Maria Maddalena
di // pubblicato il 31 Gennaio, 2009
Sul nome e l’identità di Maria Maddalena si è creata nel tempo notevole confusione, dal momento che nei Vangeli sinottici si incontrano diverse donne che portano il nome di Maria, ma soprattutto si parla di tre di esse: una è la madre di Gesù, che peraltro non presenta mai confusione in quanto chiaramente identificata; la seconda è Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta; la terza è Maria Maddalena, originaria di Magdala, villaggio biblico della Palestina situato sulla riva occidentale del lago di Genezareth, ancor oggi esistente col nome di Migdal. Esiste poi un’ulteriore personaggio, indicato nella tradizione come Maria Maddalena, che sarebbe la peccatrice, a cui Gesù perdona i peccati “perché molto ha amato (Lc 7, 36-50); ma occorre subito notare che essa nei Vangeli è innominata, cioè non identificata con alcun nome. Come mai dunque le si è attribuito un ruolo così rilevante, sia nella tradizione che nella liturgia?
Nei primi secoli del Cristianesimo, le tre donne (escludendo la madre di Cristo), vennero indicate comunemente come una sola, rispecchiando in ciò la tendenza, affermatasi nella chiesa latina, ad unire nella festa liturgica, che ricorre il 22 luglio, i tre personaggi, come un’unica persona, in ciò confortata dall’autorevolezza del papa San Gregorio Magno (540 ca – 604), che sbrigativamente pose termine alle diatribe varie, proponendo un riferimento unico per le tre figure.

Sorsero peraltro, intorno a questo personaggio, storie e leggende, creando ancor più confusione sull’identità della Maddalena, tanto che Jacopo da Varagine, nella sua “Leggenda aurea”, ne parlò diffusamente, raccogliendo tutte le indicazioni e i racconti che si erano andati costruendo nel tempo su di lei e la sua vita. È pertanto opportuno chiarire quanto vi è di leggendario e quanto invece la dettagliata analisi dei Vangeli e l’esegesi dei testi ha definitivamente chiarito. Secondo la versione di Jacopo da Varagine, Maria Maddalena era sorella di Marta e di Lazzaro. Nata da nobile famiglia di stirpe regale, dopo la morte dei genitori a lei fu data la piazzaforte di Magdala, a Marta toccò Betania ed a Lazzaro parte di Gerusalemme, tutte località che facevano parte della famiglia. Quattordici anni dopo la passione del Signore, Maria Maddalena, Marta, Lazzaro ed altri cristiani furono dai pagani “posti su di una nave e spinti in mare senza nocchiero perché vi perissero; ma per volere divino giunsero a Marsiglia”. La tradizione (a cui peraltro la ‘Leggenda aurea’ non fa cenno in dettaglio) vuole che sbarcassero in una località della Camargue, appunto in prossimità della città francese, zona di stagni e lagune presso la foce del Rodano, che ancor oggi, sulla base di questa tradizione, si chiama Saintes-Maries-de-la-mer (Sante Marie del mare), perché si tramanda che dal mare giungessero, tra gli altri, le tre Marie: Maria di Giacomo il Minore, Maria Salome e Maria Maddalena, cioè le pie donne che, insieme alla Madre di Gesù, assistettero, secondo il racconto evangelico, alla crocifissione e morte del Salvatore. La leggenda poi continua, narrando eventi miracolosi compiuti sia da Marta che da Maddalena. Per quanto riguarda quest’ultima, il racconto leggendario così prosegue: “Frattanto la beata Maddalena, desiderosa di dedicarsi alla contemplazione delle cose celesti, si recò in una località desertica e vi rimase per trent’anni lontana dal consorzio umano, dimorando in un luogo impervio e selvaggio che le mani stesse degli angeli le avevano preparato. In questo luogo non scorreva acqua sorgiva né cresceva l’erba perché apparisse evidente che Cristo voleva nutrire la santa soltanto di cibo celeste e non di terrene vivande. Ogni giorno infatti, all’ora settima, gli angeli sollevavano nell’alto dei cieli la beata Maddalena, che poteva ascoltare, con le sue orecchie mortali, le celesti armonie: ritornata sulla terra, sazia di quel soavissimo cibo, non sentiva più alcun bisogno di nutrirsi”.
