Museo Nazionale Alinari della Fotografia

di Cinzia Colzi // pubblicato il 17 Febbraio, 2007

Un?occasione per tornare a Firenze. Questa volta il merito è degli Alinari, ai quali dobbiamo un regalo unico, capace, anche se per lo spazio temporale della visita, di catapultarci indietro negli anni, ma al posto della macchina usata dai film di fantasia, la consapevolezza di non vivere ancora un altro virtuale, ma accolti in un passato di bellezza, capace di far riemergere i ricordi più belli di ciascuno.
E perché no, solo qualche ora a Firenze: un treno veloce, la visita al Museo. un altro treno veloce e la vostra fuga.. il vostro tuffo nel sogno ad occhi aperti sarà compiuto.

Mi sto riferendo al MNAF (Museo Nazionale Alinari della Fotografia) con sede nel Duecentesco complesso delle Leopoldine (Piazza Santa Maria Novella, di fronte all?omonima chiesa) che il 29 ottobre scorso ha aperto al pubblico ed è destinato a fare di Firenze una delle capitali mondiali della fotografia oltre a lanciare (finalmente!) un nuovo filone di turismo culturale. Diviso in due aree espositive: quella permanente, ideata come percorso storico-contemporaneo e realizzata con criteri scientifici e didattici attingendo alle collezioni Alinari, e quella dedicata alle mostre temporanee, con la prima esposizione in calendario: Vu d?Italie 1841-1941. I grandi Maestri della fotografia italiana nelle collezioni Alinari, curata da Anne Cartier-Bresson e Monica Maffioli, alla quale è stata affidata la direzione del Museo.

L?idea di Giuseppe Tornatore (che una mostra fotografica sia una specie di viaggio interstellare, un tuffo nella notte dei tempi rischiarata qua e là da immagini luminose che galleggiano negli immensi recessi della memoria, come stelle e galassie nel buio infinito) ha permesso soluzioni scenografiche per accogliere i visitatori del MNAF soluzioni che insistono, appunto, sul buio e sulla magica evocazione di volti e forme da un passato da scoprire, o riscoprire, con sorpresa.
L?area del Museo copre 800 metri quadrati del grande ex convento delle Leopoldine. Sono gli unici fin qui restaurati, mentre si sta lavorando al recupero dell?ampio chiostro interno e, presto, degli spazi assai più estesi dove troverà posto il Museo del Novecento dedicato all?arte contemporanea italiana. Quando tutte le tessere dell?operazione avranno trovato la loro specifica casella, si entrerà nel MNAF attraverso il chiostro, su cui si affacceranno anche un punto di ristoro e un grande bookshop. Fino ad allora, si entrerà invece direttamente dalla biglietteria.
Attualmente, la biglietteria, ricavata nell?antica cappella del convento che si affaccia sul quattrocentesco porticato di Michelozzo e su piazza Santa Maria Novella, offre la prima sorpresa: nella grande nicchia centrale, dove un tempo troneggiava un dipinto di Ludovico Buti ora nella chiesa di S. Stefano dei Cavalieri a Pisa, svetta un?allegoria della fotografia di pari dimensioni. E? una foto Alinari del 1899 dedicata alla dea dell?allora giovanissima nuova arte. Quando l?intero convento sarà restaurato, entrando nel Museo si potrà scegliere se visitare prima l?esposizione temporanea di turno (nei locali a sinistra del disimpegno) oppure quella permanente (a destra). Per il momento si entra attraverso l?esposizione temporanea.
Il Museo si sviluppa su due piani ed è negli ambienti del pian terreno che si realizza più visibilmente il contributo del regista premio Oscar perché il visitatore si trova avvolto dalle immagini, quelle fisse appese alle pareti e quelle sempre diverse proiettate su grandi quadri appesi al soffitto. Il viaggio nella storia della fotografia, oltre 160 anni, attraversa questo tunnel sezione dopo sezione:

