Mostre marchigiane

di Amici in Visita // pubblicato il 04 Luglio, 2008


di Gian Luigi Zucchini

Alcune importanti mostre costellano le Marche, in questa stagione estiva propizia per vacanze lungo la riviera adriatica ed escursioni nell’immediato entroterra. Così, immergendoci via via nei dolci rilievi collinari, mentre si allargano i sempre più estesi panorami, giungiamo in una prima tappa ad Arcevia, un caratteristico borgo medioevale in provincia di Ancona, che ancora conserva la cinta muraria pressoché intatta.

Qui, nella collegiata di San Medardo è allestita fino al 28 settembre una piccola ma molto interessante mostra intitolata “Luca Signorelli. La pala di Arcevia e i Capolavori di San Medardo” (catalogo Skira) che espone lo stupendo polittico del Signorelli “Madonna in trono con Bambino e Santi”. La mostra continua poi con altri capolavori del Signorelli: “Madonna in trono e Santi” e “Battesimo di Cristo", di luminoso cromatismo. Infine, opere di Simone Cantarini e Giovanni e Mattia della Robbia.

Aggirandoci ancora nell’interno, tuttavia a non molta distanza dal mare, si arriva a Fermo, cittadina di incomparabile suggestione, dove è allestita la mostra su un poco noto ma significativo artista del Cinquecento. Curata la Vittorio Sgarbi, che ha scritto pure il saggio introduttivo al catalogo Silvana editoriale, si intitola “Vincenzo Pagani, un pittore devoto tra Crivelli e Raffaello” (fino al 9 novembre) ed espone oltre cinquanta opere del Pagani, di artisti coevi della Marca ed altri di provenienza sia veneta che tosco-umbra ed infine romagnola, come Innocenzo da Imola, Antonio da Faenza e Girolamo Marchesi da Cotignola.

La presenza di artisti provenienti da così vaste aree è dovuto al fatto che all’epoca, molti artisti marchigiani, tra cui il Pagani, accoglievano e in qualche modo subivano influssi diversi: dal Veneto giungevano, scendendo lungo la riviera adriatica, le suggestioni di un colore caldo e di forme eleganti, per cui, quale esempio, si riportano dipinti dei veneziani Carlo e Vittore Crivelli; dall’Umbria e dalla Toscana, la grazia delle figure e la dolcezza del paesaggio, per cui, a confronto, opere del Perugino, del Sodoma, ecc. Dall’Emilia e dalla Romagna infine, spunti di vigoroso espressionismo mediati da una delicatezza gentile (Francesco Francia). Il Pagani è dunque artista che dovrebbe essere meglio conosciuto, e che la mostra ora allestita ci presenta con gli opportuni confronti, anche per favorire una riflessione critica non soltanto intorno al pittore ma alla pittura marchigiana del Cinquecento, che già lo scorso anno ebbe, ancora per la cura di Vittorio Sgarbi, una prima interessante apertura con la mostra di Simone de Magistris da Caldarola (vi ha riferito Fabiola in aprile).

Poi, sempre girovagando nell’interno, potremmo giungere ad Ascoli Piceno, cittadina di una magia incomparabile, dove sono state allestite due mostre dedicate ad Osvaldo Licini, nato nel 1894 a Monte Vidon Corrado e vi rinvio all'articolo di Cinzia del 20 aprile.

Infine, tornando presso il mare, dopo aver compiuto una specie di semicerchio all’interno della regione, ridiscendendo le verdissime ridenti colline, giungiamo a Pesaro, dove possiamo scorrere l’interessante mostra dedicata ad alcuni artisti marchigiani del secolo appena trascorso. Essi sono: Osvaldo Licini, di cui ricorre quest’anno il cinquantesimo della morte; Scipione,

nativo di Macerata, e Enzo Cucchi, di Morro d'Alba presso Ancona. L’esposizione presenta 42 opere dei tre artisti, e si tiene in due distinte sedi: Palazzo Montani Antaldi e Centro Arti Visive Pescheria, avendo come obiettivo un’indagine critica per scoprire se esista, per così dire, un’anima marchigiana nella pittura dei più importanti artisti del Novecento; allo stesso modo di come si va indagando se esista un’identità locale anche in epoche passate, e di cui le mostre ideate da Sgarbi sono un esempio interessante.

La mostra di Pesaro è aperta fino al 14 settembre, e si avvale di un elegante catalogo Skira. 

 Gian Luigi Zucchini

 

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