Il racconto prosegue poi, giungendo all’identificazione di questa donna che viveva in così dura penitenza. E si arriva a raccontare di come un sacerdote, che desiderava condurre vita solitaria, “pose la sua cella a dodici stadi dalla grotta della Maddalena” e, stupito e sconvolto alla visione di quella sublime e quotidiana ascesa, invocando il Signore, esclamò. “…Se sei una creatura umana, tu che abiti in quella spelonca, rispondimi e dimmi la verità!”. Domanda alla quale, sempre secondo il racconto, Maddalena rispose: “Ricordi di aver letto nel Vangelo di quella Maria peccatrice che con le proprie lacrime lavò i piedi del Salvatore e ottenne il perdono di tutti i peccati?…Io sono quella Maria e da trent’anni vivo lontana dal consorzio umano: come tu ieri hai potuto vedere, ogni giorno, dalle mani angeliche sono sollevata nel cielo dove posso ascoltare con le mie mortali orecchie la dolce melodia delle schiere elette…” Qui c’è una notevole discrepanza, e si sovrappongono gli eventi narrati dai Vangeli. Infatti Luca parla di “una donna della città, una peccatrice” che, avendo saputo che il Maestro era a tavola del fariseo, “portando un alabastro di profumo, piangendo, con le lacrime cominciò a bagnare i piedi di lui, e con i capelli del suo capo li asciugava e baciava i piedi di lui e li ungeva col profumo” (Lc. 7, 36-38). E Gesù poi, rispondendo alle scandalizzate supposizioni del fariseo, si espresse con la frase ormai da tempo notissima: “sono rimessi i suoi molti peccati, perché ha molto amato”. Non si dice dunque il nome della peccatrice, mentre la Maria che ancora versa “una libbra di unguento di nardo” e con questa unge i piedi del Salvatore e li asciuga coi suoi capelli è certamente la sorella di Marta, come raccontano Giovanni, Marco e Matteo, quando Gesù, “sei giorni prima della Pasqua, andò a Betania, ove era Lazzaro…e Marta serviva alla mensa”. Due episodi simili dunque, accaduti però in luoghi e tempi diversi, ed eseguiti da persone diverse. Ma la narrazione leggendaria non finisce qui. Scrive ancora Jacopo da Varagine: “Al tempo di Carlo Magno, nell’anno 745, Girardo, duca di Borgogna, non riuscendo ad avere figli, donava gran parte dei suoi averi ai poveri e costruiva chiese e monasteri. Quando ebbe costruito il monastero di Vezelay, l’abate di quel convento, su richiesta del duca, mandò un monaco con una scorta alla città di Aix per vedere se poteva portare via i resti di Maria Maddalena che vi erano sepolti”. Trovati i resti della santa, li portò al monastero, dove furono accolti dall’abate e dai frati in solenne processione.

L’abbazia di Vezelay, in Borgogna, e la relativa chiesa abbaziale di Sainte Madeleine, dove - secondo la tradizione - si troverebbero le reliquie di Santa Maria Maddalena, fu costruita in effetti nel secolo IX, rifatta in parte nel 1135-40 ed è un capolavoro dell’arte romanica-borgognona, uno dei più bei monumenti medioevali della Francia, dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO. Fu meta, soprattutto nel Medioevo, di frequenti pellegrinaggi per venerare le presunte reliquie qui custodite.
La più attenta indagine ermeneutica e comparativa dei testi evangelici ha invece definitivamente chiarito la confusione sorta intorno al nome della Maddalena. Già i Padri latini avevano anticamente espresso pareri diversi circa l’unicità della stessa persona, mentre i Padri greci avevano ipotizzato tre figure distinte, che l’esegesi moderna conferma. Abbiamo quindi la peccatrice innominata, poi Maria di Betania, sorella di Marta, che non può essere la Maddalena poiché i Vangeli ce la presentano quieta e raccolta nella pace domestica, né segue Gesù nel suo peregrinare come Maddalena. Infine quest’ultima, chiamata anche Maria di Magdala, dalla località di provenienza, che Gesù libera “da sette demoni”, intendendo con ciò che il Salvatore guarisce la donna da un’ossessione particolarmente grave, che non era certamente indice di vita colpevole ma di una malattia che si manifestava probabilmente (come peraltro ancor oggi avviene) con particolari disordini o motori o psicologici o entrambi. Inoltre, dopo la guarigione, Maddalena diventa assidua discepola del Signore, assiste alla sua morte (Gv. 19, 25), fa la veglia al sepolcro (Mt. 27, 61), fu la prima a vedere il Risorto e a darne l’annuncio ai discepoli (Mt. 28, 9-10; Gv. 20, 11-18). È dunque presente con frequenza nel racconto degli ultimi tempi della vita di Gesù e la sua figura viene definita con chiarezza in alcuni momenti particolari della vita e della morte di Cristo, che la privilegia apparendole per prima ed affidando, a lei donna, l’incarico di portare l’annuncio lieto e sublime della resurrezione.