  1. Le origini della fotografia (1839-1860) Le prime immagini su lastra d?argento, i dagherrotipi, realizzati dopo l?annuncio dell?invenzione di Daguerre (7 gennaio 1839) e il quasi coevo proporsi delle prime stampe fotografiche tratte dai negativi di carta (i calotipi), attraverso una selezione di opere suddivise per generi, del periodo pionieristico della nuova invenzione.
  2. L?età d?oro della fotografia (1860-1920) ?Gli anni in cui la tecnica si evolve, gli atelier si moltiplicano in tutta Europa e la fotografia si afferma come arte autonoma. Con il Novecento inizia la sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi e tecnologie e il confronto con le grandi correnti artistiche.?
  3. L?avvento delle avanguardie (1920-2000) La fotografia, ormai emancipata, diviene nel ventesimo secolo sempre più linguaggio autonomo, una delle forme espressive dell?arte contemporanea.
  4. Immagini in trasparenza ?Dai negativi di carta alle lastre di vetro con le diverse tecniche di sensibilizzazione, dagli autochrome e diapositive di vetro colorate a mano, alle pellicole della seconda metà del Novecento, una ricca serie di originali da osservare in trasparenza per comprendere a fondo le caratteristiche di queste importanti ?matrici? della fotografia.?
  5. La fotografia custodita: gli album fotografici ?Una rara raccolta di album delle più varie fogge, dimensioni, materiali, nonché lavorazioni delle copertine. Album creati per custodire le immagini e sottolinearne così preziosità e prestigio. Le stesse pagine interne rivelano ogni sorta di fotografie e decorazioni, con storie e percorsi sempre diversi.?
  6. Passo dopo passo: apparecchi fotografici dal 1839 al 2000 ?Un inedito percorso attraverso gli strumenti della fotografia, dalle rudimentali prime macchine fotografiche a quelle più sofisticate diffuse dopo la rivoluzione della Kodak e il dilagare della fotografia digitale in otto capitoli tematici e nove monografici.
  7. Intorno alla fotografia? Capitolo poco comune che presenta una raccolta di carte intestate, documenti, cartoline, pubblicità, ma anche di ceramiche, vetri, stoffe, gioielli, mobili, oggetti di vario uso, cornici comprese in quanto elementi di rilievo per la storia della fotografia. Il tutto per raccontare come i fotografi hanno commercializzato attività e prodotti e l?uso fatto delle loro immagini.?

Oltre tutto questo, desidero sottolineare un aspetto straordinario: un?opera unica al mondo perché, per il MNAF, la Stamperia Braille della Regione Toscana ha realizzato un?esposizione dedicata ai non vedenti. Le foto che anche i ciechi possono vedere consistono nella trasposizione in rilievo delle immagini più significative del Museo, le più adatte per illustrare il percorso storico della fotografia, dal dagherrotipo a oggi anche perché ?la fotografia non è solo immagine, ma sopratutto immaginazione?.
?Le tre dimensioni sono indispensabili?, spiega Carlo Monto, presidente dell?Unione Italiana Ciechi, ??Come noto, noi privi della vista vediamo attraverso il tatto, interpretando i rilievi con le mani e ricostruendo le immagini nella mente. Per esplorare e conoscere, la mano segue però alcune regole precise che consentono la comprensione. Queste foto in rilievo hanno, al di là della freschezza evocatrice, anche una loro rigorosa ed efficace scientificità?
Fondata all?inizio del Novecento e specializzata nella pubblicazione di testi in braille, compresi libri con disegni in rilievo, la stamperia ha operato portando le immagini da 2 a 3 dimensioni. Ma non attraverso un normale procedimento orografico del tipo usato per le mappe, bensì con un processo tutto artigianale, utilizzando materiali fortemente evocativi come vetro, legno, tessuto, carta, sabbia, metallo, adatti non solo a determinare personalissime informazioni tattili, ma anche a stimolare abbinamenti legati alle emozioni e anche, in certi casi, alle percezioni termiche. ?Il risultato sono tanti pezzi unici, insoliti collage di diverse misure secondo le esigenze della foto da riprodurre, della lettura tattile o del fotografo. Così, una piccola spilla è stata ingrandita per poter essere esplorata con le mani. I faraglioni di Capri mantengono invece le dimensioni del grande originale, per sottolineare appunto il senso della grandiosità. Delle begonie si accentuano carnosità e linearità delle forme.
Con 20 manufatti di questo tipo (tutti a colori per chi ha cecità parziale) e con l?aiuto di didascalie in braille, la Stamperia ha sintetizzato la storia della fotografia, avventurandosi anche nella non semplice spiegazione di particolari tecnici. Il dagherrotipo (impressione della luce su lastra d?argento trattata chimicamente) è per esempio riprodotto smontato nei suoi elementi: una lastra di vetro, una cornice decorata, un?immagine incisa su lastra argentata. E per descrivere il difficile concetto del negativo è stato tagliato due volte nel legno il profilo di uno stesso pino, la prima seguendo il perimetro esterno, l?altra quello interno.

Il MNAF ha pensato anche a bambini e ragazzi e segnalano la Sezione Didattica con percorsi gioco ?www.alinarifondazione.it/didattica/didattica.html.
Per tutte le altre informazioni?
www.alinarifondazione.it/info/info_servizi.html
Assolutamente da non perdere il catalogo con fermata al bookshop dove il tempo non esiste sfogliando volumi, autentici gioielli per ogni libreria.

Le foto pubblicate sono di proprieta Alinari e gentilmente concesseci esclusivamente per?questo articolo.

(pubblicato Terra di Toscana ottobre 2006 e riportato sul blog in data odierna)

 

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