Ori Argenti Gemme restauri dell’Opificio delle Pietre Dure
di // pubblicato il 02 Ottobre, 2007
Mi accade spesso di definire gioielli certi capolavori d'arte, questa volta, però, il termine é quello appropriato per una?mostra che, fino al prossimo 8 gennaio, potrete visitare a?Palazzo Medici Riccardi.
Dedicata?alle opere che l'Opificio delle Pietre Dure sta restaurando o deve?restaurare, ecco quindici "gemme" di oreficeria dei secoli compresi fra il dodicesimo e il diciassettesimo.
"Ori Argenti Gemme. Restauri dell'Opificio delle Pietre Dure"?é un evento che pone in primo piano l'attività di restauro delle oreficerie dell'Opificio, sotto la direzione di Clarice Innocenti, curatrice della mostra,?e il coordinamento tecnico di Giorgio Pieri. Su opere di elevatissimo livello artistico, viene?effettuato un?lavoro?di massima qualità,?sia dal punto di vista metodologico che con l'uso di tecnologie innovative.
Inserita?nel quadro di collaborazione tra Opificio e Provincia di Firenze, iniziato due anni fa,?nel suggestivo allestimento?predomina il colore nero con?pannelli informativi digitali per ogni opera e viene presentata una selezione?diversificata di?opere: dal calice alla croce, all'ostensorio, alla corona, agli elementi costitutivi di un altare monumentale proprio per?dare un'immagine esatta della variegata attività?di restauro dell'Opificio.
Sviluppato in quattro sale che si affacciano sul cortile di Michelozzo, l'itinerario della mostra?valorizza,?anche attraverso l'oscurità, la luce di questi capolavori.
Nella prima, anche grazie a?pannelli, testi esplicativi e immagini, l'introduzione?con le?fasi principali degli interventi di restauro e due?opere?da restaurare:?la?Corona della Madonna della Visitazione (Enna, Chiesa di Maria Santissima della Visitazione,?opera documentata di Leonardo Montalbano nel 1653) e la Croce-reliquiario, detta "Croce Santa",?capolavoro duecentesco, appartenente alla Pinacoteca Comunale di Castiglion Fiorentino.
Nella seconda sala troverete?alcune opere in corso di restauro in modo, proprio per?documentare le diverse fasi: la Croce astile (argento e smalti), del secolo XIV e il Calice in argento, opera di Cosimo Merlini, datato 1637, entrambi da Luco di Mugello, illustrano?la fase dello smontaggio, del consolidamento, del rimontaggio.
La Gruccia di San Giovanni Gualberto, in argento, avorio e smalti (dall'Abbazia di Vallombrosa, secolo XVI) con la problematica?dell'integrazione; i due Angeli argentei del Reliquiario di San Gerolamo, opera di Antonio di Salvi, 1489 (dal Museo dell'Opera del Duomo di Firenze), esposti?uno prima della pulitura, l'altro a pulitura terminata.
Nel piccolo ambiente che costituisce la terza sala sono esposti alcuni pezzi per?documentare il restauro in corso dell'Altare argenteo dal Battistero di Firenze, realizzato fra la seconda metà del XIV secolo e la seconda metà del XV. Per illustrare lo smontaggio e le diverse fasi della pulitura, sono state scelte tre formelle, Giovanni Battista davanti a Erode, di scultore trecentesco, la Nascita del Battista, di Antonio del Pollaiolo, la Decollazione del Battista di Andrea del Verrocchio, oltre a una galleria di santi entro nicchie, risalente alla fase trecentesca dell'esecuzione.
L'ultima sala vi riserva le emozioni maggiori con?opere a restauro ultimato, scelte sulla base del livello straordinario di esecuzione, della varietà delle tipologie, della complessità dell'intervento.
La più antica è l'Altarolo portatile, in argento e granito, risalente ai primi del XII secolo (Modena, Museo del Duomo); appartiene alla seconda metà del XIII secolo il Calice di San Atto in argento dorato e granati (Pistoia, Museo Vescovile). Al XIV secolo risalgono il Reliquiario detto Libretto, in oro, smalti, perle, rubini, con miniature su pergamena, di manifattura francese (Firenze, Museo dell'Opera del Duomo) e due Croci astili, la Croce reliquiario in argento e smalti, opera documentata del maestro di Sulmona Masio di Ciccarello (Museo di Montedinove) e la Croce reliquiario in argento dorato e cristallo di rocca (Greve in Chianti, Museo di San Francesco). Risale alla fine del XV secolo o inizi del XVI la terza delle tre Croci esposte, la Croce astile in argento, rame, smalti (Borgo a Buggiano, Chiesa di San Pietro), appartenente alla produzione del fiorentino Antonio di Salvi.
Di oreficeria siciliana le ultime due opere esposte, il Pellicano che nutre i piccoli, pendente in oro, smalti, pietre, databile ai primi del XVII secolo (Enna, Chiesa di Maria Santissima della Visitazione) e l'Ostensorio di Sant'Ignazio Martire, la cosiddetta Sfera d'oro, opera di Leonardo Montalbano, documentata al 1640 (Palermo, Galleria Regionale), il cui restauro rappresenta per l'Opificio il risultato più spettacolare.
Il dettaglio di cosa vi aspetta non rende minimamente l'idea e solo "facendosi abbagliare dalla bellezzza" di? questi tesori é possibile comprendere quale e quante professionalità?storiche, tecniche e?scientifiche siano indispensabili per restituire l'originario splendore. Il catalogo, realizzato da Mandragora, testimonia tutto questo, ma é piacevole anche solo?sfogliarlo.
Oltre alle normali riduzioni, è previsto un biglietto scontato?per i titolari della TeatriCard e i?visitatori della Biennale dell'Antiquariato muniti di?specifico coupon per?visitare il percorso museale di Palazzo Medici Riccardi con la cappella di Benozzo Gozzoli, la Sala di Luca Giordano e il Museo dei Marmi.
Per ogni ulteriore informazione
www.palazzo-medici.it? www.firenzeturismo.it