Tra i tanti dipinti che rappresentano la santa nei diversi momenti citati (pianto presso la croce, ‘Noli me tangere’ dopo la Resurrezione, portata in cielo dagli angeli, Maddalena penitente, ecc.) quello che richiama più correttamente l’episodio evangelico, e che pare abbastanza unico nel pur ricco panorama iconografico sulla santa, sembra essere quello di Francesco Cavazzoni (firmato e datato 1580), che si trova nella chiesa parrocchiale e priorale di santa Maria Maddalena in Bologna.
La santa, che era donna benestante poiché, insieme ad altre, come scrive l’evangelista Luca (8, 1 ss) “somministravano ad essi (cioè agli Apostoli) i loro averi”, viene rappresentata, nel dipinto in questione, seduta su una ricca sedia di cui si vedono le rilucenti dorature e gli eleganti intagli, nell’atto di togliersi via via gioielli e collane di cui è adorna, spogliandosi quindi delle ricchezze per seguire il Maestro.

Nell’iconografia più conosciuta e diffusa invece, la santa è seduta o inginocchiata entro una grotta, come la rappresenta ad esempio molte volte Guido Reni, senza altri oggetti se non un Crocifisso, un libro di preghiera e un teschio come “memento mori”, oggetto di meditazione e di ripudio di ogni ‘vanitas’ terrena. Questo aspetto della Maddalena penitente, tramandatoci dalla Leggenda aurea e dalle antiche tradizioni, è stata nel tempo posta dalla Chiesa come esempio di rinuncia e di penitenza che essa attuò non tanto nel rifugiarsi in una grotta senza cibo né bevanda (metafore esemplificative di una riflessione e sublimazione soprattutto spirituale) quanto seguendo il Signore. Ciò avvenne in particolare in seguito al Concilio di Trento ed alla Controriforma cattolica, in contrapposizione alla Riforma di Lutero, che negava il valore del Sacramento della Confessione e della conseguente penitenza (ora, dopo il Concilio Vaticano II, preferibilmente definito Sacramento della Riconciliazione).
Tuttavia, l’attributo che solitamente accompagna la figura della Maddalena è quello del vaso di unguento, che consente di riconoscerla nell’iconografia relativa . Ed anche se ciò è stato ormai accertato non essere pertinente con il personaggio, anche recentemente si insiste nell’attribuirle improbabili oggetti o eventi. L’ultimo fatto è stato annunciato dai giornali con un titolo incredibile: “Ritrovato il ‘profumo della Maddalena’. Servì per ungere i piedi di Cristo” (cfr. Q.N, “Quotidiano Nazionale – Giorno-Resto del Carlino-Nazione”, 11 dicembre 2008). Si tratta del ritrovamento, nei pressi di Magdala, di ampolle di ceramica e vetro finissimo ancora intatti, unguentari che potrebbero – si dice – contenere balsami analoghi “a quelli usati dalla Maddalena”, “la donna peccatrice del Vangelo”. Il che, come si è visto, non corrisponde alla verità evangelica, ma a sovrapposizioni leggendarie, che i giornali, come purtroppo sempre fanno, gridano con titoli sensazionale e ad effetto, senza minimamente interrogarsi se essi corrispondano o meno al vero. E tutto ciò, ovviamente, non ha niente a che vedere con l’importanza archeologica del ritrovamento.
Infine, Maria Maddalena è stata oggetto di molte, diverse e strabilianti interpretazioni nel corso dei secoli: dai molti dipinti che la rappresentano portata in cielo dagli angeli, secondo il leggendario racconto di Jacopo da Varagine (abbastanza celebre, tra gli altri dello stesso argomento, quello di Giovanni Lanfranco del 1616-17), alle statue in posa da penitente (famose quelle del Canova), alla recente favolistica narrazione di Dan Brown che, ne “Il codice da Vinci”, si esibisce in superficiali e pasticciate interpretazioni, facendo diventare la Maddalena compagna di Cristo, e coinvolgendo in questo polpettone mediatico il pure leggendario Santo Graal e perfino Leonardo da Vinci, che avrebbe capito tutto ed avrebbe rappresentato, nell’Ultima Cena, non San Giovanni, bensì Maddalena che piega il capo sulla spalla del Cristo.
Una figura straordinaria quindi, questa di Maria Maddalena, che ancor oggi, dopo oltre duemila anni, continua a intromettersi nelle fantasie e nelle invenzioni dell’uomo, dando luogo a interpretazioni a volte ingenue, altre volte inquietanti o misteriose, al di là di quanto il racconto evangelico aveva enunciato, e che testimoniava soltanto la totale conversione del cuore di una donna la quale viene affascinata della Verità e semplicemente, per amore di questa, si spoglia di ogni bene e se ne fa guida della sua vita.