Museo della Ceramica di Montelupo: ceramica doc piena di curiosità

di Erica Fattori // pubblicato il 29 Maggio, 2008

Non tutti sanno, io per prima, che il paese di Montelupo Fiorentino, vanta almeno 5 secoli di splendore nell’arte della ceramica, o meglio, nell’arte delle maioliche (ceramiche smaltate).

A dimostrazione di questa ricchissima e splendida storia è stato inaugurato sabato scorso il nuovo Museo della Ceramica di Montelupo, realizzato grazie ad una collaborazione tra il comune di Montelupo Fiorentino, la Regione Toscana con contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e la direzione è stata affidata a Fausto Berti, storico e archeologo medievalista, direttore dal 1982 degli scavi e dei precedenti musei.

La quasi totalità delle opere esposte non proviene da acquisti sul mercato antiquario bensì frutto dell'attività di scavo che va avanti da anni grazie ad un continuo ed incessante lavoro svolto dal gruppo archeologico di Montelupo.
Proprio per questo motivo il museo è unico nel suo genere, in quanto le opere sono generate dal restauro di scarti di lavorazione di vecchie fornaci.

Tutto ha inizio dal cosiddetto “Pozzo dei Lavatoi” luogo in cui, durante un risanamento urbano, sono state rinvenute quasi tutte le opere esposte nel museo la cui ricostruzione diviene partenza del percorso espositivo.

L'allestimento si sviluppa secondo un criterio cronologico, infatti nelle prime sale si concentrano tutte le tematiche fondamentali della produzione della ceramica medievale che va dalla seconda metà del Duecento ai primi del Quattrocento (caratterizzata per lo più da maioliche mono-bicolore), andando avanti, dalla quarta sala in poi si approda al periodo dello splendore ovvero quello rinascimentale contraddistinto dalla policromia e della rappresentazione raffigurativa.

Il picco più alto del percorso lo si raggiunge nel momento in cui si arriva davanti alla vetrina del cosiddetto “Rosso di Montelupo” maiolica straordinaria per design ma anche piena di curiosità infatti, nel campo della ceramica il colore rosso era molto difficile da realizzare in maniera omogenea.

Questa opera è la dimostrazione che una fornace Montelupina è riuscita nelle realizzazione di un rosso saguignio puro e perfettamente omogeneo.
La sua composizione? Ancora oggi rimane un mistero.

Da questo punto in poi si arriva al declino della ceramica montelupina, ben dimostrato dalle opere esposte, causato dalla peste, dallo svilupparsi della porcellana e dalla povertà che era dilagata in tutta la Toscana.
Il museo denota come nel periodo Medievale Montelupo fosse il vero “ombelico del mondo” alcune sue ceramiche le ritroviamo nel Nord Europa, nelle chiese di Cipro, addiritura nell’Argentina ed a Cuba e tutto ciò grazie alla vicinanza al fiume Arno che in quel tempo era una vera e propria autostrada per i commerci con tutto il mondo.

Il Museo della Ceramica entra a far parte del sistema museale denominato “Museo Montelupo” che include anche il Museo Archeologico, le aree della villa romana del Vergigno, degli scavi etruschi di Montereggi e dell’insediamento dell’età del bronzo di Bibbiani.
Ad oggi il nuovo museo non è soltanto un intervento culturale ma è un mezzo dei montelupini per riappropriarsi di una identità storica che fin dal 1980 era pressoché sconosciuta, importantissima sia a livello storico che contemporaneo e il museo appare proprio come un incentivo all’attività produttiva della ceramica di oggi.

 

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