Monticchiello e il suo straordinario ‘Teatro Povero’
di // pubblicato il 17 Febbraio, 2007
Vorrei farvi fare un viaggio e chi legge queste colonne sa bene come, la rubrica, conceda l?impareggiabile fortuna di raccontare quello che mi piace davvero; può accadere di usare qualche superlativo di troppo però, non ?dovendo? scrivere, ma solo scrivendo per il piacere di farlo, indipendentemente dalla opinabilità dei gusti, Terra di Toscana mi fa sentire una privilegiata.
E oggi, in modo particolare, posso ?esagerare? nel suggerire la visione dell?autodramma ideato, scritto e realizzato dalla Gente di Monticchiello, qualcosa di unico per il risultato qualitativo, un?esperienza, sono certa, racconterete, e già da adesso, attendo le vostre mail.
La segnalazione, con forte anticipo, spero vi permetta di organizzare al meglio una gita attraverso la Val d?Orcia (rinvio alla lettura di specifica parte a essa dedicata), perché la prima sarà il 23 luglio, con repliche ogni sera, fino al 14 agosto, escluso il riposo il riposo del lunedì, inizio ore 21.30.
Proprio al compimento del quarantesimo anno di vita del Teatro Povero, si legge, fra l?altro, nei comunicati stampa come sia stata fortemente avvertita ?l?urgenza di non vanificare questo enorme sforzo creativo e organizzativo che la comunità del borgo e più strettamente la comunità teatrale, ha compiuto. Le modifiche dell?assetto demografico, il rapporto sempre più critico che i piccoli borghi mantengono con una civiltà che si organizza sempre più attorno ai grandi numeri tende a recidere ogni legame col passato prossimo e remoto col rischio di navigare la vita in mare aperto e senza approdi? e ancora ?è arrivato il momento di affrontare la questione dell?eredità?.
E il prossimo spettacolo in scena avrà come fulcro drammaturgico, proprio il senso di quell?eredità da consegnare, se possibile, alle giovani generazioni per non disperdere un patrimonio culturale emerso proprio sul palcoscenico, terreno di vita di incontro, di scontro, di fascinazione, di denuncia e di confronto che sollecita, rafforzandolo, il senso di appartenenza a una realtà dentro la quale si svolge la vita.
Ancora dai comunicati stampa si legge: ?non è detto che l?eredità trasmigri dalle vecchie alle nuove generazioni, non è detto che sia accettata (se lo sarà) così come essa è, non sappiamo se e quanto essa rappresenterà il futuro del passato, non lo sappiamo. Quello che è certo è che le tavole di ogni palcoscenico hanno in sé le tracce, profonde, del tempo che una comunità piccola o grande che sia, ha trascorso lì sopra?.
Questa sorta di corto circuito generazionale, si è palesato, più o meno esplicitamente, negli ultimi spettacoli, aggirandosi tra scene, copioni, titoli e persino nella vicenda scenica che si compie ogni estate e, l?ultimissimo lavoro, "Gomiccioli" prenderà atto di questo stato di cose, registrando, aggiornandoli, malesseri e disagi.
Così, nello spettacolo in scena dal prossimo 23 luglio, lo smarrimento degli oggetti, dei gesti simbolici, si compirà con la complicità, e l'aggressione, della modernità mediatica tutta orientata verso una diversa logica di spettacolo: contamina, sfrutta, ?compra?, altera, svilisce.
E quando anche l'oggetto più povero, più puro, più "emozionante" rischia di essere fagocitato, una ragione astuta, una mano lesta, un giocatore di prestigio ingenuo e insieme profetico, trafuga l'oggetto sacro, lo occulta, lo sottrae alla contaminazione nascondendolo in un misterioso spazio fisico, o in una remota regione della memoria, dove, prima o poi, qualcuno, con gesto delicato e commovente, avrà voglia, mezzi e passione per resuscitarlo.
Per ogni informazione www.teatropovero.it/
(pubblicato Terra di Toscana giugno 2005 e?riportato sul blog in data odierna)