PIETRO TACCA. Carrara, la Toscana, le grandi corti europee
di // pubblicato il 20 Maggio, 2007
Al Museo della Scultura, ex-convento di San Francesco di Carrara, fino al 19 agosto 2007, la mostra Pietro Tacca. Carrara, la Toscana, le grandi corti europee nell?ambito della XII Biennale Internazionale di Scultura il?cui progetto, e cura scientifica, sono?di Bruno Corà (vedi articolo dell'agosto?scorso http://www.cinziacolzi.com/dblog/articolo.asp?articolo=16?)
Pietro Tacca,?personaggio di spicco nel panorama artistico della prima metà del Seicento, non è mai stato protagonista di una mostra monografica e questa è la prima interamente dedicatagli colmando un?incomprensibile lacuna percepita?nel campo?degli specialismi esattamente come?in quello delle conoscenze del vasto pubblico.
Articolata in quattro sezioni, ospita una trentina di opere provenienti da collezioni pubbliche e private, sia italiane che straniere: disegni, crocifissi, dipinti, bronzi di Tacca e di artisti a lui contemporanei per ricostruire?l'attività dell?artista e il contesto in cui visse.
Allievo del Giambologna (ne ereditò la bottega alla morte del maestro) divenne straordinario ideatore e realizzatore di grandi monumenti in bronzo, conteso da molti eccellenti committenti, non solo in Italia (in Toscana soprattutto in territorio pisano, senese, a Livorno e in?Piemonte), ma ancor più all?estero, presso le corti europee di Francia e di Spagna.
Universalmente conosciuto?per ?i Quattro Mori per il monumento a Ferdinando I a Livorno, Le fontane gemelle per Piazza Santissima Annunziata, ma, sempre a Firenze,?Tacca è?noto anche ai ragazzi in gita scolastica?per il Porcellino in bronzo del mercato nuovo.
E Bruno Corà, spiega: ? La scelta di affidare la cura della mostra a Franca Falletti, direttrice del Museo dell?Accademia di Firenze, si rendeva opportuna oltreché efficace poiché la studiosa, oltre ad avere una competenza riconosciuta per i suoi studi sulla scultura di Michelangelo e per la responsabile conservazione di una grande quantità di opere tra cui alcuni capolavori del Manierismo, si era distinta nel promuovere l?episodio coraggioso di ?Forme per il David? che poneva l?opera di cinque scultori contemporanei viventi come Baselitz, Fabro, Kounellis, Morris e Struth accanto ai prigioni di Michelangelo e al David stesso in occasione del Cinquecentesimo della ?fornitura? dell?opera alla città di Firenze. In qualche modo la mostra dedicata oggi al Tacca chiude un cerchio dal punto di vista teorico-critico poiché celebra uno scultore manierista entro un Centro per le arti plastiche internazionali contemporanee notoriamente dedicato ad esperienze ed opere perlopiù del presente e aggiunge: ?Sta proprio in un episodio significativo come questo la volontà di ritenere aperta a 360 gradi l?osservazione delle forme dell?arte senza condizionamenti disciplinari e storicistici di cui pur si comprendono le ragioni ma che in un momento come questo apparirebbero limitanti per un Centro ed una città che sono rivolti a rivendicare una identità e una vocazione artistica proveniente da un lungo trascorso storico e da un percorso futuro pieno di propositi attivi e aspettative possibili da soddisfare?.
