Mantova ospita Bonaccolsi, L’Antico

di Eleonora Giorni - pubblicato il 08 Ottobre, 2008 in Mostre

Pier Jacopo Alari Bonacolsi (detto l’Antico) fu uno sculture e medaglista che si ispirò al Mantegna e che dedicò il suo talento vivace e la sua tecnica abilissima a rifare, spesso acutamente interpretando, bronzi e gemme dell’antichità. L’artista ricoprì un ruolo primario alla corte di Francesco II Gonzaga e divenne, infine, arbitro assoluto dei gusti di Isabella d’Este. La sua attività si snoda tutta all’interno delle corti gonzaghesche, maggiori e minori, tra la fine degli anni settanta del Quattrocento e la morte, avvenuta nel 1528. Per i diversi membri della famiglia dominante mantovana svolse un’attività certamente più vasta e differenziata. Secondo una pratica artistica diffusa, sappiamo infatti che l’artista, oltre a produrre sculture in bronzo, dovette applicarsi a una grande varietà di compiti: fu impiegato per allestire spettacoli teatrali, per valutare, restaurare e acquisire statue in marmo antiche, per realizzare oggetti anche di natura non strettamente artistica e perfino consultato per lavori di scavo di fossati. Ma questa, come si diceva, era la norma per un artista di corte.

Fino al 6 Gennaio 2009 è possibile visitare a Mantova una mostra monografica dedicata allo scultore in cui è possibile ammirare l’autorità assoluta dell’artista , la sua perizia tecnica che, finalmente, dopo secoli di oblio, torna in tutta la sua luce.

L‘evento, che rappresenta un doveroso omaggio all’artista da parte delle città di Brescia, Cremona e Mantova, è stato reso possibile sia grazie alla Sopraintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici, che al prezioso aiuto di un prestigioso comitato scientifico nonché all’importante contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, la Fondazione Banca Agricola Mantovana e Banca Agricola Mantovana.

Le opere sono state recuperate dai vari musei (tra cui uno dei più importanti è il Kunsthistoriches Museum di Vienna) e raccolte private e poi allestite nell’appartamento di Isabella d’Este, sito nel quartiere di Corte Vecchia , la più vetusta ed illustre articolazione del complesso monumentale di Palazzo Ducale, eletto a residenza prediletta della marchesa medesima dopo il 1519. La Corte Vecchia è stata recuperata e gli esiti ottenuti dimostrano la ricchezza inesauribile racchiusa all’interno della residenza: sono stati recuperati, infatti, i decori raffinatissimi e così via.

Ma torniamo all’artista Bonacolsi, nato a Mantova circa nel 1460. Sulla sua vita abbiamo così tante notizie e documenti da sembrare agli occhi di alcuni addirittura poco interessante. La particolarità e preziosità che lo caratterizzarono, però, si manifestano già nel suo soprannome: “l’Antico”derivante dalla grande conoscenza e capacità di reinterpretazione del mondo classico. Appare fondata l’ipotesi che fu proprio lui stesso ad attribuirsi il soprannome “Antico” contente la sua idea di arte e di bellezza: il suo intento come scultore fu, da sempre, quello di far rivivere l’arte classica e di rappresentarla in tutto il suo colore. Le opere di Antico pervenute comprendono medaglie, rilievi, busti e statuette di formato ridotto e sono tutte dedicate esclusivamente a soggetti pagani e sono realizzate unicamente in bronzo. La scelta di utilizzare il bronzo come materiale appare in linea con il suo intento di imitare il più possibile modelli classici ed i loro colori.

Bonacolsi iniziò la sua carriera all’interno di una bottega di un orafo. Tra le prime opere di sua appartenenza sono una serie di medaglie raffiguranti Gianfrancesco Gonzaga presso la piccola corte a Bozzolo. Dopo la morte di Gianfrancesco, Antico passò al servizio del vescovo Ludovico (fratello di Gianfrancesco). Nel 1497 si trasferì a Roma, dove era già stato e da dove scrisse una lettera ad Isabella d’Este con i dettagli delle opere antiche ammirate.

Per Isabella realizzerà molte sculture, oltre che restaurare opere classiche ed a fornire consigli per l’acquisto di pezzi antichi. Antico muore a Gozzolo nel 1528, dopo aver trascorso la parte finale della sua vita intrattenendo rapporti con Federico II, figlio di Isabella. Ricordiamo che lo scultore antico fu anche uno dei primi a cimentarsi nel nudo femminile in scultura. L’Atropo e la cosiddetta Venere Inginocchiata della Collezione Thyssen - Bornemisza sono nudi femminili che senza necessità e con disinvolta naturalezza riproducono il corpo femminile senza veli. In entrambi i casi si tratta di una figura nuda con l’asse del corpo ruotato, che invita a essere osservata da una molteplicità di angoli visuali. Il modellato del corpo femminile in Bonacolsi è ancora in una certa misura astratto, perché si basa più sullo studio dei modelli classici più che sullo studio del vero: la connotazione erotica tipica dei nudi di Giambologna (artista che arriverà tre quarti di secolo più tardi) resta nei nudi di Bonacolsi più sottile e meno esplicita.

Visitando la mostra sarà possibile ripercorrere tutte le tappe di questo artista. La prima parte della mostra, infatti, è dedicata agli esordi presso la corte di Bozzolo: le sette medagli ed il vaso Gonzaga lasciano trapelare il classicismo archeologico mantegnesco del Bonacolsi.

Nella successiva sezione “Nel segno di Andrea Mantegna“, invece, domina il carattere del pittore: di meravigliosa bellezza i tondi con le fatiche di Ercole.

Poi troviamo la sezione dedicata al rapporto tra Antico e Roma per arrivare nel “Mondo di Isabella d’Este” e finire con la sezione documentaria, lettere originali a testimonianza dei rapporti familiari ed affettivi tra Antico ed Isabella.

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