Parco di Boboli: ‘Il giardino antico da Babilonia a Roma’
di // pubblicato il 07 Maggio, 2007
Questa mattina, la collega Erica mi raccontava?di aver agevolato, incolonnata in coda, il parcheggio di uno sconosciuto e questo, uscito di macchina, le ha bussato al vetro e offerto un cioccolatino ringraziandola sorridente per la cortesia ricevuta. La cosa folle è lo stupore collettivo di meravigliarci quando?riceviamo cortesia e gentilezza. Ripensavo all?episodio, all'inesorabile involuzione?clulturale del nostro tempo, proprio?mentre camminavo verso l?uscita, dopo aver visitato una mostra?estremamente stimolante per la fantasia educativa dei ragazzi e come autentico spunto di riflessione per ognuno di noi.
Da domani, fino al 28 ottobre, alla Limonaia del Giardino di Boboli??Il giardino antico da Babilonia a Roma. Scienza, arte e natura? (organizzata e promossa dall?Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei, dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino e dall?Ente Cassa di Risparmio di Firenze con oltre centocinquanta reperti provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano, dai Musei Capitolini, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dagli Uffizi, dai Musei Vaticanioltre che dal Louvre, il British Museum, il Vorderasiatisches Museum di Berlino e il Badisches Landesmuseum di Karlsruhe, il tutto quale sintesi?di tre anni di appassionate ricerche?e studio da parte dei curatori, un anno di preparazione e anche un lavoro?sotto le piogge torrenziali degli scorsi giorni, ma senza tregua)?per narrare?storia ed evoluzione tipologica del giardino con tutto quanto lo ha reso luogo di svago, meditazione e sperimentazione di saperi naturalistici e tecnici dal mondo mesopotamico fino alla Roma imperiale.
La prima sezione?si apre con la nascita del giardino in Mesopotamia,?origine ed evoluzione?delle prime aree verdi connesse ai palazzi reali e dove,?i reperti, raffigurano le piante di questi primi giardini e l?acqua, elemento essenziale per la loro cura. Nel mondo assiro il giardino rifletteva la gloria del sovrano: i vasti parchi sorti all?ombra dei palazzi reali rispecchiavano, con la varietà delle specie delle piante utilizzate, l?ampiezza del regno. Ricostruito per la prima volta un aratro seminatore sumerico per evidenziare la tecnica necessaria occorsa per addomesticare la natura nei grandi parchi che ornavano le regge, mentre la replica funzionante della statua fontana di una divinità femminile con vaso (originale al?palazzo di Mari) ricorda la proprio lafondamentale presenza dell?acqua.
Inoltre, dalle esperienze maturate in campo architettonico, idraulico e botanico presero forma i giardini pensili di Babilonia, destinati a divenire una delle sette meraviglie del mondo antico e, a chiusura della sezione, la ricostruzione di un modello funzionante delle?soluzioni tecniche più probabili per la loro irrigazione, cui alludono le testimonianze di antichi autori (per esempio Erodoto) e alcuni ritrovamenti archeologici.
Il mondo greco nella?seconda sezione:?i giardini degli dei e dei filosofi e i reperti?esposti consentono di entrare in nel?mito e nella meditazione filosofica dove, nell'arido paesaggio greco, i piccoli giardini apparivano come vere e proprie oasi, la cui proprietà era gelosamente tramandata di generazione in generazione. Il miracolo del rinnovarsi della natura in questi orti verdeggianti fu probabilmente all?origine della precoce associazione fra il verde e l?idea del divino. Vasi dipinti?accompagnano il visitatore in un suggestivo percorso, dai giardini di Alcinoo a quelli di Adone e Proserpina, a lungo cantati nelle fonti per le meraviglie della natura in essi presenti. Un vaso?offre la raffigurazione del giardino delle Esperidi, situato ai confini del mondo. I ritratti di alcuni filosofi a testimonianza?della trasformazione avvenuta attorno agli spazi verdi nati?alla periferia di Atene tra il IV e il III secolo a.C. e dove?si stabilirono alcune delle più celebri scuole?dell' antichità.?Platone e Aristotele, con?preziose edizioni cinquecentesche delle loro opere,?evidenziano la trasformazione del verde in luogo consacrato alla meditazione. Il ginnasio che si estendeva in prossimità del boschetto sacro all?eroe Akademos divenne infatti il luogo prediletto da Platone e dalla sua scuola, mentre il non lontano recinto consacrato a Apollo ospitò il celebre Liceo di Aristotele.
Il giardino non è solo il nuovo sfondo delle indagini filosofiche ma anche, nel caso di Epicuro, il simbolo di quel pensiero. Il?sarcofago con le Muse?introduce il passaggio all?età ellenistica, caratterizzata da un nuovo proficuo rapporto tra natura, arte e scienza e la?ricostruzione di tre?modelli funzionanti (di cui resta la descrizione nella meccanica antica e nei trattati di Pneumatica, la ?Fontana di Erone?, il ?ramo con uccellini che cinguettano? e un ?corno potorio? trasformato in fontana zampillante) permettono al visitatore di osservare da vicino le innovative tecnologie maturate in età ellenistica nell?ambiente del Museo di Alessandria dove, tra il giardino, le aule per lo studio e la grande biblioteca le scienze andarono modificando il loro contenuto e i loro obiettivi.
