Palazzo Baldeschi al Corso
di // pubblicato il 24 Giugno, 2008
di Elisa Mazzagardi
I principi che spingono all’ideazione di una mostra monografica possono essere molteplici, ma, che essi siano determinati da motivi di approfondimento su figure che non godono di particolare fortuna critica, o su personalità di cui gli storici hanno da sempre riconosciuto il valore, alla base di una mostra risiede sempre un forte istinto di rivalutazione del territorio.
Questo sicuramente è il caso della mostra su Bernardino di Betto detto il pintoricchio (Perugia, 1456 – Siena, 1513) di cui ci aveva già parlato Cinzia a febbraio e la cui chiusura è stata prorogata al 31 di agosto.
Una mostra su vasta scala che ha visto moltiplicarsi le sedi espositive (tra Perugia, Spello, Spoleto, Trevi Città di Castello e Orvieto) e che ha avuto il merito di dare una fresca ventata di novità agli studi su questo maestro, oltre che, senz’altro, garantire all’Umbria, sua patria, una forte rivalutazione culturale.
Un ruolo attivo deve riconoscersi alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Perugia, che aggiudicandosi ad un’asta nell’aprile del 2007 un’opera del maestro, ha allestito una piccola sezione separata della mostra presso Palazzo Baldeschi al Corso.

Già la sede è d’eccezione: il palazzo voluto nel 1361 da Blado degli Ubaldi, famoso giureconsulto e professore in varie università italiane, nel tempo venne rimaneggiato e ampliato fino ad assumere le fattezze attuali circa a metà del ‘500. Al piano nobile sotto le preziose volte decorate ad affresco nel corso del XIX secolo, si susseguono esposizioni pregevolissime e temporanee di opere di proprietà della fondazione e una mostra permanente di maioliche rinascimentali.
La finalità cui mira la fondazione è quella di recuperare al territorio umbro una serie di dipinti dispersi in collezioni private in Italia e all’estero utili a determinare un’autonomia personale della produzione artistica del luogo nel corso del Rinascimento.
La tavola del Pintoricchio con una Madonna con Bambino, a seguito di alterne vicende conservative è stata oggetto di un delicato intervento di restauro volto a ristabilire l’assetto originario del supporto ligneo fortemente manomesso, e a eliminare le ridipinture e le alterazioni cromatiche.
Il risultato è un’opera di grande pregio artistico, tutta incentrata sulla figura del Bambino che ha straordinariamente perso il ruolo di compassato Redentore per assumerne uno più vivace.
La soavità della rappresentazione risiede anche nelle scelte cromatiche preziosamente infarcite di rossi e di velature dorate in gran parte venute meno con i precedenti interventi di restauro e nello sfondo in cui si stagliano architetture di gusto nordico.
Ad accompagnare la tavola con la “Madonna con Bambino” del Pintoricchio e a chiarire allo spettatore da quale entroterra culturale si muovesse la sua opera: la “Vergine Assunta fra i santi Tommaso e Sebastiano” e la “Madonna col Bambino in trono, santa Maria Maddalena e santa Lucia”, entrambi opera di Matteo da Gualdo (1435 ca – 1507); la “Deposizione nel sepolcro”, di Lattanzio di Niccolò (1480 – 1527) e Niccolò di Liberatore detto l’Alunno (1430 ca – 1502) e la tavola di Pietro Vannucci detto il Perugino (1450 ca – 1523) raffigurante la “Madonna col Bambino e due cherubini”.
Recentissimo è l’arrivo in mostra di un pregevolissimo “Martirio di Santo Stefano” di Luca Signorelli (Cortona, 1445 circa - 1523). Questo dipinto rappresenta una straordinaria rottura con la tradizione iconografica precedente.

Il protomartire tradizionalmente rappresentato in ginocchio accerchiato dai suoi aguzzini guadagna in quest’opera il centro della rappresentazione completamente focalizzata sul suo primo piano come se fosse sportello di un polittico trecentesco.
La partecipazione emotiva dell’osservatore non è ottenuta con un intenso scambio di sguardi, ma attraverso un empatico sentimento di compartecipazione al dolore, sentimento che viene suggellato e armonizzato dalla cassa di risonanza della Natura che circonda la scena, silenziosa e solitaria.
E’ nella splendida dalmatica rossa che viene recuperata la tradizione iconografica precedente, ritraendo il momento culminante del martirio nel ricamo centrale.
Insomma l’impegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Perugia si traduce in una piccola appendice alla più grande retrospettiva dedicata al Pintoricchio, ma in un grande risultato di gestione e di fortuna critica.
Anche questa mostra è stata prorogata al 31 agosto 2008.