NOSTOI. Capolavori ritrovati
di // pubblicato il 14 Febbraio, 2008
Ci sarà tempo fino a domenica 2 marzo per non perdere la visita al Palazzo del Quirinale e ammirare i 67 capolavori di archeologia "ritornati a casa" dopo essere stati trafugati dai tombaroli e venduti nei mercati paralleli.
Si tratta del frutto dello straordinario accordo raggiunto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con importanti musei americani e collezionisti d’arte internazionali.
Nei poemi epici gli eroi greci tornano in patria dopo la distruzione di Troia e "Nostoi" è il termine che si riferisce ai lunghi e faticosi viaggi affrontati alla volta di casa.
La mostra, curata del Prof. Louis Godart, Consigliere del Presidente della Repubblica per la Conservazione del Patrimonio Artistico, è allestita nelle prestigiose sale della Galleria di Papa Alessandro VII impreziosita dagli affreschi di Pietro da Cortona.
Per una volta il lieto fine nella vicenda in cui sono protagoniste sublimi opere di arte antica trafugate illecitamente e, pur appartenendo di diritto al patrimonio nazionale, é stato tutt'altro che semplice riaverle e ora sono in Patraia grazie allo sforzo congiunto del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Magistratura, Diplomazia Culturale voluto dal Ministro Rutelli.
Nel trentennio 1970-2000 molti bacini archeologici italiani furono depredati di rircchezze incalcolabili. Seguendo percorsi clandestini e traffici illeciti, i reperti ritrovati da scavatori abusivi, vennero venduti a mercanti senza scrupoli e tramite questi ceduti a importanti musei europei, americani e giapponesi e anche a ricchi collezionisti privati.
Senza entarere in polemica con chi compra ben consapevole del tipo di provenienza dei reperti decontestualizzati (scavati clandestinamente e resi "muti" perché non possono più fornire informazioni agli studiosi circa la loro provenienza, sul corredo di cui eventualmente facevano parte, sugli oggetti da cui erano accompagnati. Lo scavo clandestino cancella tutta la Storia), l'esposizione del Quirinale non vuole essere soltanto un percorso tra preziosi manufatti mai visti, ma desidera soprattutto celebrare il ricollocamento di tali preziosi oggetti nell’ambiente di cui rappresentano un preciso momento culturale, le radici, un’epoca.
Una grande battaglia etica a livello internazionale, dopo “Nostoi”, apre le porte a nuove “restituzioni”, e a una rinnovata stagione di scambi sul piano di studi scientifici e di collaborazioni culturali con le Istituzioni Culturali dei Paesi coinvolti in un nuovo atteggiamento internazionale che vede l’Italia e gli Stati esteri uniti nella responsabilità di garantire e tutelare pubblico accesso al patrimonio artistico dell’umanità contro gli scavi clandestini e l’illegale “fuga” delle opere d’arte.
Con questo metodo si sono conclusi con successo i negoziati con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Museum of Fine Arts di Boston e il Princeton University Art Musem e l'allestimento consente di ammirare veri e propri capolavori come gli hapax, reperti privi di simili, o equivalenti, in qualsiasi collezione, pubblica o privata, del mondo intero.
Tra le opere restituite anche la Vibia Sabina, una statua in marmo paro del II sec. d.C., alta 204 cm., effige dell’imponente moglie dell’imperatore Adriano; lo splendido Cratere a calice, il più grande firmato dal pittore pestano Assteas, del 350-340 a.C. raffigurante il mito di Europa e il toro; il Trapezophoros in marmo asiatico dipinto, di 95 cm. di altezza e 148 cm. di lunghezza che mostra due grifi che sbranano una cerva: gruppo marmoreo spettacolare, un unicum di elevatissima qualità; l’Antefissa con Sileno e Menade danzanti in terracotta, del 500-475 a.C, che rappresenta un gruppo di una Menade e un Sileno in passo di danza, le figure stanti su una base dipinta a motivi geometrici, muovono verso destra; la Menade, con il chitone che conserva cospicue tracce di policromia e le nacchere in una mano, cerca di sottrarsi all’abbraccio del Sileno, coronato d’edera, che da dietro l’abbranca per la spalla con la destra e nella sinistra regge un corno potorio; un Kantharos configurato a maschera dionisiaca, dell’Italia centro-meridionale, del 480 a.C. ca., attribuito al Pittore della Fonderia come ceramografo, e forse ad Euphronios come vasaio. Uno dei lati del vaso reca applicata una maschera di Dioniso, modellata a parte, l’altro una maschera di Satiro.
Fin qui la sintesi delle note ufficiali però vorrei darvi due suggerimenti dopo l'esperienza di questa visita indimenticabile.
Superato il controllo all'interno del Quirinale, invece di seguire il tappeto rosso del percorso, tornate indietro e, nelle sala a destra entrando, guardate attentamente il video di sette minuti che permette poi una più consapevole visione dei reperti.
Il catalogo è edito da Tecnostampa di Loreto.
(orario: dal martedì al sabato ore 10.00 - 13.00 • 15.30 - 18.30 ingresso gratuito.
La domenica ore 8.30 - 12.00; ingresso 5 euro con visita al Palazzo. Lunedì e festività chiuso).
Secondo suggerimento.
Avete mai assistito al "cambio della guardia" del Quirinale?
Se la risposta è no, arrivate al Colle prima delle 15 e godetevi questo emozionante spettacolo, può accadervi di avere la fortuna di incontrare Gabriella e Andrea, due autentici esperti che ringrazio per avermi dettagliato e storicizzato ogni movimento dei 112 protagonisti.
