Palazzo Incontri

di Cinzia Colzi // pubblicato il 15 Febbraio, 2008

Sono trascorsi esattamente 365 giorni dalla nascita del blog, divenuto il mese scorso testata giornalistica, e, con orgoglio, possiamo affermare come ci venga riconoscito il merito di scrivere senza condizionamenti, raccontando eventi positivi perché è solo la "bellezza serenatice" a ispirarci e, facilitati da non esserre critici d'arte, scegliamo sistematicamente di non riferire qualora qualcosa non ci piaccia.

In questa ottica, la homepage del primo anniversario è dedicata alla recensione di Palazzo Incontri, volume edito da "Le Lettere" per la Banca Cassa di Risparmio di Firenze, venuto alla luce grazie al talento e alla tenacia del dott. Emanuele Barletti.

L'idea di dargli questo spazio é stata immediata nel momento in cui, a fine presentazione, Emanuele vergava il volume con dedica, definendomi "fedele comunicatrice di belle cose...".
E' proprio un'opera pregevole(curata appunto da Barletti, dove tutto é perfettamente equilibrato, dalla veste grafica all'impaginazione, la selezione fotografica oltre ai contenuti dei saggi), il lavoro corale che valorizza un importante edificio di Firenze, andando a colmare il vuoto perché Palazzo Incontri non era stato sufficientemente studiato.
Oggi, dopo accurate ricerche, possiamo sfogliare questa raccolta unitaria di saggi corredati da una dettagliata campagna fotografica.

La professoressa Mina Gregori che ha guidato Barletti  nell'impresa, esordisce: "Firenze deve principalmente ai suoi palazzi e a quelli che un tempo erano casini fuori delle mura la sua fama peculiare di città-museo. Nei resoconti dei viaggiatori del Seicento e del Settecento i palazzi fiorentini furono considerati e indicati come per poche altre città italiane nel loro insieme e in particolari menzioni come una delle attrattive per i visitatori. Oggi, che dal turismo dipendono gran parte dei vantaggi e dei problemi della città, anche i palazzi ne sono investiti. Nel generale allentarsi delle regole e dei principi di riferimento, nel loro uso sono state avviate pericolose soluzioni di investimento, favorite da una legislazione regionale molto discutibile e che andrebbe modificata. Palazzo Incontri è stato invece restaurato degnamente e ora illustrato  (..)"

Relativamente alla storia, la Professoressa, spiega il lavoro svolto:  " Il palazzo, restaurato dal monsignore Ludovico Incontri, spedalingo di Santa Maria Nuova, per donarlo al fratello Ferdinando, con lavori che si condussero nel 1679, viene illustrato nei contributi del volume entro una città che si era ristrutturata come capitale granducale secondo un disegno avviato da Cosimo I. Nel suo saggio Mario Bevilacqua tratta dell’assetto cittadino residenziale e viario che si formò dal tardo Cinquecento, accennando alle sue connessioni col territorio posto a settentrione, fuori dalle mura, su direttive a cui la nobiltà andò allineandosi, accolta nel giro degli incarichi di corte, così da costituire, come ha scritto Alessandro Rinaldi 'una reggia diffusa'.

Anche il palazzo Incontri fa parte di questa vicenda, sia per la posizione raggiunta dai membri della famiglia, ricevendo i titoli di marchesi e di senatori e le insegne dell’ordine di Santo Stefano, come riferiscono l’approfondita ricerca di Alberto Bruschi e l’apparato documentario curato da Emanuele Barletti, sia per l’ubicazione nel canto di San Michele Visdomini e la via dei Servi e nella via dei Pucci, di fronte agli edifici di questa potente famiglia. I saggi di Mario Bevilacqua e di Marco Calafati utilizzano criticamente l’importante serie di documenti riguardanti i protagonisti, tra i quali il fascicolo recentemente ritrovato con le Stime prezzi e misure relativi al palazzo Incontri di via dei Servi che offre preziose notizie di cantiere, utili al di là del contributo finalizzato all’edificio, per conoscere gli orientamenti costruttivi, i metodi in uso a Firenze in quel tempo, le maestranze e i materiali.

Grande rilevanza alle decorazioni nei saloni del palazzo e la Gregori illustra come sia stato possibile attingere a una ricchissima documentazione coeva ai lavori: " Il capitolo dedicato al salone affrescato nel 1702 dai due grandi quadraturisti Lorenzo Del Moro e Rinaldo Botti rappresenta un’opportuna apertura sul mondo della pittura prospettica, il cui significato va molto al di là della diffusa tendenza a considerarla mera decorazione (..) 
Per il ‘Convito degli dei’ di Anton Domenico Gabbiani, l’opera nel corso della quale il pittore, cadendo dalle impalcature, ha lasciato la vita, Emanuele Barletti ha compiuto un’indagine fondata sui ricordi di Francesco Saverio Baldinucci e di Ignazio Enrico Hugford, allievo del pittore. Su queste tracce ha ripercorso, anche a confronto con altri esempi della sua attività, la genesi dell’opera attraverso successivi studi e cartoni e ha ricordato l’insoddisfazione del pittore per il risultato il pensiero fu trasferito sulla volta. Così come oggi lo vediamo, nel ritmico, elegante allacciarsi a corona delle mitiche figure con i loro attributi e funzioni, l’affresco rievoca soprattutto la volta della sala di Giove di palazzo Pitti ed è l’ultimo, incompiuto omaggio di Firenze all’eredità cortonesca. Anche più spettacolare è la serie, illustrata da Alberto Desideri, delle sale neoclassiche affrescate da Luigi Catani, attivo per la corte di Firenze e di Lucca e uno dei protagonisti in Toscana della pittura di quel periodo".

A integrazione storica del primo Ottocento e indispensabile alla comprensione delle complicate vicende patrimoniali e di successione della famiglia, di cui l’antica residenza di città fu testimone, la Professoressa Gregori fa riferimento a Francesco Gurrieri quando "alla conclusione degli anni ottanta del Novecento, un momento più recente ma non privo di significato per la storia del palazzo, in quanto in quel periodo l’edificio fu integralmente restaurato, dopo un lungo intervallo di degrado. Il Gurrieri, che diresse i lavori di ripristino, rievoca le vari fasi di un’operazione complessa e accurata che ha restituito al pubblico godimento un edificio di grande interesse sul piano della storia e dell’arte"

Concludo segnalando un ulteriore approfondimento operato da Barletti per l’intervento di Giuseppe Poggi che, tra il 1853 ed il 1857, apportò alcune modifiche tese a migliorarne la funzionalità secondo la prassi del decoro ottocentesco.

 

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