Museo e Fondazione Roberto Capucci

di Katty Colzi - pubblicato il 19 Giugno, 2007 in Musei

Quante volte abbiamo citato, menzionato e ringraziato l’Ente Cassa di Risparmi e il suo Presidente Edoardo Speranza?
Infinite, ma questa volta, non dobbiamo loro “solo” in finanziamento della cultura fiorentina, ma l’averci regalato uno straordinario complesso monumentale perché il fortissimo impegno dell’Ente per il restauro e la valorizzazione del complesso Bardini, realizzato nei tempi previsti, rientra nell’indirizzo di potenziamento del turismo di qualità, cioè di un ruolo internazionale di Firenze per l’educazione culturale.

Il parco Bardini rappresenta infatti il punto di arrivo di un itinerario nel verde storico entro le mura trecentesche a sud della città, da Porta Romana a Pitti, attraverso Boboli, Giardino del Cavaliere, fino al Forte di Belvedere e, biondi alla recuperata Villa Manadora (poi Bardini) in un itinerario che, nell’intenzione dell’Ente, dovrà essere vivo di eventi e di iniziative a cui seguirà l’impegno per la valorizzazione del complesso di Villa Peyron - Fontelucente sulla collina tra Fiesole e Settignano.

Dopo mezzo secolo di abbandono e di degrado, la Villa è pronta a proporsi come centro culturale di prima grandezza, per vivere una nuova vita che si annuncia nel segno dell’arte, dunque della continuità alle straordinarie collezioni, del primo Novecento, del celebre antiquario Stefano Bardini, oggi quelle di Capucci, scultore di abiti e femminilità, di Annigoni, epigono contemporaneo dei grandi del Rinascimento, la Società Toscana di Orticultura, che dall’Ottocento studia e produce fiori, frutta, ortaggi, bellezze del verde e piacere della tavola. E inoltre mostre, concerti, convegni sui paesaggi e sui giardini, conferenze.

Sessanta stanze e saloni per un totale di 3800 metri quadri disposti su 4 livelli.
La Villa ha origini trecentesche (una semplice casa di campagna poi ristrutturata e ampliata nel Seicento dall’architetto Gherardo Silvani per l’amico Francesco Manadori, conosciuta anche come Villa Belvedere per l’ineguagliabile panorama), Bardini la portò alle attuali dimensioni.
I 4 ettari di parco includono biglietteria e book shop di via dei Bardi (200 metri quadri), la loggetta del Belvedere (100 mq) e due limonaie (300 mq) ora trasformate in sale per esposizioni e convegni.
Al primo livello la Villa ospiterà un magazzino espositivo dei reperti archeologi del giardino e un ristorante di alta qualità a disposizione dei visitatori (350 mq più due terrazze di 250 mq). Al secondo livello è stata invece realizzata una vasta sala polivalente per convegni (100 posti) e mostre (inaugurazione il 12 luglio con Vincenzo Cabianca, la civiltà dei Macchiaioli).
Stesso livello per gli uffici della Fondazione Bardini e Peyron, quelli della Fondazione Capucci e della Società Toscana di Orticultura. Poi una biblioteca e l’abitazione del custode. Il terzo livello sarà diviso tra Museo Annigoni (350 mq, inaugurazione nella primavera del 2008).

L’intero quarto piano (per un totale di 400 mq) é occupato dal Museo Capucci  un nome, quello di Roberto, che non ha bisogno di parole perché i suoi abiti-scultura appartengono non solo alla storia della moda, ma come ogni autentica opera d'arte, devono essere protetti e fruibili nei musei.
Già nel 1980 (quando si dimise dalla Camera Nazionale dell’Alta Moda per presentare le sue collezioni come personali d’artista, realizzandole quando si sente pronto, senza seguire né scadenze né calendari) era possibile ipotizzare un futuro di successi e, dopo dieci anni, nel 1990, con la mostra “Roberto Capucci, l’Arte della Moda - Volume, Colore, Metodo” di Palazzo Strozzi inizia la stagione delle mostre che lo porterà nei più prestigiosi musei del mondo.

Nel 2005, insieme all’Associazione Civita (che opera da venti anni nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano) costituisce la Fondazione Roberto Capucci finalizzata alla conservazione, promovendone la conoscenza dell’Archivio composto da circa 400 abiti storici, 300 illustrazioni esposte e pubblicate, 22.000 schizzi originali, una collezione di articoli di stampa dal 1950 ad oggi e un’ampia foto-videoteca.

La Fondazione come luogo d’incontro e di scambio tra le diverse discipline artistiche dove manualità e creatività sono fondanti ed è una piattaforma per la selezione e il lancio di giovani talenti. Capucci vuole così rilanciare la sua sfida dando il proprio imprimatur a nuove generazioni di idee.

Per ogni informazione: info@fondazionerobertocapucci.com


Didascalia ultima immagine in basso: 
Abito: Roberto Capucci 1992 / Berlino. Opera in bronzo di Arnaldo Pomodoro "Novecento" 2000/2002. (Per gentile concessione della Fondazione Arnaldo Pomodoro). Immagine di Sham Hinchey e Marzia Messina / 2007 www.marshamstreet.com Titolo: Danae Nell’immagine vivono alcuni simboli che narrano questo tratto di mitologia greca legato al personaggio di Danae. La scultura di Arnaldo Pomodoro rappresenta la torre di bronzo luogo di clausura della donna, l’elemento verticale che irrompe al centro della foto è riconducibile a Zeus e al suo ruolo nella vita di Danae. Model: Daria / Glamour model management

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