquidi, 1931-32
    © Salvador Dalí, BY SIAE 2007.