Nello stupendo catalogo, edito da Mandragora, i saggi di Francesca Petrucci, Eike D. Shmidt, Dimitrios Zikos, Vanessa Montignani, Elisabetta Nardinocchi e quello?della curatrice Franca Faletti la quale ci?illustra perché l?opera di Tacca non sia stata considerata adeguatamente. ?In primo luogo il fatto che il Tacca abbia dedicato grandissima parte della sua vita e delle sue energie alla progettazione e anche alla realizzazione tecnica di enormi monumenti in bronzo, con le relative problematiche di fusione e di montaggio fa sì che la sua produzione non sia stata così abbondante come quella di altri suoi contemporanei, né tanto meno adatta ad una esposizione; inoltre il fatto di aver vissuto e operato all?interno di un grande laboratorio artistico nato sotto l?ampia ala del Giambologna, figura di eccelso livello e ottimo comunicatore della sua immagine, ha sicuramente sacrificato la personalità del Tacca, appiattendola talvolta entro l?etichetta indistinta della bottega. Tuttavia il momento appare ora particolarmente propizio. La documentatissima mostra del Giambologna allestita al Museo Nazionale del Bargello fra gli inizi di marzo e la metà di giugno del 2006, costituisce infatti un solido punto di partenza per tutto quanto riguarda l?approfondimento del contesto. E? stata colta perciò a Carrara l?eccezionale opportunità di dedicarsi solo ed esclusivamente al Tacca e a quegli ambiti della sua attività meno legati alla preponderante presenza del maestro: l?esaltazione della gloria del potere terreno attraverso i grandi monumenti celebrativi e la sensibilità devozionale. Temi che richiamano sotto il profilo politico alla formazione dei moderni stati sovrani e sotto il profilo religioso agli effetti della controriforma nell?iconografia del Crocefisso e che testimoniano come il Tacca fosse profondamente conscio dei più incalzanti mutamenti della società in cui operava: ulteriore motivo per cui egli può a buon diritto essere annoverato fra i più eminenti protagonisti della storia dell?arte europea. La mostra di Carrara si pone quindi lo scopo di enucleare quelli che furono i caratteri peculiari di questo giovane inurbato da una terra di confine quale era allora Carrara, divisa fra Lucca e la Capitale, per gettarsi in un?avventura di grande orizzonte che gli desse l?opportunità di realizzare al meglio le sue ambizioni. Infatti il viaggio del Tacca, una volta lasciata la sua terra di origine, non si fermò in Toscana, dove la sua presenza fu diffusa sul territorio senese e pisano, ma si spinse ripetutamente in altre regioni d?Italia, come il Piemonte e presso le corti europee di Francia e di Spagna. La sua figura appare dunque come emblematica del ruolo che vollero dare il Giambologna e i Medici alla produzione artistica, ruolo che prevedeva l?adesione ad un linguaggio non più fiorentino ma ormai già prettamente europeo, sulla scia del manierismo internazionale. Tale linguaggio comune fu politicamente sostenuto da una politica matrimoniale studiata ad arte per introdurre la giovani donne della casata medicea nei punti chiave del potere ultramontano: così andò a segno il matrimonio di Caterina con il futuro re di Francia Enrico II e quello di Maria con Enrico IV. Il percorso di mostra non seguirà un ordine cronologico da mostra monografica tradizionale, ma avrà un taglio di tipo critico, iniziando con una prima sezione dedicata ai protagonisti (i Medici e il Giambologna come indiscusso maestro) e ai monumenti ?simbolo?di Pietro Tacca, quelli per i quali la sua opera è conosciuta e presente in tutto il mondo: il Monumento dei quattro Mori a Livorno e, a Firenze, il Porcellino e le due fontane di Piazza SS. Annunziata. Attraverso questi si affronta un altro e diverso aspetto indispensabile per comprendere appieno la personalità del nostro: il naturalismo, che talvolta si spinge fino al grottesco e alla curiosità di natura, tanto in voga presso i sovrani di Firenze, ricongiungendo lo sperimentalismo seicentesco al vecchio gusto manieristico per l?eccentrico. La seconda sezione della mostra sarà poi dedicata alle grandi imprese dei monumenti celebrativi, documentati da disegni preparatori per l?opera o tratti dall?opera compiuta, bronzetti e dipinti, sia dello stesso Tacca, sia di altri grandi artisti suoi contemporanei come Stefano della Bella, Ludovico Cigoli o il Susini. La terza sezione, infine, illustrerà la produzione del Tacca nel campo dell?arte religiosa, offrendo una scelta dei suoi più bei crocefissi e arredi liturgici; si tocca così anche il problema dei molteplici aspetti della sua attività spesso in stretto contatto se non addirittura sconfinando nel territorio degli orafi e degli intagliatori, come era frequente e peculiare caratteristica di quella complessa fucina delle arti che andava prendendo forma nei laboratori granducali. L?analisi stringente dei crocefissi si pone anche il fine di delineare con maggiore chiarezza la linea di demarcazione fra la tipologia voluta ed elaborata dal Giambologna prima e da Ferdinando Tacca dopo, così da collocare finalmente Pietro in una sua ben precisa posizione, mettendo in luce lo specifico del suo proprio carattere e della sua personale creatività?.