Manti Regali a Corte

di Erica Fattori // pubblicato il 02 Luglio, 2008

Non amo  i paragoni, ma la Venaria Reale non ha davvero niente da invidiare alla reggia più famosa del mondo e il viaggio a Torino, per l'anteprima della nuova mostra temporanea, me l'ha rivelata in tutto il suo splendore e dovete proprio vedere anche lo spettacolo di luci e movimenti d'acqua della nuova Fontana del Cervo nella Corte d'onore recentemente inaugurata.

Della Reggia e il nuovo percorso di visita, vi parlerà Cinzia il mese prossimo, adesso vi racconto della suggestiva esposizione del particolarissimo corredo appartenuto a Maria José di Sassonia-Coburgo Gotha, figlia del re del Belgio Alberto I, moglie di Umberto II di Savoia, un’intellettuale moderna ed anticonformista che dopo il referendum istituzionale del giugno 1946 si trasferì a Cascais in Portogallo, poi a Merlinge in Svizzera, portandosi i bauli con i manti e gli abiti da cerimonia che l’avevano accompagnata negli impegni pubblici previsti dal suo ruolo di principessa di Piemonte.

A distanza di oltre sessanta anni una parte di quel prezioso contenuto, ancora custodito nei bauli originali, è stato esposto a testimonianza del gusto di un’epoca e lo stile dell’ultima corte reale italiana.

Fino al 3 novembre 2008 abiti e manti, tutti di realizzazione artigianale di massimo livello per la qualità dei tessuti e la raffinatezza dei ricami, sono visibili nella Galleria Grande della Reggia fra cui spicca il manto realizzato dalla sartoria Buonanno di Napoli, in gros moiré di seta color avorio rosato con applicazione di rose in rilievo in lamé d’oro e argento, confezionato per il battesimo della primogenita Maria Pia e indossato in seguito per il battesimo di Vittorio Emanuele e per la proclamazione di Papa Pio XII in Vaticano nel 1939.

Per il matrimonio con Maria José, celebrato a Roma l'8 gennaio 1930, Vittorio Emanuele fece confezionare dalle più importanti sartorie italiane un corredo di abiti e manti per la sposa affinché gli stessi palesassero l'assunzione della nuova nazionalità in un “rito di passaggio” che affondava le sue radici in una tradizione antica.

Gli abiti da sera raccontano anche della nascente sartoria italiana: tra questi, l’abito lungo con strascico color rosa a disegni floreali d’argento con cappa del medesimo tessuto bordata di volpe nera; l’abito da gran sera in taffetas crêpe color arancio con disegni floreali in oro e l’abito da sera in raso di seta color avorio con inserti del medesimo raso usato al rovescio che formano motivo di nastro.

Di particolare interesse storico l’abito lungo di raso di seta nero con cappa di merletto dello stesso colore indossato per l’ostensione della Santa Sindone a Torino nel 1931.

Preziosissimo il lungo velo da sposa confezionato dalle ricamatrici di Bruges e l'originale scatola in taffetas con fodera interna di seta avorio su cui sono ricamati gli stemmi del Belgio e dell’Italia.

Gli abiti sono stati studiati e catalogati da esperti tessili del Museo Studio del Tessuto della Fondazione Antonio Ratti di Como e sono stati “restaurati” dalla Sartoria del Teatro Regio. Manti Regali a Corte.

Per l'occasione è stato pubblicato un volume, Daniela Piazza Editore, con tante curiosità e foto storiche.

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