Ottone Rosai, una dichiarazione d’amore alla sua città

di Amici in Visita // pubblicato il 06 Marzo, 2008

Daniela Vannini è tornata a trovarci per raccontare di un fiorentino...

“Dall’età della ragione ho guardato la mia città e appagato l’occhio nel fascinoso gioco di spazi e di prospettive che la natura intreccia con le insigni architetture…Non c’è angolo di strada, profilo di torre, perimetro di piazza a Firenze, non loggia, chiesa o palazzo di cui non abbia al tempo de’miei vent’anni indagato forma e colore, scoperto o inventato la storia…”. Con queste parole Ottone Rosai dichiarava, in occasione di un’esposizione nel 1955, il suo amore a Firenze. Un amore corrisposto che, a 50 anni dalla sua scomparsa, sboccia in una grande mostra a Firenze in Palazzo Medici Riccardi che, fino al 6 aprile 2008, celebra uno dei protagonisti dell’arte figurativa italiana del ‘900

In scena 50 dipinti che ripercorrono l’attività di Rosai dagli anni ’10 agli anni ’50. Opere importanti, alcune molto conosciute e altre inedite ci raccontano il percorso artistico di un personaggio irrequieto, nato in una borgata dell’Oltrarno a Firenze nel 1895.
Cresciuto nella bottega del padre intagliatore in Via Maggio e formatosi all’Accademia delle Belle Arti, fascista, omosessuale, antiborghese, segnato dall’esperienza della guerra, Rosai dedica la sua vita alla pittura. Di questa pittura, dai primi tratti simbolisti, poi futuristi e in seguito cubisti fino a sperimentare una sorta di arte pura, quasi metafisica, e suggestionata dalla tecnica “pura e senza ornato” di Masaccio, l’itinerario ricreato nelle magnifiche sale del Palazzo offre una straordinaria rassegna curata da Luigi Cavallo e Piero Pananti.


La mia prima impressione nel vedere le opere di Rosai è passata, come spesso accade quando si visita una mostra, attraverso la linea di demarcazione che separa il “fuori” dal “dentro”, anche se in questo caso la sensazione è stata più forte. Il ritmo veloce dell’oggi, che acusticamente si traduce nel traffico roboante della città (fuori), rallenta e in un attimo si piomba in quello di ieri. Il silenzio dei dipinti riempie ogni cosa (dentro). Sembra custodire ogni cosa, persino gli intimi segreti dell’artista.

Man mano che si procede nella visita si sprofonda nella lentezza e nella fissità delle nature morte, dei paesaggi e delle figure in mostra che appartengono agli anni ‘20 della produzione artistica del pittore fiorentino. Sto pensando al “Ritratto del padre”, il quale malato e indebitato fino al collo si annegò nell’Arno, alle splendide “Donne alla fonte”, praticamente sconosciute, a “Via Toscanella” dove le tre donne sorprese a chiacchierare si perdono nello spazio immenso delle viuzze di Firenze, in un eterno gioco di prospettive. Indimenticabile il cielo blu e quell’insieme di casupole di “Vallesina” dipinta nel 1916 quando Rosai era al fronte. Paesaggi e sagome paiono mettersi in posa per la foto di gruppo, le case si stringono per starci tutte dentro. E’ il trionfo della semplicità.

La stessa immobilità inchioda l’”Uomo sulla panchina bassa” del 1930 assorto, com’è, in uno stato melanconico e meditabondo, quasi stesse dialogando con se stesso. Mi ha fatto venire in mente una sorta di dormiveglia o letargo dai toni tutti autunnali.

I contorni precisi dei paesaggi, l’atmosfera calma, collocano questi scorci campestri in una dimensione atemporale. E fuori dal tempo, appare anche la chiesa di “Santo Spirito” del 1954. Sembra una visione, un sogno dai contorni sfocati.

La percezione di tranquillità e semplicità che accompagnano i ritratti di provincia e le deserte campagne della Toscana, viene brutalmente interrotta dai nudi ritratti in atteggiamenti dolenti, qui riproposti, e straordinariamente sintetizzati nel “Nudo di ragazzo” degli anni ’50. Sono bellissimi corpi maschili. Monumenti votati alla sofferenza. A una certa pesantezza dell’essere, una stanchezza cronica. Gli occhi sono abbassati e non si sa se per rassegnazione o per indifferenza.

Su questa riflessione, vi lascio alla vostra scoperta di un grande artista innamorato della sua città e il catalogo (Edizioni Pananti) offre la possibilità di approfondire lo studio di ogni dipinto con una rilettura aggiornata dei caratteri dell’opera rosaiana grazie a saggi e testimonianze che ne seguono la progressione stilistica ed esistenziale.

Daniela Vannini
Info:
www.palazzo-medici.it  
www.firenzeturismo.it

 

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