Macchiaioli in laguna. I capolavori della collezione Taragoni in mostra a Venezia
di // pubblicato il 16 Aprile, 2008
Le luci della laguna e la grande stagione della macchia. Si affaccia sul Canal Grande a Venezia un’intera, preziosa, collezione privata sui Macchiaioli e apre le porte all’occasione di ammirare dipinti non più esposti al pubblico ormai da molti anni.
Non si può certo affermare che ultimamente siano mancate esposizioni sui Macchiaioli. Basta pensare alla mostra su Cabianca a Firenze, su Lega a Forlì e a“Sentimento del vero”prima a Torino poi a Roma nel Chiostro del Bramante. E ancora al folto numero di iniziative che Firenze e Livorno, sua città natale, dedicano quest’anno a Fattori a cento anni della sua morte.
La fortuna di critica e di pubblico è tale da farci dimenticare l’origine dispregiativa del nome macchiaioli, coniato nel 1862 da un anonimo cronista e da farci vacillare davanti a tanta offerta espositiva. Ma questa occasione è veramente unica. Per la prima volta si aprono le porte di un percorso affascinante che ci permette di entrare nell’intimità di una collezione privata e di scoprire tratti e aspetti inusuali di questo gruppo di pittori che hanno operato nella Toscana dell’Ottocento.
Da Giovanni Fattori a Silvestro Lega, da Telemaco Signorini a Giovanni Boldini, a Armando Spadini, a Mario Puccini, la grande e raffinata rassegna Macchiaioli. Capolavori della collezione Mario Taragoni, in mostra a Venezia fino al 27 luglio, documenta la passione del noto economista, finanziere, uomo d’affari che, dagli anni trenta agli anni settanta, innamorato dei Macchiaioli, è riuscito a crearne una intera collezione, una delle pochissime dedicate all’Ottocento, arrivata intatta fino a noi.
La mostra, prodotta da Arthemisia, sotto l’Altro Patronato del Presidente della Repubblica, è promossa dalla Regione Veneto, dall’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Palazzo Franchetti, con il contributo della Provincia di Venezia e con in patrocinio del Comune di Venezia.
La storia di una collezione privata è colorata dalla storia dalla persona che la crea. Si intreccia con gli avvenimenti della sua vita privata e pubblica, permettendoci di leggere in controluce la personalità del collezionista. Mario Taragoni nasce in Umbria da una famiglia normale e diventa negli anni un importante uomo d’affari, dirigente della Banca d’America e d’Italia. Ama i libri e l’arte. “Acquistava d’istinto partendo dai libri- ricorda la figlia Josie- e dalla cultura che si era fatto su ogni singolo dipinto. Non aveva consiglieri, ma non era un compratore avventato o sprovveduto. Non aveva il fremito tipico del collezionista, né comprava solo tanto per accrescere la collezione o per realizzare un investimento.” Negli acquisiti si affidò più che alle indicazioni dei critici e dei mercanti di arte, agli autori della letteratura artistica, nei primi decenni del XX secolo, che avevano iniziato a rivalutare i pittori della macchia fino ai numerosi riconoscimenti, fra cui la mostra dall’antologica su Fattori alla Biennale romana del 1925 per il centenario della nascita.
Acquista molto, sopratutto Giovanni Fattori e Silvestro Lega, che ama molto e che sono presenti nella collezione con numerosi dipinti. “All’interno del movimento macchiaiolo - ci fa notare Antonio Paolucci presidente del comitato scientifico della mostra - Taragoni era attratto dagli aspetti più obliqui, più intimistici, più sperimentali di quella stagione e di quegli autori. Sosta sotto la pioggia del vecchio Fattori, il Lega febbrile e visionario degli anni tardi, le varianti sentimentali ed eccentriche di Armando Spadini e di Mario Puccini, toccavano la sua sensibilità di collezionista più delle opere improntate a squisito equilibrio formale uscite dalla stagione di Castiglioncello e di Piagentina”.
Avanzando nelle sale, dai tendaggi porpora e dagli enormi lampadari di vetro di Murano di Palazzo Franchetti, si ha la sensazione di penetrare in un grande studio privato, di partecipare a una visone personale dei Macchiaioli. Quasi dopo la macchia, dove “la commozione umana e intensamente partecipata dinanzi al mistero della natura propria dei quadri maremmani di Fattori, delle visioni del Gabbro di Lega; caratteri pittorici e emozionali” sono i temi più ricercati dal collezionista e sono il filo conduttore che lo guida attraverso la scelta dell’opera degli altri protagonisti dell’arte toscana dell’Ottocento. 
Sempre Fattori con i suoi scorci bellissimi di paesaggi, di soldati, della campagna con contadine e buoi, ma lontano dalla disillusione degli ideali mazziniani risorgimentali e ormai finta nel 1862 l’avventura urbana del Caffè Michelangiolo a Firenze finita, sempre più lontano dalla città e dalla tecnica dello specchio nero, si avverte veramente che siamo in un momento diverso.
Le due contadine de La preghiera della sera diventano figure ieratiche con un trasporto sentimentale che sembra quasi anticipare il simbolismo. La signora Clementina Bandini con le figlie a Poggiopiano di Lega costruisce la profondità, sulla geometria della scala, con gradazioni di luce e colore molto vicine alla ricerca degli impressionisti. Donna con scialle rosa, dove la pennellata densa intorno al volto crea una forma che si sfalda e suggerisce un’incorporeità della stoffa che diventa nuvola.
Ma non esclusivamente Lega e Fattori; ma anche Antonio Mancini, Armando Spadini, Cristiano Banti, Giuseppe Abbati, Mario Puccini, Egisto Ferroni, Giovanni Boldini, Serafino da Tivoli, Telemaco Signorini che Taragoni non ama molto ma di cui, sottolinea Silvestra Bietoletti nel bel saggio sulla collezione, “acquista un vero e proprio capolavoro, Il ghetto di Firenze del 1892, dove l’impaginazione della scena è ribadita dalle figure radunate a piccoli gruppi in primo piano, e la luce diffusa dà risalto alle diverse tonalità dei muri e delle case in una prospettiva ad imbuto, ricercata non per stupire, ma per sottolineare quanto è difficile vivere costretti dentro un luogo obbligato.”
Quasi settanta opere da studiare e gustare una per una, come sicuramente ha fatto il nostro collezionista, aiutati dal bel catalogo Skira che comprende interventi di Antonio Paolucci, Silvestra Bietoletti e Stefano Cecchetto membri del comitato scientifico di cui ha fatto parte anche Josie Taragoni.
Una esposizione suggestiva e raffinata, assolutamente da non mancare nell’incanto di Venezia e della laguna.
Venezia –Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti Palazzo Cavalli Franchetti
Tutti i giorni 10.00-19.00
www.macchiaioli.ve.it