Il mondo romano nella terza sezione?divisa in due parti:?una dedicata ai giardini della città di Roma (Gli horti romani), l?altra a quelli di Pompei (Gli horti pompeiani). Col termine hortus si indicava?l?appezzamento di terreno immediatamente contiguo alla casa ed utilizzato per la coltivazione di frutta e verdura. A partire dal I secolo a.C. l?hortus acquistò i caratteri di luogo di piacere racchiuso all?interno di monumentali cortili cinti da colonne, i peristilii. In questi spazi consacrati al godimento estetico, elementi decorativi derivati dai giardini sacri e dai ginnasi del mondo greco furono inseriti in una cornice vegetale accuratamente disegnata dai maestri dell?ars topiaria (l?arte del giardinaggio) con lo scopo di creare un artefatto paesaggio idillico, nel quale erano sistemate statue di satiri, ninfe e altri mitici abitanti del bosco. Alla metà del I secolo d.C., una verde cintura costituita da oltre 60 parchi circondava il centro di Roma e?alcune di queste tenute rimasero di proprietà imperiale per quasi cinque secoli, arricchendosi continuamente di nuove strutture architettoniche e opere d?arte. Portici, fontane, ambienti tricliniari per i banchetti estivi circondavano i palazzi, solitamente collocati su terrazze disposte a seguire il declivio delle colline. Nella cornice di questa artificiale Arcadia erano sistemate centinaia di statue dei soggetti e delle dimensioni più diverse, fra le quali non mancavano neppure rari e preziosi originali greci. Alcune sculture, prestate dai Musei Vaticani e Capitolini, testimoniano?il fasto di queste straordinarie opere dell?uomo, di cui oggi resta soltanto lo scheletro fatto di architetture, fontane e statue, che ci consentono comunque di immaginarne l?originaria bellezza.
Proprio attraverso l?esposizione ragionata di sculture, affreschi e ricostruzioni é palese?l?antico splendore degli Horti di Mecenate e Lamia: mentre Mecenate operò una trasformazione dell?Esquilino, dove realizzò un parco confluito alla sua morte nel patrimonio di Augusto e destinato a divenire luogo di residenza prediletto da molti imperatori, Elio Lamia, console nel 3 d.C., donò alla sua morte gli splendidi giardini sull?Esquilino a Tiberio, con le numerosissime sculture di eccezionale importanza che vi si trovavano.?
Senza conoscere gli horti di Roma, non è possibile comprendere pienamente il significato e l?originalità dei giardini delle città di provincia. Pompei costituisce il fortunato esempio di questa ricezione periferica dei modelli urbani. Oltre a ricostruire l?arredo del giardino, il caso pompeiano consente di dare forma al disegno vegetale. Solo in quest?area infatti è possibile sapere quali piante erano utilizzate, come erano disposte e qual era la loro funzione.
Piante medicinali, fiori utilizzati per le corone dei banchetti e alberi da frutta coesistevano con siepi dai disegni geometrici realizzate dai maestri dell?ars topiaria. ? questa natura del giardino pompeiano che la mostra, nella sua ultima sezione, cerca di ricostruire, indagandone, accanto al decoro scultoreo, l?arredo vegetale e i complessi sistemi idraulici che garantivano la prosperità delle piante. In questa parte della mostra sono esposti alcuni affreschi appartenenti al particolare genere delle pitture di giardino che in origine decoravano le pareti di alcune abitazioni. Ne costituisce l?esempio più straordinario il ciclo di pitture rinvenuto in una stanza della Casa del Bracciale d?Oro di Pompei, che nell?occasione di questa mostra viene per la prima volta presentato interamente. Altri oggetti di straordinaria bellezza accompagnano il visitatore in questo percorso: tra questi, la spettacolare fontana dell?Idra, una scultura bronzea di oltre due metri di altezza che rappresenta il mostruoso serpente a cinque teste, trasformate in altrettante bocche di fontana, attorcigliato attorno a un albero. Questa straordinaria opera è anche il logo della mostra, testimonianza della commistione tra arte e scienza e simbolo di una cultura capace di meravigliare anche attraverso il sapiente uso di raffinate tecniche idrauliche. Spettacolari modelli funzionanti in scala e in trasparenza rendono conto della fondamentale presenza dell?acqua. Il complesso sistema idraulico che garantiva il funzionamento dei giochi d?acqua della casa di Q. Quartius (a lungo chiamata di ?Loreio Tiburtino?) a Pompei, viene per la prima volta riproposto al pubblico. Attrezzi da giardino, statue ornamentali e fontane zampillanti, arredi in marmo e bronzo ricreeranno la raffinata atmosfera del giardino di una città romana del I secolo d.C.
Infine, collocate nel verde antistante la Limonia, due ricostruzioni in scala 1:1 del giardino dei Vettii e dei Pittori al Lavoro,?chiudono il percorso:?il primo restituisce agli occhi del visitatore la spettacolare interazione di giochi d?acqua, vegetazione e scultura che costituiva l?originalità e la bellezza dei giardini della borghesia vesuviana, mentre il secondo, scavato in anni recenti con tecniche particolari, mostra la reale immagine di un giardino pompeiano un attimo prima dell?eruzione.
In tutte le sezioni del percorso espositivo sono presenti postazioni video con approfondimenti multimediali su temi specifici, realizzati dal Laboratorio Multimediale dell?Istituto e Museo di Storia della Scienza. La mostra prende l?avvio da studi e ricerche di carattere interdisciplinare condotti da studiosi italiani e stranieri che hanno collaborato alla sua realizzazione.
Suggerisco la lettura del catalogo (a cura di Giovanni di Pasquale e Fabrizio Paolucci e?pubblicato?Sillabe) prima della visita per non perdere nessun aspetto.
Il sito www://brunelleschi.imss.fi.it/giardinoantico/indice.html?presenta il percorso espositivo e una biblioteca digitale con testi attinenti?liberamente consultabili.